Palermo festeggia Santa Rosalia patrona della città da lei liberata dalla peste con la speranza che oggi ci aiuti nella risurrezione della fede

di Frate Domenico Spatola

Un messaggio importante in tempi di guerra

“Ego Rosalia, Sinibaldi filia, amore Jesu Christi…”. Così si legge nell’angusto speco della Quisquina, a testimonianza della permanenza in quel luogo della nostra Santa, Patrona di Palermo. Il testo scolpito sulla roccia, autentico o apocrifo, sintetizza la vocazione per Cristo, da lei scelto come “sposo mistico” e al quale dedicò la sua verginità. Parafrasandone il nome “Rosa e Lilium” fu duplice fiore sbocciato negli anfratti rupestri e non viziati. Sul Monte Pellegrino, “il più bel promontorio della terra” (Goethe), maturò la sua fedeltà a Cristo, tra il XI e il XII secolo. Registrata, come dama della regina alla corte di Guglielmo il Malo, successivamente fu “monaca basiliana”, dedita alla preghiera nell’antro, dove quattro secoli dopo, per divina ispirazione, furono ritrovati i suoi “resti mortali”. Reliquie preziose per quel 15 Luglio 1624, per Palermo flagellata dalla peste, senza alcuna strada lasciata indenne dal morbo. Da dove passavano, la peste scompariva e Palermo risorgeva dal suo dolore. Il Senato e l’Arcivescovo del tempo, a furor di Popolo, la elessero “Patrona”, e da 401 anni Palermo la ricorda, festeggiandola insieme alla sua città: “Viva Palermo e Santa Rosalia!”. Sarà ancora quest’anno, a mezzanotte ai Quattro Canti di Città, dal Sindaco, dinanzi alle autorità civili e religiose, gridato l’atteso omaggio. Ma si tratta solo di un rito? Oppure, come ci ricorda il nostro Arcivescovo don Corrado, deve comportare la risurrezione nella fede. Santa Rosalia è donna dello Spirito e il suo è messaggio di conversione integro e pressante, in tempi di paura per la pace, come quelli che stiamo attraversando. Dal suo Monte, la Santa è un faro acceso, bisogna però aver fede, per vederlo…

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *