Riuniti in un castello in Belgio gli ‘europeisti’ vogliono rilanciare la globalizzazione che era già morta e sepolta ancor prima dei dazi di Trump. Asse Germania-Italia. Una novità…

di Giulio Ambrosetti

Errare è umano, perseverare è da ‘geni’ dell’Unione europea…

Competitività. Parola magica per i globalisti. Che, però, con il passare degli anni, è diventata una stupidaggine ai sensi di legge. Non è un caso che la parola competitività sia stata scelta dagli ‘euro-intelligenti’ che in queste ore si sono riuniti in Belgio, dentro un castello, per celebrare se stessi e i propri fallimenti. “Rilanciare l’Unione europea”, dicono. Come? Con la competitività, per l’appunto. Cioè con lo strumento che ha affossato e che continua ad affossare la stessa Unione europea ultra. I ‘geni’ Ue si sono riuniti in Belgio, guarda caso in coincidenza con lo stop ai dazi doganali al Canada approvato dal Parlamento americano con i voti decisivi di sei parlamentari del Partito Repubblicano. Il segnale è preciso: bisogna rilanciare la competitività, il mercato libero, il liberismo, la globalizzazione economica. Minchiate al cubo. Sono così presi dai loro vaneggiamenti, i signori ‘europeisti’, che non si sono nemmeno accorti, dopo un anno di presidenza americana di Donald Trump, che i dazi adottati dall’attuale amministrazione statunitense sono l’effetto della crisi della globalizzazione. Le politiche economiche di Trump stanno solo mettendo a nudo una crisi economica dell’Occidente globalista ormai irreversibile.

Sarebbe bastato leggere John Kenneth Galbraith, a cominciare da La società opulenta di fine anni ’50 per evitare le stupidaggini che ancora oggi infestano il mondo

Se gli ‘europeisti’ riuniti in Belgio avesssero letto le opere dell’economista americano di origini canadesi, John Kenneth Galbraith, avrebbero evitato le balordaggini dell’ultimo trentennio. In quasi tutti i suoi saggi – a cominciare da La società opulenta, data alle stampe alla fine degli anni ’50 del secolo passato – Galbraith sottolinea che il cosiddetto libero mercato, con la sua celebre ‘mano invisibile’, crea monopoli e, contemporaneamente, un’errata distribuzione della ricchezza, che finisce in poche mani. E’ quello che stiamo vivendo: con la globalizzazione economica, chi era ricco è diventato più ricco e chi era povero è diventato ancora più povero. Non solo. Fatta mille la popolazione della Terra, se prima i ricchi, per ipotesi, erano cinquanta, adesso si sono ridotti a cinque. Se andate su AI Overview, l’intelligenza artificiale di Google, e digitate “ricchezza del mondo concentrata in poche mani”, appare la seguente spiegazione: “La ricchezza mondiale è concentrata in pochissime mani: nel 2025, circa l’1,6% della popolazione adulta controlla il 48,1% del patrimonio globale, con oltre 3.000 miliardari che possiedono circa 18.300 miliardi di dollari. Questa disuguaglianza estrema vede la metà più povera dell’umanità detenere una frazione infinitesimale della ricchezza”. Eppure nel castello belga hanno invitato due aedi italici della globalizzazione: Mario Draghi e Enrico Letta: due nomi, due garanzie di fallimenti politici prima che economici.

