di Giulio Ambrosetti

Nell’analisi dell’andamento di una guerra contano soprattutto gli effetti economici. Vediamoli per grandi linee
Batti e ribatti. Questo, in sintesi, lo stato dell’arte sulla guerra in corso nel Golfo Persico. I media occidentali, quasi legati al globalismo, provano in tutti i modi a descrivere l’America di Donald Trump finita “nel pantano dello Stretto di Hormuz”. In queste ore ho pubblicato un articolo nel quale provo a far parlare i fatti. E cosa dicono i fatti? Che in Iran cresce di giorno in giorno la crisi economica. Inflazione elevata, carenza di beni di consumo, nonostante gli aiuti della Cina, che si sta svenando per tenere in piedi il regime iraniano degli ayatollah. Aiuti pure da parte della Russia, alleato della Cina e dell’Iran, anche se in tono minore rispetto ai cinesi, perché i russi debbono utilizzare le proprie risorse nella guerra in Ucraina. L’Iran, causa il Golfo bloccato dagli Stati Uniti d’America, ha difficoltà sia nell’export, sia nel far entrare i beni nel proprio Paese. Ci si chiede, ad esempio, se l’Iran, primo produttore ed esportatore nel mondo di zafferano, riesca ad esportare senza problemi questo particolare prodotto che è una voce molto importante della propria economia.
La strategia militare americana nel Golfo e gli effetti economici
Ma il vero problema del quale si parla pochissimo per non ammettere che la strategia militare americana è giusta è lo stato dei pozzi di petrolio iraniani. Nell’articolo illustro non soltanto le enormi perdite economiche iraniane legate al fatto che non possono più esportare il proprio petrolio, ma anche i danni legati alla chiusura degli stessi pozzi di petrolio. Una situazione difficilissima dalla quale l’Iran uscirà comunque male. (qui il mio articolo pubblicato da MediaOnOnline). La verità è che la strategia di chiusura non solo dello Stretto di Hormuz ma di tutto il Golfo sta mettendo a dura prova non soltanto l’Iran ma anche la Cina, il Pakistan, il Giappone e, in generale, tutti i Paesi che importano petrolio dall’Iran. Ovviamente i prezzi in salita degli idrocarburi creano problemi anche nell’Unione europea. In Europa, in verità, è la Germania che crea problemi, perché la propria economia globalista sta sprofondando. Crisi che i dazi americani stanno accentuando. Questo è il motivo per il quale non credo affatto che gli americani di Trump cerchino un accordo per la pace in Iran. A mio avviso, gli USA stanno prendendo tempo, perché più tempo passa, maggiori saranno le difficoltà della Cina, dell’Iran, dell’Unione europea e della stessa Russia di Vladimir Putin.
Come guadagnare montagne di soldi in Borsa e nel mercato del petrolio con la sola forza delle parole
Lo scenario attuale sta avvantaggiando gli Stati Uniti d’America di Trump. Quando il presidente americano, come sta facendo in queste ore, dice che la pace nel Golfo è vicina, le Borse vanno su e il prezzo del petrolio va giù. Solo un deficiente non capisce che in questi alti e bassi, sostenuti da semplici dichiarazioni, c’è chi guadagna montagne di soldi in Borsa e nel mercato del petrolio. In Borsa i ‘rialzisti’ incassano montagne di denaro. Nel mondo del petrolio chi scommette sul crollo del prezzo di questo bene incassa allo stesso modo montagne di denaro. Che è quanto sta avvenendo in queste ore. Sono cose normalissime, che non avvantaggiano né la Cina, né l’Iran, nè l’Unione europea. Forse un po’ di guadagni potrebbero arrivare anche in Russia. Si sa, in questi casi bisogna essere informati prima. E Putin, di solito, è sempre informato.
I dazi affondano l’Unione europea? Minchiata colossale. I dazi americani solo terribilmente selettivi e stanno colpendo la Germania e i suoi Paesi alleati
Chi sta perdendo in queste ore è anche l’Unione europea. Nessuno, ad esempio, dice che non è vero che i dazi doganali americani hanno creato problemi a tutti. Ci sono Paesi che sono stati colpiti duramente: per esempio, la Germania. E ci sono Paesi che si sono avvantaggiati: per esempio l’Italia. Nel nostro Paese in crisi sono le industrie manifatturiere che lavorano per l’industria automobilistica tedesca. Ma ci sono altre aziende che hanno aumentato il proprio export verso gli USA. In queste ore non l’Unione europea, che non esiste, se non nella fantasia bacata di chi crede in questa male affastellata espressione geografica, ma la Germania, che controlla l’Unione europea dell’euro, sta bloccando l’accordo commerciale con gli Stati Uniti d’America. Perché? Perché da quando Trump ha introdotto i dazi doganali, i tedeschi stanno perdendo mercati e soldi. E anche perché i nuovi dazi americani sulle auto europee, passati in queste ore dal 15% al 25%, ‘ammazzano’ l’industria automobilistica tedesca. Così la Germania blocca tutto. In pratica, in Europa stanno provocando più danni i tedeschi che Trump alla Casa Bianca. La verità è che i tedeschi non sanno più dove ‘raschiarsi le corna’, perché i dazi dell’America di Trump sono selettivi e colpiscono scientificamente la Germania. Più l’Unione europea sarà nelle mani dei tedeschi, più l’economia europea andrà giù. Il resto sono solo minchiate totali.
