Oggi ad Ankara, nel vertice NATO, Trump (di nuovo in sintonia con Putin) darà una ‘strigliata’ (forse l’ultima) a una bocchieggiante Ue. La polemica tra Casa Bianca e la Meloni è una sceneggiata?

di Giulio Ambrosetti

Foto Wikipedia

Non è vero che i Paesi Ue stanno mantenendo gli impegni finanziari per mantenere l’Alleanza Atlantica. E’ solo un ‘babbio europeista’

Oggi ad Ankara, in Turchia, in occasione del vertice NATO, il presidente americano Donald Trump, assesterà l’ennesima ‘botta’ agli ‘europeisti’. L’anticipo se l’è già beccato la ‘capa’ del Governo italiano, Giorgia Meloni, oggetto di un metaforico “ordine restrittivo” da parte della Casa Bianca. Il resto delle batoste dovrebbe arrivare oggi. Con molta probabilità, Trump ribadirà che i Paesi dell’Unione europea (e non soltano questi, in verità) fanno troppo poco, sotto il profilo finanziario, per mantenere la NATO. L’amministrazione americana ha chiesto che ogni Paese NATO partecipi alle spese militari con il 5% del proprio Prodotto Interno Lordo (PIL). Gli ‘europeisti’, in combutta con la Segreteria Generale della stessa NATO (leggere Mark Rutte), hanno deciso che il 5% del PIL verrà raggiunto in dieci anni. ‘Tecnicamente’ questa si chiama commedia degli inganni, perhé gli americani vogliono che gli ‘europeisti’ caccino i soldi subito. Anzi, per essere precisi, è una doppia commedia degli inganni, perché i Paesi Ue (ma anche altri Paesi che fanno parte della NATO) non stanno mantenendo nemmeno gli impegni che hanno assunto unilateralmente sul 2-2,5%. La Spagna degli ‘affari’ socialisti, per esempio, contesta l’accordo economico per il mantenimento della NATO. Vediamo di che si tratta nel dettaglio.

Non è vero che l’Italia impegnerà per la NATO il 2,8% del PIL. In questa cifra ci sono spese già presenti da anni. Trump e il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America Hegseth lo sanno benssimo

Un conto è dire: “Quest’anno, 2026, per le spese NATO appronteremo il 2,5% del PIL”; mentre altra e ben diversa cosa è ottemperare a tale impegno. L’Italia, tanto per citare un esempio infelice, come si usa dire in Sicilia, fici a parti i masculu, ovvero ha provato a dare il buon esempio, annunciando che, per quest’anno, ha messo nel piatto il 2,8% del PIL. E’ vero? Assolutamente no! In questo 2,8% il Governo italiano ha conteggiato spese che erano già presenti: la pulizia delle caserme, i vestiti delle forze dell’ordine e via continuando. Chi si è accorto dell’inchiappo è stato Pete Hegseth, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America, oggi ribattezzato Segretario alla Guerra. Nei giorni scorsi Hegseth avrebbe voluto sbattere in faccia non soltanto all’Italia ma a tutti gli altri Paesi NATO i numeri ‘aggiustati’: ma è stato fermato dal Segretario di Stato, Marco Rubio, non si capisce se di propria iniziativa, o su indicazione del presidente Trump. Oggi la questione dovrebbe essere affrontata da Trump in persona al vertice NATO di Ankara. Abbiamo la sensazione che anche la televisione sarà costretta a raccontare la verità sui numeri ‘ballerini’ italiani e non soltanto italiani.

Il Ministro Crosetto come Cimabue: fa una cosa e ne sbaglia due… Una recita a soggetto quella di Donald & Giorgia?

