di Giulio Ambrosetti

Il presidente della Federazione Russa non è un quaquaraquà: non ha alcuna intenzione di aiutare chi ha aiutato e continua ad aiutare l’Ucraina, contribuendo a far ammazzare soldati russi
“Non c’è alcuna implicazione politica. Ma se chiudono i rapporti con noi comunque tra un mese o due, allora è meglio che noi stessi interrompiamo e ci rivolgiamo interamente a quelle nazioni che sono partner affidabili, e ci radichiamo lì. Questa non è già una decisione, sono solo pensieri ad alta voce. Darò sicuramente istruzioni al governo affinché, insieme alle nostre aziende, studi questa questione”. A parlare così è il prrsidente ella Federazione Russa, Vladimir Putin (foto sopra tratta da Avvenire). Che fa riferimento all’Unione europea. Per essere precisi, fa riferimento al gas russo che ancora oggi arriva in Europa. Non è tanto ma non è nemmeno poco. Chissà cosa ne pensa il direttore del quotidiano La Verità, Maurizio Belpietro, che invece pensa che la Russia sia a disposizione dell’Unione europea dell’Italia: Ue e Italia che, a parere di Belpietro, dopo aver buttato fango addosso a Putin per quattro anni, dopo aver fornito all’Ucraina soldi e armi per far ammazzare i soldati russi (qui l’ultima fornitura di armi italiane), come se niente fosse, dovrebbero andare da Putin e dirgli: “Ok, torniamo ad acquistare il petrolio russo”.
Al massimo, l’Unione europea potrà acquistare il gas russo dagli americani ai quali il leader russo ha dato in gestione i gasdotti Nord Stream 1 e 2
Peccato che Putin stia pensando all’esatto contrario. Il presidente dell Federezione Russa non solo non ha intenzione di tornare a fornire il gas all’Unione europea, ma vuole addirittura bloccare il poco gas russo che arriva ancora in Europa. Supponiano che farà due eccezioni: Ungheria e Slovacchia, due Paesi europei governati da persone intelligenti che non hanno mai gettato fango sulla Russia e che si sono dissociati dalle stupidaggini anti-russe della Commissione europea di Ursula von der Leyen e di chi le regge il gioco, Governo di Giorgia Meloni in testa. Ma forse, chissà, l’Unione europea si salverà, se è vero che Putin, che come scriviamo spesso fila d’amore e d’acordo con il presidente americano, Donad Trump, avrebbe già dato in gestione i due gasdotti che attraversano il Mar Baltico agli USA (qui un articolo). Il riferimento è al Nord Stream 1 e al Nord Stream 2. Magari, per avere il gas russo, i ‘geni’ dell’Unione europea pagheranno un bel po’ di quattrini a russi e americani. Insomma, per chi non l’avesse ancora capito, il gas russo a basso prezzo nell’Unione europea non arriverà più. Forse è anche per affrontare questo argomento che il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, è volato qualche giorno a a Washington per parlare con Trump. Anche perché, lo ricordiamo, i due gasdotti sono stati realizzati dalla Germania, con una spesa di 15 miliardi di euro, per far arrivare il gas russo nella stessa Germania.
Intanto la Cina ha interrotto l’esportazione di gas e diesel. E’ evidente che il Governo di questo Paese sa che la guerra nel Golfo Persico continuerà e preferisce aumentare le scorte
In ogni caso l’argomento verrà affrontato dopo la fine della guerra in Iran, che però non si sa quando e come finirà. In questo momento si sa che il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è praticamente interrotto. Un canale Telegram scrive che il traffico delle navi in questo tratto di mare è crollato del 92%. Le perdite dovute all’interruzione della navigazione nello Stretto di Hormuz ammontano a circa 7 miliardi di dollari al giorno. Fino ad ora, bene o male, l’Europa ha retto la ‘botta’. I prezzi del petrolio e del gas sono cresciuti, ma nemmeno di tanto. Sono invece cresciuti, in Italia, i prezzi di benzina e gasolio frutto delle solite speculazioni tollerate dalla politica. Se la guerra in Iran continuerà, i prezzi di petrolio e gas dovrebbero ancora andare su. Se la guerra si allargherà al Mediterraneo, i prezzi andranno ancora più su. Si tratta di due ipotesi assolutamente realistiche. Non a caso la Cina ha sospeso in queste ore l’esportazione di gas e diesel. Il Governo cinese, che è schierato con l’Iran, sa evidentemente che la guerra nel Golfo Persico non finirà e che, con molta probabilità, peggiorerà e preferisce aumentare le scorte.







