di Giulio Ambrosetti

Cinesi contrariati, i russi un po’ meno
L’America di Donald Trump invia 12 navi da guerra nel mare antistante l’Iran, con in testa la portaerei ‘Abram Lincon‘, per una passeggiata? Improbabile. Ricordiamo che la stessa cosa è avvenuta con il Venezuela. Solo che il dispiegamento di armamenti e militari, in questo caso, è di gran lunga maggiore di quello esibito in Sudamerica. Cinesi e russi lasciano intendere di non apprezzare quanto sta avvenendo, perché gli iraniani sono loro alleati storici. Né è pensabile che gli americani attacchino senza avere la certezza che Xi Jinping e Vladimir Putin non reagiscano. Il primo è molto contrariato, il secondo un po’ meno. Il punto è proprio questo: è chiaro che se gli americani sono arrivati alle porte dell’Iran lo stanno facendo perché vogliono travolgere il regime teocratico di Teheran, con le buone o con le cattive. Si parla di trattative: ma è difficile che la guida dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, in verità una guida più politica che spirituale, tratti o, addirittura, sbaracchi la gestione religiosa dello Stato. La seconda opzione potrebbe essere un attacco modello Venezuela. La terza opzione è un attacco in grande stile ma non è facile capire come si dovrebbe materializzare. Un fatto è certo: se Trump ha inviato un’impressionante dispiegamento militare a ridosso dell’Iran qualcosa succederà.
Il dilemma della Cina
In queste ore non ci si interroga solo su che tipo di attacco americano si potrebbe materializzzare. E, soprattutto, come reagirà Israele se venisse attaccato con missili iraniani. O, magari, se americani e israeliani attaccheranno insieme. Ci si interroga anche sulla reazione della Cina. In caso di attacco americano all’Iran i cinesi che faranno? Reagiranno? E come? Quando gli americani hanno effettuato il blitz in Venezuela i cinesi sono rimasti imbambolati. Non credevano a un attacco americano? Fatto sta che non hanno reagito. Quando scriviamo che gli americani non attaccherebbero mai senza avere la certezza che i cinesi non reagiranno, ebbene, non ci riferiamo solo alla volontà cinese di non reagire, ma anche all’impossibilità dei cinesi di reagire. Cinesi e russi possono inviare armi, aiuti e bla bla bla. I cinesi, in particolare, possono rafforzare “significativamente i legami tecnici e di intelligence con l’Iran, indirizzando Teheran verso la sorveglianza satellitare cinese, il sistema di navigazione BeiDou (BDS) e software di sicurezza per sostituire le tecnologie occidentali”, come si legge in un canale Telegram. Possono rilasciare dichiarazioni in favore dell’Iran, come del resto ha fatto in queste ore il primo Ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, come si legge sempre in un canale Telegram: “Ho parlato oggi con mio fratello, il Presidente Dr. Masoud Pezeshkian dell’Iran. Abbiamo scambiato opinioni sull’evoluzione della situazione regionale e abbiamo concordato che un dialogo sostenuto e un impegno diplomatico sono vitali per la pace, la sicurezza e lo sviluppo nella nostra regione. Abbiamo anche ribadito il nostro impegno a rafforzare ulteriormente i legami fraterni tra Pakistan e Iran attraverso un regolare impegno ad alto livello e una cooperazione istituzionale”. Ma, alla fine, sono solo chiacchiere che lasciano il tempo che trovano.
Il magistrale racconto di Guy de Maupassant torna oggi nell’atteggiamento degli nemici di Trump
La verità è che tanti Paesi del mondo si aspettano che Trump liberi l’Iran da un regime religioso oppressivo. Lo desiderano anche i tanti leader delle ‘sinistre’ occidentali che detestano l’attuale antiglobalista presidente americano. Quanto sta avvenendo fa venire in mente un racconto di Guy de Maupassant, Palla di sego. La storia è ambientata nel 1870, durante la guerra Franco-Prussiana. In una carrozza viaggiano nobili, ricchi borghesi, ricchi commercianti, un repubblicano rivoluzionario, due suore e una prostituta: Palla di Sego. La carrozza è costretta a fermarsi per il maltempo. Ne approfitta un ufficiale prussiano che pretende di passare la notte con Palla di Sego. Che rifiuta sdegnata di accompagnarsi a un ufficiale nemico. All’inizio tutti le danno ragione. Con il passare dei giorni, quando capiscono che l’ufficiale prussiano non demorde, tutti i viaggiatori cominciano a criticare la ragazza: via, conceda le sue grazie all’ufficiale per il bene di tutti. Messa alle strette, la ragazza cede. Finalmente la carrozza può ripartire. E riparte anche il disprezzo per la ragazza che si è concessa all’ufficiale prussiano. Palla di Sego torna ad essere emarginata. E’ il trionfo dell’ipocrisia.