Intanto il Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha messo le mani avanti e, come gli capita spesso quando parla, invece di migliorare la situazione l’ha sensibilmente peggiorata. Ha detto, il Ministro, che l’alleanza tra Italia e Stati Uniti d’America è troppo iportante: e fin qui nulla da dire. Poi ha aggiunto che gli uomini passano e le istituzioni restano: e questa frase non è esattamente un complimento all’indirizzo di Trump. Insomma, il Ministro Crosetto come il Cimabue di una vecchia pubblicità: fa una cosa e ne sbaglia due! E questo, ovviamente, andrà messo nel conto. Dopo di che, se proprio dobbiamo essere franchi, gli attacchi continui di Trump alla Meloni sembrano un po’ troppo forzati. Vero è che la premier italiana si è schierata con l’Unione europea ultra-liberista e globalista massonica e a ‘trazione’ tedesca. Ma è anche vero che, in cambio, ha ricevuto un pugno di mosche. Cosa stiamo cercando di dire? Non è da escludere che gli ‘europeisti’ pensino che le polemiche Trump-Meloni siano una sceneggiata e che, in quanto tale, sia una farsa concordata. Cosa che, del resto, anche noi non escludiamo, perché il presidente americano pensa una cosa, dice un’altra cosa e ne fa una diversa dalle prime due…

Se gli americani ritireranno anche la metà dei propri militari dall’Europa gli effetti negativi sull’economia sarebbe notevoli. Con possibili problemi per la stessa tenuta dell’euro

In ogni caso, nonostante gli sforzi un po’ goffi del Segretario Generale NATO Rutte, va messo nel conto il ritiro dei militari NATO dall’Europa. La telefonata di oltre un’ora fra Trump e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, lascia presagire brutte notizie per l’Unione europea. Gli Stati Uniti tengono in Europa circa 90 mila militari. Una parte fa parte del dispiegamento NATO, altri fanno capo agli USA, a precindere dalla NATO. Il MUOS di Niscemi in Sicilia, per citare un esempio, è una base militare americana non una base NATO. E’ chiaro che 90 mila militari rappresentano il numero ufficiale. Poi ci sono altre basi militari americane (e forse anche NATO) sparse per l’Europa delle quali si sa poco o nulla. Ammesso che i militari americani presenti in Europa siano 120 mila (ma il numero potrebbe essere sottostimato), va precisato che il ritiro della metà di questi militari sarebbe un colpo terribile per l’economia europea, perché la presenza NATO e americana nel Vecchio Continente significa investimenti importanti. E acquisto di beni e servizi da parte di questo personale militare in Europa. Parliamo di decine e decine di miliardi di dollari che verrebbero meno nell’Unione europea. Con effetti negativi anche su chi ha investito nell’euro. Investitori che potrebbero decidere il disinvestimento. Sarebbe un vero disastro economico e finanziario per l’Unione europea: forse la fine dell’euro.

Piaccia o no, siamo davanti a un rinvigorito rapporto fra Trump e Putin. Problemi in vista per la Cina e l’Ucraina

Non ci inventiamo nulla: è stata l’America di Trump, con la leva del disinvestimento in euro, a convincere gli ‘europeisti’ a non scippare alla Russia i fondi depositati in Belgio (circa 250 miliardi di euro) per foraggiare il regime corrotto ucraino, pena il tracollo della moneta unica europea. Questo, chi si occupa di economia, lo sa benissimo, anche se molti osservatori fanno finta di non saperlo. Oggi Trump e Putin sono di nuovo in sintonia, con grandi problemi per la Cina di Xi Jinping che si ritrova, da sola, a mantenere i 92 milioni di abitanti di un Iran ridotto allo stremo economico dal blocco del Golfo ad opera degli americani. Il rinvigorito asse tra Trump e Putin è un problema serio non solo per la Cina, ma anche – e forse soprattutto – per l’Unione europea che, di fatto, disprezza Trump e continua a foraggiare l’Ucraina di Volodymyr Zelenskyj. Per la cronaca, Trump, a propria volta, disprezza l’Unione europea. Prepariamoci ai giochi pirotecnici di Ankara…

P.s.

La notizia di queste ore con Cuba al collasso per blackout totale non è proprio un bel viatico

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