
di Giulio Ambrosetti
Persino i paparazzi della televisione si sono accorti che l’Inflazione in Iran sta diventando incontrollabile
Piano piano si va delineando con maggiore chiarezza la strategia di Stati Uniti d’America e Israele nel Medio Oriente. Gli americani si occupano dell’Iran. Gli israeliani tengono sotto pressione Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano. Non ci crederete ma perfino la televisione, in queste ore, ha scoperto in Iran l’inflazione sta rendendo la vita impossibile ai cittadini di questo Paese. Ancora qualche giorno – con la televisione bisogna evere un po’ di pazienza – e si accorgeranno che senza gli aiuti della Cina e, in minima parte, dalla Russia i 92 milioni di cittadini iraniani sarebbero già alla fame. Gli aiuti, in Iran, arrivano dal Mar Caspio, perché gli statunitensi bloccano anche le navi in entrata nel Golfo. Ma questo ha un costo elevato che per i cinesi comincia ad essere un problema.
Iran senza soldi
Gli americani – e non gli iraniani – lasciano passare alcune navi petroliere e gasiere in uscita dal Golfo. Con molta probabilità, alcune sono navi petroliere iraniane che fanno rotta verso la Cina; altre sono navi petroliere e gasiere dei Paesi del Golfo. Oltre alle navi petroliere che gli americani lasciano passare c’è anche un traffico di petrolio iraniano che in teoria sfugge ai controlli e che finisce in Cina con le navi ombra (ne abbiamo scritto qui). Scriviamo in teoria perché se gli americani dovessero decidere di bloccare tutte le navi in uscita dal Golfo si fermerebbe tutto. Fatti quattro conti, l’export del Golfo di petrolio e gas funziona al 15-20%. Ben poca cosa per l’Iran, che riesce a malapensa sopravvivere, anche grazie agli aiuti cinesi e, in minima parte, russi. Non a caso gli iraniani chiedono lo ‘scongelamento’ dei loro soldi che si trovano nei Paesi occidentali. Sono quasi con liquidità zero e hanno bisogno di questi fondi. Ma c’è il secco “No” dell’America di Donald Trump (foto sopra con Pete Hegseth tratta da Il Fatto Quotidiano).
Trump e Hegseth non stanno mettendo in grande difficoltà l’Iran, ma stanno anche piegando Cina, Russia e Unione europea
Il presidente americano, dopo una settimana o giù di lì, ha risposto agli iraniani che avevano proposto l’ennesimo accordo. Come racconta anche la televisione, Trump ha inasprito le richieste. Ovviamente, sono richieste irricevibili per Teheran, che le ha respinte. E infatti, in queste ore, non sapendo cosa fare, gli iraniani hanno ricominciato a bombardare alcuni dei Paesi del Golfo. Gli americani, a propria volta, stanno replicando senza forzare la mano. “Bombardamenti difensivi”, li chiamano a Washington. So benissimo che la cosa non farà piacere ai nemici di Trump ma la realtà ci dice che la strategia del Segretario della Guerra degli Stati Uniti d’America, Pete Hegseth, sta mettendo alle strette l’Iran. Ex militare, da quando si è insediato Hegseth ha dovuto fronteggiare l’ostracismo di molti alti militari che il Segretario della Guerra ha regolarmente messo alla porta. Dicevano, questi alti militari USA, che la strategia di Hegseth era folle, che è impossibile affamare l’Iran perché cinesi e russi avrebbero sostenuto questo Paese e bla bla bla. I fatti stanno dando ragione ad Hegseth: l’inflazione in Iran supera il 70%, le esportazioni di petrolio, tra navi autorizzate e navi ombra, non superano il 15% rispetto al commercio ordinario; le attività industriali di questo Paese sono ferme, a cominciare dall’acciaio; in più gli iraniani scontano enormi difficoltà ad esportare zafferano e pistacchi, che sono prodotti agricoli di pregio importanti nella bilancia commerciale iraniana. Nonostante abbia contro più del 90% circa dei media del mondo, nonostante abbia contro l’Unione europea, nonostante abbia contro Cina e Russia, l’attuale amministrazione americana sta mettendo in grandissima difficoltà l’Iran.
