Prima dell’Italia c’era la Sicilia: una nazione millenaria che torna a rivendicare la propria indipendenza

di Angelo Giorgianni

La storia della nostra Isola affonda le proprie radici in epoche molto più antiche della nascita dello Stato italiano

C’è una verità storica e politica che la Sicilia deve finalmente avere il coraggio di guardare in faccia: la Sicilia non è nata nel 1861 e non è nata con l’Italia. La nostra Isola possiede una storia politica, culturale e istituzionale che affonda le proprie radici in epoche molto più antiche della nascita dello Stato italiano. La Sicilia è stata terra di civiltà, regni, istituzioni, ordinamenti e forme di autogoverno che hanno preceduto di molti secoli l’unificazione italiana. Parlare della Sicilia come nazione storica significa riconoscere una comunità formatasi attraverso una lunga esperienza storica, culturale e politica. Non significa sostenere che la Sicilia sia stata uno Stato indipendente ininterrottamente per millenni: la sua storia è molto più complessa. Ma significa ricordare che l’identità politica siciliana non nasce con l’Italia.

686 anni di storia legata alla tradizione del Regno di Sicilia

Nel 1130 Ruggero II fu incoronato Re di Sicilia e nacque il Regno di Sicilia, una delle più importanti costruzioni politiche del Medioevo europeo. Considerando il periodo dal 1130 al 1816, parliamo di 686 anni di storia legata alla tradizione del Regno di Sicilia, attraverso diverse dinastie, trasformazioni e vicende politiche. Dopo i Vespri del 1282, la Sicilia insulare visse inoltre una propria esperienza politica separata dal dominio angioino sul Mezzogiorno continentale, sviluppando istituzioni e una tradizione politica autonoma che rappresentano una parte fondamentale della memoria storica dell’Isola.

Il Veneto ci sta dando una lezione politica straordinaria

La Sicilia, dunque, non è una realtà politica nata ieri. E non è una semplice periferia amministrativa che ha ricevuto un’autonomia per benevolenza dello Stato. È una comunità storica con una tradizione istituzionale millenaria. Ed è proprio osservando ciò che sta accadendo in Veneto e ciò che da decenni accade nel Trentino-Alto Adige/Südtirol che comprendiamo quanto sia grande la sfida che attende la Sicilia. Il Veneto ci sta dando una lezione politica straordinaria. Una Regione a Statuto ordinario ha scelto di battersi per ottenere ulteriori competenze e nuovi spazi di autonomia. Nel 2017 ha chiamato i cittadini a esprimersi attraverso un referendum e, ottenuto quel mandato, ha mantenuto per anni l’autonomia al centro della propria azione istituzionale. Oggi quel percorso è arrivato a un passaggio concreto con l’approvazione degli schemi di intesa con lo Stato. Il messaggio è chiarissimo: quando una classe dirigente individua un obiettivo e lo persegue con continuità, competenza e determinazione, l’autonomia può trasformarsi da aspirazione politica in realtà istituzionale. Il Veneto non possiede lo Statuto speciale siciliano. Eppure ha avuto la capacità politica di chiedere nuovi spazi di autogoverno e di portarli avanti fino alla fase dell’intesa.

L’esempio del Trentino Alto Adige/Sutirol e delle Province autonome di Trento e Bolzano

Il Trentino-Alto Adige/Südtirol rappresenta una lezione ancora più significativa. Qui l’autonomia non è rimasta confinata nelle dichiarazioni di principio: nel corso dei decenni è stata costruita attraverso lo Statuto speciale, le norme di attuazione e una costante capacità di difendere e consolidare le competenze conquistate. Le Province autonome di Trento e Bolzano hanno trasformato l’autonomia in un sistema concreto di governo del territorio, con competenze legislative e amministrative molto ampie. Questa è la differenza tra avere l’autonomia e saperla utilizzare. Ed è proprio qui che la Sicilia deve interrogarsi.

Perché l’Autonomia siciliana è rimasta in buona parte sulla carta?

La nostra Regione non parte da zero. Possiede già uno Statuto speciale di rango costituzionale, approvato nel 1946 e recepito nella Costituzione nel 1948. Possiede una propria Assemblea regionale e un patrimonio di competenze che, se pienamente attuato, potrebbe costituire la base di un modello di autogoverno molto più forte di quello che oggi vediamo nella realtà. E allora la domanda è inevitabile: perché una Regione ordinaria come il Veneto deve battersi per ottenere nuove competenze mentre la Sicilia, che possiede uno Statuto speciale da quasi ottant’anni, non riesce ancora a trasformare pienamente quelle prerogative in potere effettivo? La risposta non può essere cercata soltanto a Roma. È arrivato il momento di guardare anche a Palermo. Perché l’autonomia non si perde soltanto quando qualcuno te la sottrae. Si perde anche quando chi dovrebbe difenderla rinuncia a esercitarla.

