di Giulio Ambrosetti

Un post da leggere e sul quale riflettere
Abbiamo scritto di Angelo Giorgianni candidato alla presidenza della Regione siciliana (qui il nostro articolo). Oggi torniamo sull’argomento. Per due motivi. In primo luogo perché riteniamo molto importante un post scritto dallo stesso Giorgianni, già valente magistrato, oggi avvocato, innamorato della sua terra, la Sicilia, tanto da mettersi in gioco con obiettivi importanti. In secondo luogo perché gli obiettivi culturali e politici portati avanti da Giorgianni hanno tutti i numeri per toccare anche il cuore dei siciliani più disillusi e disincantati, anche dei più ‘verghiani’ di Giorvanni Verga e dei suoi “vinti”. Leggiamo insieme il post di quello che si annuncia come il candidato alla guida della nostra Isola che vuole veramente difendere gli interessi dei cittadini siciliani, anche dei siciliani che ormai da anni si sono arresi alla mala signoria che imperversa da sempre dalle nostre parti. Non utilizziamo a caso le parole mala signoria a caso. Le utilizza Dante per tratteggiare l’odioso dominio degli angioini proprio in Sicilia. Sono gli esosi baroni di Carlo d’Angiò, noti anche per le propotenze e per i soprusi ai quali ricorrevano in danno della popolazione siciliana. Leggiamo insieme il post di Giorgianni:
“… il battito di una Sicilia che si è rimessa in movimento, è la voce di un popolo che ha scelto di rialzarsi, di unirsi e di riprendersi il proprio destino…”
“Buongiorno – scrive il candidato alla presidenza della Regione siciliana -. Oggi ho l’onore, l’orgoglio e il piacere di presentarvi questo simbolo (che potete vedere sotto), che vuole interpretare un sentimento diffuso, profondo, condiviso da chi ama questa terra e non accetta più di vederla piegata e dimenticata. Non è solo un’immagine: è il battito di una Sicilia che si è rimessa in movimento, è la voce di un popolo che ha scelto di rialzarsi, di unirsi e di riprendersi il proprio destino. È storia, identità, coraggio. È la Sicilia che smette di abbassare la testa e torna a guardare avanti con dignità. Al centro abbiamo voluto la Trinacria, non come ricordo immobile, ma come movimento vivo: le tre gambe che ruotano attorno al volto della Gorgone raccontano una Sicilia che reagisce, che rompe l’immobilismo imposto e torna protagonista della propria storia. Il rosso e il giallo dell’Isola richiamano le nostre radici più profonde, ma soprattutto la dignità di un popolo troppo spesso sacrificato e oggi determinato a riprendersi ciò che gli appartiene. Il blu che avvolge il simbolo è il nostro Mediterraneo: non un confine, ma il nostro destino, lo spazio naturale in cui la Sicilia deve tornare centrale, ponte tra popoli, crocevia di sviluppo, cultura e libertà”.

“… un grido attuale, un richiamo alla ribellione contro ogni forma di dominio, contro chi ha deciso al posto nostro, contro un sistema che ha trasformato la Sicilia in terra di partenza invece che di futuro…”
“Abbiamo voluto che ci fossero tutte le nostre isole, da Egadi a Ustica, dalle Eolie a Pantelleria fino alle Pelagie – prosegue Giorgianni – perché non esiste una Sicilia di serie B: esiste un solo popolo che deve camminare unito. La cornice dorata rappresenta la nostra storia, il nostro valore, ma anche la responsabilità di custodire e rilanciare questa terra. E poi c’è “An.Tu.Do.”: non una parola del passato, ma un grido attuale, un richiamo alla ribellione contro ogni forma di dominio, contro chi ha deciso al posto nostro, contro un sistema che ha trasformato la Sicilia in terra di partenza invece che di futuro. In prima linea, tra i fondatori di questo percorso, ci sono autonomisti, indipendentisti, sicilianisti, forze sindacali e movimenti politici e civici, insieme ai rappresentanti di tutte le categorie produttive, economiche, sociali e del lavoro: dal mare ai campi, dalle botteghe alle imprese, dalle professioni ai servizi, dalla scuola alla sanità, dalla cultura al turismo. È un popolo intero che si è messo in cammino”.
“Vogliamo la piena attuazione dello Statuto, vogliamo restituire alla Sicilia i suoi poteri, le sue risorse, la sua dignità”
“Il nostro Statuto speciale, scritto con il sacrificio e il sangue di tanti siciliani – scrive sempre Giorgianni – è stato tradito e svuotato nel tempo, fino a rendere questa terra più povera e più debole. Questo noi non lo accettiamo. Vogliamo la piena attuazione dello Statuto, vogliamo restituire alla Sicilia i suoi poteri, le sue risorse, la sua dignità. ‘Sicilia Sovrana’ è questo: non uno slogan, ma una scelta. La scelta di un popolo che smette di chiedere e torna a decidere. La scelta di chi non accetta più compromessi al ribasso. La scelta di una terra che si rialza e si riprende tutto ciò che le appartiene.