Il cinismo della Cina comunista di Jinping
C’è poi un’altra questione della quale si parla pochissimo. Ovvero del fatto che in Iran prosegue la repressione. Ancora oggi i dissidenti iraniani vengono perseguiti. Va detto a chiare lettere che alla Cina di Xi Jinping dei ragazzi iraniani dissidenti verso il regime che vengono perseguitati e, in alcuni casi, ammazzati, non gliene può fregare di meno. La Cina è un Paese comunista, che disprezza la democrazia. E che ha usato e continua a usare la globalizzazione per fare i propri affari, grazie alla dabbenaggine dei globalisti, che sono tutto, fuorché intelligenti e lungimiranti. Non a caso stanno affondando. La Germania è solo la punta dell’iceberg. Tutti i Paesi globalisti sono destinani ad essere travolti dalla crisi economica. E tra i Paesi globalisti che affonderanno c’è anche la Cina.
Quando l’Iran bombarda i Paesi del Golfo colpisce anche l’alleato cinese
La Cina usa l’Iran perché non si può permettere di perdere l’influenza geopolitica nel Golfo Persico. Non solo. La Cina ha rapporti economici importanti con i Paesi del Golfo. E quando l’Iran, come ha fatto in questi giorni, bombarda i Paesi del Golfo, crea problemi economici ai cinesi. E, di conseguenza anche alla Russia. Non a caso su un canale Telegram vicino a Mosca un post descrive molto bene cosa pensano i russi dei bombardamenti iraniani verso i Paesi del Golfo: “L’Iran che attacca i suoi vicini? E una mossa stupida. La loro posizione sulla scena mondiale sta diventando ancora peggiore”.
La distinzione tra pace e tregua
Gli americani sanno benissimo che i bombardamenti iraniani contro i Paesi del Golfo sono visti negativamente da Cina e Russia. Questo spiega perché i cinesi pressano per bloccare la guerra nel Golfo. Perché gli attacchi iraniani ai Paesi del Golfo provocano danni economici alla Cina. E allora? La strategia di Trump è quella di far scorrere il tempo. Perché il tempo lavora in favore degli americani e contro cinesi e iraniani. E anche contro la Russia di Putin. Il capo del Cremlino sa benissimo che se non si chiude la guerra nel Golfo il suo Paese non completerà mai la conquista militare delle Regioni ucraine filo-russe. Morale: la pace, nel Golfo, non è a portata di mano: anzi. La tregua sì, perché la tregua non risolve gli enormi problemi economici di Cina e Iran e avvantaggia gli Stati Uniti d’America. Del resto, i messaggi che arrivano in queste ore dall’Iran non sembrano di pace: anzi. Su un canale Telegram molto informato sulla Russia – che, lo ricordiamo, è un Paese alleato della Cina e dell’Iran – si legge che “l’Iran inizierà a bombardare Paesi e navi statunitensi” se gli Stati Uniti non accettano la proposta iraniana. Non sembra il modo migliore per arrivare alla pace.
Israeliani ‘condannati’ a occuparsi di Libano e Gaza
Va anche detto che, nei giorni scorsi, Israele ha effettuato un mega acquisto di missili e di armamenti proprio dagli americani. Ora, chi acquista armi importanti non lo fa perché ha in testa di bloccare una guerra: semmai è vero il contrario. Il capo del Governo di questo Paese, Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu, ha affermato più volte che la guerra contro l’Iran non è finita. Gli israeliani, in particolare, continuano a bombardare il sud del Libano dove si trovano gli esponenti di Hezbollah, il movimento sostenuto dall’Iran. Gli stessi israeliani continuano a tenere sotto scacco Gaza, dove opera Hamas, altro movimento sostenuto dall’Iran. Per ora sembra in fuori gioco il terzo movimento creato dall’Iran: il movimento dei guerrieri Houthy dello Yemen. L’informazione globalista cerca di far passare la tesi che Trump e Netanyahu siano ai ferri corti. E’ così? Più che altro sembra una recita.
Foto tratta da Wikipedia