L’ipocrisia delle ‘sinistre’, vere o presunte, americane ed europee
La stessa scena stiamo vivendo con Trump: ha liberato il Venezuela dal dittatore Maduro che aveva ridotto il suo Paese alla fame, mescolando un ‘presunto’ socialismo con il ‘complicato’ mondo della cocaina, droga molto gettonata in Sudamerica. Quando il presidente venezuelano è stato catturato, magari con qualche ombra, tutti a difenderlo nel nome del “diritto internazionale” che, è noto, in Occidente funziona a convenienza. Poi, piano piano, a cominciare da chi ha preso il posto di Maduro nel segno della continuità con il dittatore, sono iniziati i cambiamenti, dapprima quasi ininfluenti, poi sempre più marcati. E addirittura si scopre che, dopo poche settimane dalla cattura di Maduro, gli eredi del dittatore vanno a nozze con gli americani nella gestione del petrolio e, in generale, del Venezuela. Le ‘sinistre’ americane ed europee non sono diverse dai ‘rivoluzionari’ venezuelani: a differenza dei cinesi che cinicamente appoggiano l’Iran teocratico, gli esponenti delle ‘sinistre’ occidentali sperano che l’America di Trump liberi l’Iran dal regime degli ayatollay; poi, come i nobili, i borghesi e i ricchi commercianti che viaggiano nella carrozza con Palla di Sego, torneranno a detestare Trump, proprio perché anche loro sono degli ipocriti falliti, non a caso si sono venduti ai globalisti e alle multinazionali.
L’Iran: bloccheremo gas e petrolio che passano dallo Stretto di Hormuz
In attesa delle mosse dell’America di Trump, “La Repubblica Islamica dell’Iran – leggiamo sempre in un canale Telegram – ha emesso un avviso alle navi (tramite canali marittimi, inclusa la radio VHF delle autorità iraniane) in merito all’intenzione di condurre un’esercitazione navale con munizioni vere (‘fuoco navale’) nello Stretto di Hormuz Domenica e Lunedì (1-2 Febbraio). Il regime al potere ha dichiarato di esortare le petroliere e altre navi commerciali a tenersi lontane dalle acque iraniane, il che potrebbe portare a una limitazione temporanea del traffico marittimo attraverso il Golfo Persico. Circa il 20% del petrolio e del gas mondiale passa attraverso lo Stretto di Hormuz. L’Iran condurrà anche esercitazioni navali congiunte con munizioni vere con Cina e Russia nel Golfo dell’Oman e nell’Oceano Indiano”. Messaggio semplice: se saremo attaccati bloccheremo il traffico delle navi petroliere che trasportano il 20% del gas e del petrolio mondiale e voi occidentali vi sciropperete l’inflazione!