Se anche tu senti tutto questo, condividi questo simbolo, fallo vivere, portalo tra la gente: perché la sovranità non si delega, si costruisce insieme”. #SiciliaSovrana#ANTUDO#StatutoSiciliano#Autonomia#Sovranità#OrgoglioSiciliano#PrimaLaSicilia#PopoloSiciliano#RiscattoSicilia
Senza il movimento separatista siciliano – che negli anni subito successivi era molto seguito dai cittadini della nostra Isola – non ci sarebbe mai stato lo Statuto. L’attacco all’Alta Corte per la Sicilia
Andiamo al cuore dei siciliani. Tutti gli esponenti politici siciliani, al momento delle elezioni regionali, dicono di voler fare gli interessi della nostra Isola. Diventano tutti autonomisti. Qualcuno si presenta anche come “sicilianista”. A parte qualche caso raro, mentono tutti sapendo di mentire. Giorgianni ha ragione quando scrive che lo Statuto speciale della Sicilia è stato “scritto con il sacrificio e il sangue di tanti siciliani”. Lo Statuto i siciliani l’hanno conquistato con il sangue. Senza il movimento separatista – che negli anni subito successivi era molto seguito dai cittadini della nostra Isola – non ci sarebbe mai stato lo Statuto. Che anticipa di un anno e mezzo circa l’entrata in vigore della Costituzione italiana del 1948. Nel 1957, mettiamola così, si materializza l’anticipo di quello che sarebbe stato un attacco continuo all’Autonomia siciliana. E’ l’anno in cui la Corte Costituzionale, entrata in funzione ll’anno precedente, si appropria delle competenza dell’Alta Corte per la Sicilia. Solo due grandi politici siciliani di quegli anni protestano vigorosamente con un atto che milla alle radici l’Autonomia siciliana: Giuseppe Alessi, tra i fondatori della Democrazia Cristiana, e Giuseppe Montalbano, comunista fuori dagli scemi. Due grandi giuristi, entrambi avvocati penalisti (Montalbano era anche docente di Procedura penale all’Univerità di Palermo). In quegli anni una rivista – Sala d’Ercole – illustrava la vita e le cronache politiche dell’Assemblea regionale siciliana. Alessi e Montalbano protestarono vivacemente contro il ‘blitz’ della Corte Costituzionale, come si legge su Sala d’Ercole. Alessi parlò di un’Alta Corte per la Sicilia “seplta viva”, perché non è mai stata abrogata con una legge costituzionale.
Il Milazzismo? Sopravvalutato
Dopo l’attacco all’Alta Corte per la Sicilia il degrado dell’Autonomia siciliana non si è mai fermato. Le cronache cercano di farci credere che il ‘milazzismo’ sia stato un tentativo di rilancio dello Statuto autonomistico della nostra Isola. In realtà, questo è vero solo in minima parte. La presidenza della Regione siciliana del democristiano ‘ribelle’ Silvio Milazzo – eletto nell’Autunno del 1958 – ebbe una doppia genesi. Un’operazione politica che aveva poco o punto in comune con l’Autonomia siciliana. Il vero protagonista era Enrico Mattei, presidente dell’ENI, mal sopportato dalle ‘Sette sorelle’, le grandi compagnie petrolofere internazionali di quegli anni. Mattei voleva i permessi di ricerca di idrocarburi dalla Regione siciliana: e li ottenne. In seconca battuta, dietro la nascita del Governo regionale Milazzo, c’era il siciliano don Luigi Sturzo, fondatore del Cattolicesimo sociale, favorevole all’operazione Milazzo perché metteva i bastoni tra le ruote al democristiano Amintore Fanfani, che all’epoca ricopriva la carica di capo del Governo italiano, di Ministro degli Esteri e di segretario della DC. Peraltro, il presidente ‘ribelle’ della Regione siciliana, eletto contro il volere del suo partito, era un democristiano molto legato a don Sturzo, con il quale condivideva i natali a Caltagirone. Milazzo diede vita a tre Governi regionali. Il terzo e ultimo Governo Milazzo finirà ingloriosamente nei primi mesi del 1960. Importante è l’esperienza del 1996, quando gli autonomisti e gli indipendentisti siciliani riescono a conquistare un seggio alle elezioni regionali. Purtroppo anche tale esperienza è finita male.