Lo Statuto va difeso. E attuato

Per troppo tempo una parte della politica siciliana ha utilizzato l’autonomia come simbolo, come bandiera, come slogan elettorale, senza trasformarla fino in fondo in una strategia di governo. Questo è il vero fallimento. Non basta possedere uno Statuto. Bisogna conoscerlo. Bisogna attuarlo. Bisogna difenderlo. Bisogna pretendere le norme di attuazione. Bisogna rivendicare le risorse. Bisogna esercitare le competenze. Bisogna costruire amministrazioni capaci di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.

Chiediamo che venga finalmente riconosciuto e concretamente esercitato ciò che alla Sicilia è già riconosciuto dalla Costituzione

Il Trentino ci dimostra che un’autonomia realmente esercitata può diventare un sistema istituzionale forte. Il Veneto ci dimostra che anche una Regione ordinaria può battersi per ottenere ulteriori spazi di autogoverno. La Sicilia deve imparare da entrambi. Deve prima attuare integralmente ciò che già possiede e poi costruire nuovi livelli di autonomia. Questo è il punto di partenza di Sicilia Sovrana. Non chiediamo privilegi. Non chiediamo concessioni. Non chiediamo favori.
Chiediamo che venga finalmente riconosciuto e concretamente esercitato ciò che alla Sicilia è già riconosciuto dalla Costituzione. E vogliamo andare oltre. Vogliamo una Sicilia capace di amministrare le proprie risorse, decidere sulle proprie competenze, valorizzare il proprio patrimonio, costruire sviluppo e assumersi finalmente la responsabilità del proprio futuro.

Una Sicilia che decide

Non vogliamo più una Sicilia che attende. Vogliamo una Sicilia che decide. Non vogliamo più una politica regionale che si limiti a protestare contro Roma.
Vogliamo una politica capace di confrontarsi con Roma da pari a pari, con competenza, forza e determinazione. Perché l’autonomia non è isolamento. L’autonomia è responsabilità. Ma la nostra idea di sovranità non si ferma all’attuazione dello Statuto. La storia della Sicilia dimostra che l’Isola ha conosciuto per secoli proprie istituzioni politiche e forme di autogoverno. Questa memoria storica non deve diventare nostalgia: deve diventare consapevolezza.

Attuazione dello Statuto

Sicilia Sovrana non vuole inventare una nazione. Vuole restituire consapevolezza a una nazione storica. Prima: attuare integralmente lo Statuto. Poi: implementare e rafforzare l’autonomia. Infine: restituire al popolo siciliano la possibilità di discutere e decidere democraticamente sul proprio futuro. Non sarà un partito a decidere. Non sarà un leader a decidere. Non sarà Roma a decidere al posto dei siciliani. E non sarà neppure Palermo a decidere senza il popolo. Dovranno essere i siciliani a pronunciarsi. Se i siciliani vorranno continuare a far parte dello Stato italiano attraverso una Sicilia pienamente autonoma, questa scelta dovrà essere rispettata.

La parola al popolo siciliano

Se invece, attraverso un confronto libero, informato e democratico e mediante gli strumenti giuridicamente praticabili, emergerà una volontà favorevole all’indipendenza, quella volontà dovrà essere portata nelle sedi istituzionali competenti. Perché la nostra idea di sovranità non nasce dalla nostalgia.
Nasce dalla democrazia. Il Veneto ci insegna che l’autonomia si può conquistare.
Il Trentino ci insegna che l’autonomia si può trasformare in un sistema di governo forte e responsabile. La Sicilia possiede già uno Statuto speciale che deve essere finalmente attuato e valorizzato. Ora serve ciò che è mancato troppo spesso: una classe dirigente che creda realmente nell’autogoverno siciliano e abbia il coraggio di esercitarlo. Perché l’autonomia che non si esercita si svuota. L’autonomia che non si difende si indebolisce. L’autonomia che non produce responsabilità rimane soltanto una parola. Sicilia Sovrana vuole trasformare quella parola in realtà. Non contro qualcuno. Per la Sicilia. Non per cancellare la storia. Per costruire il futuro. SICILIA SOVRANA. PRIMA LO STATUTO. POI LA PIENA AUTONOMIA. INFINE, LA PAROLA AL POPOLO SICILIANO.

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