Intanto i Don Abbondi dell’Unione europea saltano sul carro di quelli che dovrebbero essere i vincitori
Intanto va segnalata la presa di posizione dei Don Abbondi dell’Unione europea: immaginando che l’America di Trump libererà l’Iran dal regime sciita iraniano, gli ‘europeisti’ hanno preso il coraggio tra le mani per schierarsi, armi e bagagli, con quelli che considerano i sicuri vincitori. Udite udite, hanno inserito il corpo dei Guardiani della rivoluzione iraniana nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. L’annuncio è stato dato dalla ‘capa’ della diplomazia dell’armata Brancaleone chiamata Unione europea, Kaja Kallas, quella che ha annunciato di aver cominciato a leggere libri di storia (era ora). A stretto giro di posta è arrivata la replica del segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani, che in un post su X ha affermato: “L’Unione Europea sa certamente che, secondo la risoluzione dell’assemblea consultiva islamica, gli eserciti dei Paesi coinvolti nella recente risoluzione dell’Ue contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) sono considerati terroristi. Pertanto, le conseguenze ricadranno sui Paesi europei che hanno adottato tali misure”. Prendi e porta a casa…
Foto tratta da Wikipedia
AGGIORNAMENTO 1
Rafforzamento militare USA in Medio Oriente, massiccia mobilitazione aerea in corso: attacco all’Iran imminente? Il trasferimento di sistemi di difesa aerea e di altre attrezzature militari nell’area di responsabilità del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) è proseguito oggi: un aereo da trasporto strategico pesante C-5M è decollato dalla base di Ramstein, in Germania, diretto alla base aerea di Al-Udeid, in Qatar. Nelle ultime 24 ore, oltre 20 aerei C-17 Globemaster III e due C-5M Super Galaxy sono già arrivati o sono attualmente in volo verso le basi americane in Medio Oriente. L’attuale dispiegamento della US Air Force sta raggiungendo il suo picco, in modo simile a quanto osservato prima degli attacchi contro l’Iran nel giugno dello scorso anno. (tratto da un canale Telegram)
AGGIORNAMENTO 2
Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi:
“Abbiamo ripetutamente espresso le nostre opinioni sulle minacce da parte degli Stati Uniti. La Repubblica Islamica dell’Iran è pronta tanto per i negoziati quanto per la guerra, e oggi lo è ancora di più rispetto alla guerra di 12 giorni. Come allora, abbiamo risposto con fermezza alle forze aggressive, e lo faremo anche questa volta. A mio parere, a causa del diretto coinvolgimento degli Stati Uniti, le condizioni saranno molto diverse rispetto al conflitto precedente e, purtroppo, una possibile guerra potrebbe andare oltre uno scontro bilaterale. Come ho già detto in precedenza, spero che prevarrà un approccio razionale e che coloro che cercano di trascinare la regione in una guerra su vasta scala non raggiungeranno i loro obiettivi”. (tratto da un canale Telegram)
AGGIORNAMENTO 3
Sabato 31 Gennaio alle ore 16, davanti al Teatro Massimo di Palermo, si terrà una manifestazione pubblica di solidarietà con il popolo iraniano, vittima di una repressione sistematica e di una violenza diffusa da parte della Repubblica Islamica dell’Iran. L’iniziativa è promossa da una delegazione di studenti iraniani e cittadini iraniani residenti a Palermo, insieme a sostenitori dei diritti umani, per rompere il silenzio internazionale su quanto sta accadendo nel Paese. Secondo numerosi rapporti di organizzazioni internazionali indipendenti – tra cui Amnesty International, Human Rights Activists e Nazioni Unite – negli ultimi mesi e soprattutto nelle ultime settimane decine di migliaia di persone sono state uccise, ferite o arrestate durante le proteste popolari. Le violazioni documentate includono l’uso sistematico della violenza contro i civili, torture, esecuzioni, repressione negli ospedali, arresti arbitrari e gravi crimini contro l’integrità fisica delle vittime. Nel Gennaio 2026 il regime iraniano ha inoltre imposto un blackout digitale per oscurare la repressione in atto e impedire la diffusione di informazioni, nel tentativo di isolare il popolo iraniano dal resto del mondo. La manifestazione di Palermo nasce dall’urgenza di dare voce a chi non può più parlare, di chiedere la fine immediata delle violenze e di sollecitare l’Italia e l’Unione Europea ad assumere una posizione chiara e responsabile, attraverso azioni concrete: la sospensione delle esecuzioni dei prigionieri politici, l’applicazione effettiva delle sanzioni contro le strutture di potere del regime, il sostegno al diritto del popolo iraniano a decidere liberamente il proprio futuro. Questa mobilitazione non è legata ad appartenenze ideologiche o di parte, ma nasce da un principio universale: la difesa della vita, della dignità umana e della libertà. L’appuntamento è aperto a tutta la cittadinanza. Palermo sceglie di non voltarsi dall’altra parte. (Comunicato stampa)