Il messaggio americano a Vladimir Putin e Xi Jinping
La strategia militare di Hegseth, avallata da Trump, si sta dimostrando corretta. Non solo l’Iran sconta grandi difficoltà economiche, ma sono anche in difficoltà Cina e Russia, che sono costrette a sobbarcarsi, da quando il Golfo è quasi chiuso, il sostentamento dei 92 milioni di abitanti di questo Paese. Non solo. Da quando la Russia si è accodata alla Cina nella difesa a oltranza dell’Iran, ebbene, i bombardamenti nelle zone russe aumentano di intensità (qui un articolo). E’ chiaro che, dietro, c’è lo zampino della NATO, perché il Paese di Volodymyr Zelenskyj senza il denaro dei Paesi dell’Unione europea e senza la regia militare NATO sarebbe già stato sconfitto, altro che bombardare ‘in profondità’ la Russia! Pensare che la NATO, soprattutto in una guerra così importante sotto il profilo geopolitico, possa agire senza l’avallo degli Stati Uniti d’America è da ingenui. In questa fase la NATO, in Russia, si muove con l’avallo di Trump. Un messaggio diretto a Vladimir Putin e a Xi Jinping: se volete chiudere la partita in Ucraina dovete mollare l’Iran. La Russia reagisce con bombardamenti pesanti in Ucraina, ma subisce anche bombardamenti in casa propria, cosa che prima avveniva raramente. Un problema serio per Putin che, se non interverranno novità, sarà costretto a utilizzare armi sempre più pesanti tirandosi addosso le critiche internazionali.
In questa fase storica gli antisemiti masticano amaro. Le illusioni di Macron
Piaccia o no ai tanti antisemiti diffusi nel mondo – soprattutto in Europa, che è sempre stata la culla dell’odio verso gli ebrei – anche la strategia di Israele si sta dimostrando efficace. L’obiettivo del capo del Governo isreliano, Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu, consiste nel tenere sotto pressione Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano. Per la cronaca, Hamas ed Hezbollah sono creature dell’Iran. In questo caso, nella strategia israeliana c’è tanto cinismo e tanta disumanità. A Gaza i miliaziani di Hamas si fanno scudo con la popolazione palestinese: e Israele, pur di colpire i militari di Hamas, non esita ad uccidere i palestinesi. Sarebbe questo, secondo alcuni osservatori, il “genocidio”. In realtà, non c’è alcun genocidio: è solo una guerra spietata. Spietata è stata la strage di israeliani inermi il 7 Ottobre del 2023 e spietata è stata e continua ad essere la reazione di Israele. Chi cerca di trovare distinzioni fra le due stragi è un fariseo. Non va meglio in Libano, Paese dove il Governo ufficiale, ancora oggi, conta poco o nulla e dove a comandare sono i militari di Hezbollah (cioè l’Iran). In questo caso gli israeliani, pur di colpire le milizie di Hezbollah, non esitano a colpire anche i libanesi. L’obiettivo di Israele, già dichiarato, è arrivare a Beirut e assumere il controllo del Libano. E non sarà certamente l’ONU a fermare gli israeliani, come si illude il presidente francese ‘dimezzato’ Emmanuel Macron (‘dimezzato’ perché nel Parlamento del suo Paese non ha una maggioranza e rimane in carica grazie al bizzarro sistema istituzionale francese).
Quanto sta avvenendo è anche il frutto di una comunità internazionale, ONU in testa, che non è stata in grado di intervenire in via preventiva a Gaza e in Libano
Si potevano evitare le stragi di Gaza e in Libano? Sì. Subito dopo la strage del 7 Ottobre del 2023 avrebbe dovuto essere la comunità internazionale ad intervenire, disarmando Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano. L’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, esiste anche per questo. E non vengano a dire che il compito dell’ONU non è questo, perché è già intervenuto con i Caschi blu. Invece non c’è stato alcun intervento dell’ONU, che si è limitato a elargire una tiepida solidarietà a Israele dopo la strage del 7 Ottobre 2023 e grande solidarietà al popolo palestinese che avrebbe potuto difendere imponendo con tutta la comunità internazionale il disarmo di Hamas. Inutile negarlo: l’ONU ha difeso poco e male Israele dopo la strage del 7 Ottobre e si è invece schierata in modo deciso contro la reazione violenza di Israele. Ma chi ha ucciso i cittadini inermi israeliani il 7 Ottobre del 2023 non è stato meno violento e crudele di Israele. La sgradevole sensazione è che l’ONU, tra Israele e Gaza, abbia utilizzato e continui a utilizzare due pesi e due misure. Trump fa bene a voler chiudere il carrozzone dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Noi ci auguriamo che ciò avvenga quanto prima. Il resto non fa enciclopedia.