Gli scippi finanziari ai danni della Sicilia, in barba allo Statuto, iniziano nei primi anni ’60: e da allora non sono mai stati fermati
Tornando ai primi anni ’60,va detto che è allora che lo Stato italiano, ignorando quanto scritto nello Statuto siciliano, comincerà a trattenere abusivamente imposte di pertinenza regionale. Quasi tutti i partiti politici dell’epoca, di maggioranza e di opposizione, avalleranno questi scippi ai danni della Regione. Ne verrà fuori un contenzioso che si concluderà nel 2016, sempre ingloriosamente per la Sicilia, con l’approvazione delle norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto siciliano. Saranno il Governo nazionale di centrosinistra (con un Parlamento nazionale a maggioranza di centrosinistra) e l’Assemblea regionale siciliana a maggioranza di centrosinistra ad avallare, con due votazioni – una a Roma e l’altra in Sicilia – le norme di attuazione dell’articolo 36. In base a questo articolo la Regione siciliana dovrebbe trattenere il 100% di IRPEF e IVA. Ma questo non è mai successo. Lo Stato, abusivamente, come già ricordato, dai primi anni ’60 del secolo passato si tiene una quota delle imposte che spettano alla Regione siciliana. La vicenda rimane nel ‘limbo’ fino al 2016. Ma c’è sempre il rischio – per Roma – che la Corte Costituzionale possa dare ragione alla Regione siciliana. E’ un evento raro, ma potrebbe sempre succedere.
La proditoria approvazione delle noorme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto
Cosa si inventano nella Primavera del 2016? Non potendo stravolgere lo Statuto – che è ‘costituzionalizzato’ – il Governo nazionale di Matteo Renzi e il Governo regionale siciliano di Rosario Crocetta (Renzi e Crocetta sono entrambi esponenti del Partito Democratico) decidono di scrivere le norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto (in realtà, lo decidono le burocrazie ministeriali che non hanno mai tollerato l’Autonomia siciliana). Lo possono fare? Se hanno la maggioranza a Roma e nel Parlamento siciliano, sì. E in quel momento a Roma governa Renzi con il centrosinistra e in Sicilia governa Crocetta con il centrosinistra. In base alle norme di attuazione dell’articolo 36 approvate dal Parlamento nazionale e dal Parlamento siciliano, la Regione siciliana rinuncia al pregresso (le quote di imposte che Roma ha iniziato a trattenere nei primi anni ’60 in barba all’articolo 36 dello Statuto: una follia!) e cede quote importanti di IRPEF e IVA allo Stato: altra follia!
Centrosinistra, centrodestra, grillini: tutti coinvolti
Se ci chiedete perché i politici siciliani hanno fatto questo, ebbene, non riusciamo a capirlo. Ma, per onestà di cronaca, dobbiamo precisare che sì, l’operazione politica passata allo storia come lo scippo alla Sicilia delle imposte che spettano alla stessa Sicilia è stata patrocinata dal centrosinistra. Ma non c’è stata alcuna opposizione né dal centrodestra, né dal Movimento 5 Stelle che, già dieci anni fa, era ben rappresentato alla Camera dei deputati, al Senato della Repubblica e a in Assemblea regionale siciliana. Nessuna forza politica ha mosso un dito per difendere le ragioni di 5 milioni di siciliani. Ci sarebbe da raccontare ancora la mancata applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale che, nel 2014, ha dato ragione alla Sicilia, con l’incredibile rinuncia a circa 5 miliardi di euro. O, ancora, lo scippo, dal Bilancio regionale, nel 2015, di circa 6 miliardi di euro di crediti che la Regione siciliana vantava per circa il 95% nei confronti dello Stato. O, ancora, dei circa 9 miliardi di euro di fondi che lo Stato ha scippato al Fondo sanitario regionale tra il 2006 e il 2023. O, ancora, lo scippo dei fondi europei destinati all’agricoltura a Sicilia e Sud Italia da parte del Governo di Mario Draghi, Ministro delle Politiche agricole un grillino (qui un articolo).
La Sicilia non ha un’alternativa alla Sicilia
Insomma, Angelo Giorgianni, candidato alla guida della Regione siciliana, che ha già compiuto un miracolo politico mettendo assieme il variegato mondo degli autonomisti siciliani e degli indipendentisti, ha davanti a sé un compito arduo. Dovrà affrontare problemi di tutti i tipi. E dovrà combattere una battaglia politica contro i partiti politici nazionali che incredibilmente raccolgono ancora i voti dei cittadini siciliani. Questi ultimi o perché non lo capiscono, o perché subiscono un processo di alienazione culturale descritto negli anni ’60 del secolo passato da Franz Fanon, o perché perseguono interessi personali continuano a votare per chi li tradisce sistematicamente. Sembra incredibile ma è così. Poi c’è la maggioranza silenziosa, 6 elettori siciliani aventi diritto su 10 e forse più che non vanno più a votare. Riuscirà Giorgianni a riportarli alle urne? E’ un’impresa titanica, quella che il candidato alla presidenza della Regione siciliana si accinge a compiere. Noi invitiamo i nostri lettori a sostenerlo, perché la Sicilia non ha un’alternativa alla Sicilia.








