Ricordi e sogni tra Palermo e Sciacca/ Chi ha o non ha “una visione” e chi propala una “narrazione”. E magari ci mettiamo “votare è un dovere” e il Covid con il vaccino che non vaccina…

di Giulio Ambrosetti

Mi sembrava un rigore negato alla Juventus degli anni migliori, Palermo senza le stigghiole fumanti, Sciacca senza il poeta Vincenzo Licata, Ribera che produce limoni al posto delle arance

Non so perché, ma quando leggo o sento dire che quel politico “non ha una visione” mentre chi lo dice aggiunge che lui e il suo partito sì, hanno “una visione”,ebbene, mi preoccupo. Proprio come quando, da giovane socialista, nella seconda metà degli anni ’70 del secolo passato, ascoltavo un blasonato e riverito dirigente del mio partito che “parlava difficile”. Ce n’era uno, in particolare, che a metà discorso infilava sempre un “noi dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre”: ma oltre dove?, mi chiedevo smarrito. Questa parola “oltre” mi mandava in tilt. Mi sembrava un rigore negato alla Juventus degli anni migliori, Palermo senza le stigghiole fumanti, Sciacca senza il poeta Vincenzo Licata, Ribera che produce limoni al posto delle arance. Insomma, il mio mondo di allora capovolto.

Il sogno infranto degli “orizzonti abusivi”

A proposito di “visioni”, un giorno con il mio amico storico Giovanni ne abbiamo avuto una anche noi. Si era nella seconda metà degli anni ’70 del secolo passato, si diceva che il Parlamento siciliano avrebbe approvato una legge per provare a bloccare la corsa a costruire case in riva al mare (legge che, in effetti, arrivò: la legge regionale siciliana numero 78 del 1976). Io e Giovanni pensavamo di organizzare una mostra fotografica sulle coste dell’Agrigentino e del Trapanese dove l’attività edilizia sembrava inarrestabile. Il titolo della mostra – magistrale, secondo me – era di Giovanni: “Orizzonti abusivi”. Io e Giovanni, felici, esponemmo l’idea a mio padre, grande esperto di diritto urbanistico. “Papà – dissi – secondo me è un’idea geniale! Che ne dici?”. Mio padre ci fissò e dopo qualche secondo sentenziò: “Sì, è veramente geniale: una bellissima idea per farvi ammazzare”.

L’ultima genialata: multare chi non va a votare

Idea scartata, con mio grande rammarico. Oltre a quelli che hanno “la visione” ci sono altri che dicono: “Va smontata la narrazione“. A Sciacca, noi, quando una persona diceva castronerie, ribattevamo: “Ma non dire minchiate!”. Oggi invece chi dice minchiate propala “narrazioni”. E’ un’ evoluzione? Mah… Poi ci sono quelli bravi in diritto. Che dicono con aria ispirata (ma da chi e da che cosa non si capisce): “Votare è un dovere“. Quindi se non vado a votare – e io infatti non vado più a votare, perché dell’attuale politica non me ne può fregare di meno – commetto un reato? Mi arresteranno? Ho sempre pensato al voto come a un diritto: se ti va, vai a votare, se non ti va rimani a casa o vai dove ti pare. No: ora lo vogliono trasformare in dovere. Addirittura c’è qualcuno che ha proposto una legge che prevede una multa per chi non si reca alle urne. Geni!

I costituzionalisti del Covid

Come con il ‘vaccino’ contro il Covid che non dava immunità: chi lo rifiutava, zact!: sospeso dal lavoro e dallo stipendio e multa di 100 euro. E Green Pass. E la Giustizia? Gli dava ragione! Ci hanno chiusi a casa con semplici provvedimenti amministrativi, senza passare dal Parlamento. Tutto regolare? Sì, chi ci ha tolto la libertà senza un voto del Parlamento ha avuto ragione. Quando si dice “costituzionalisti”… Poi si scopre che chi si è fatto il ‘vaccino’ delle multinazionali farmaceutiche, che Iddio abbia in gloria queste ultime, in tanti casi, proprio bene bene non sta. Ma è un dettaglio. Mentre chi ha risposto: “Il vaccino contro il Covid? Su…!” sta benissimo. Che dire? Quelli che, “il vaccino fattillu tu”, abbiamo avuto una “visione”? O abbiamo rifiutato la “narrazione”? Fate voi. Come per il voto: per me il ‘vaccino che non vaccina’ è stato come “votare è un dovere”. Come si usa dire nella Palermo-bene: “Va sucati un prunu“. Mentre nella Palermo nazional-popolare sono immaginifici: “Va manciatilli, i picciuli, ca ci fai chiù fiura!“. A Sciacca, l’ammetto, sono più filosofi: “Ma un ci rari cuntu a sti scimuniti“.

Buon giorno a tutti.

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