Tra globalizzazione, pedofilia e satanismo

Nel 2016 l’inaspettata elezione di Trump alla Casa Bianca è stato il frutto del voto del ceto medio americano impoverito dalla globalizzazione economica. I Democratici americani prima con Bill Clinton e poi con Barack Obama hanno sposato il globalismo e le multinazionali e hanno perso i voti dei ceti popolari statunitesi. Non è questa la sede per illustrare il perché i media occidentali hanno condotto e continuano a condurre una guerra spietata a Trump, anche perché qui entriamo nei campi minati della pedofilia e del satanismo che stanno venendo fuori con la non a caso confusa pubblicazione dei files di Jeffrey Epstein. In questo il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, è stato chiarissimo. In questo articolo restiamo ai temi economici. Con la presidenza americana del Democratico Joe Biden – la cui elezione nel Dicembre 2020 è molto dubbia – i dati economici degli Stati Uniti d’America sono stati ‘drogati’ da spaventosi deficit: un’emissione incontrollata di dollari e un ‘buco’ di oltre 2 mila miliardi nella Bilancia commerciale statunitense. Trump, con i dazi, ha praticamente azzerato il deficit della Bilancia commerciale americana ma la disinformazione si guarda bene dal sottolinearlo, enfatizzando un’inflazione che, in realtà, è sotto controllo. Quanto alla crisi del dollaro americano, abbiamo provato a illustrare cosa succederà raccontando il perché sta aumentando il prezzo dell’oro e l’imminente crollo del coosiddetto ‘Signoraggio bancario’ (qui il nostro articolo).

La Cina: la globalizzazione vista da un Paese comunista che l’ha usata come un profilattico

Ma il tema di oggi non è nemmeno questo. Il tema, oggi, tornando agli ‘euro-intelligenti’ che si sono riuniti nel castello in Belgio, è l’insistenza demenziale con la quale la ‘presunta’ Unione europea insiste con lo stupido globalismo. Non si rendono nemmeno conto – per citare l’esempio più eclatante – che nel mercato globale si è ‘infilata’ la Cina che, con il denaro dello Stato, tutela i propri prodotti rendendoli competitivi. La Cina, in un mercato libero, è invincibile perché è un Paese comunista che stabilisce a tavolino i salari da pagare e con il denaro pubblico rende iper-competitive le proprie produzioni. Il Paese del ‘Dragone’ si può anche permettere il lusso, per alcune produzioni, di invadere il mercato mondiale in dumping: cosa che ha fatto e che continua a fare. Non a caso, da quando Trump, con i dazi, ha messo un ‘freno’ alle merci cinesi esportare negli USA, i stessi cinesi hanno invaso l’Europa con le proprie merci. Per dirla in modo nudo e crudo, la Cina ha usato la globalizzazione come si usa un profilattico: apri, utilizza e getta…

Puntate gli orologi: tra un po’ i tedeschi diranno che ci vuole un’Europa a due velocità che anticiprà la fine dell’euro

Tra l’altro, entrando nel merito dell’Unione europea, ci sono Paesi che si sono guardati bene dal privatizzare alcuni settori economici alla facia di globalismo e liberismo: si tratta di Germania e Francia (ma anche di qualche altro Paese Ue), che continuano a mantenere il controllo di banche e di una parte dei rispettivi sistemi industriali. Ne sanno qualcosa i ‘geni’ ultra-liberisti italiani che non sono riusciti a entrare nella cantieristica francese e nel sistema bancario tedesco. Tutto questo dopo che i francesi si sono impadroniti di una parte importante del settore agro-alimentare italiano, mentre la Germania controlla i cieli italiani e si appresta a prendersi la gestione delle spiagge italiane. Bisogna essere veramente stupidi per non vedere come tedeschi e francesi, nell’Unione, hanno utilizzato due pesi e due misure. Nonostante i tedeschi abbiano scientificamente fregato l’Italia, l’attuale ‘genia’ di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni, ha pensato bene di creare un’alleanza stretta con la Germania, sempre nel nome della competitività e del globalismo. Della serie, per dirla in lingua siciliana, l’ogghiu futusu (la Germania) e ‘a pateddra sfunnata (l’Italia). peccato che l’ogghiu futusu (sempre la Germania) si accinge a rivedere la moneta unica europea. Una mossa che verrà presentata come inevitabile “Europa a due velocità”. Tutto questo mentre la Meloni si dichiara ‘alleata’ di Trump che combatte il globalismo difeso dalla stessa Meloni in coppia con la Germania del Cancelliere Friedrich Merz che Trump vuole ridimensionare… Siamo alle comiche-economiche dei dilettanti allo sbaraglio…

Foto tratta da Governo.it

 

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *