
di Giulio Ambrosetti
Non è vero che americani e israeliani sono divisi sulla guerra nel Golfo: la strategia è unica
Con l’avanzata degli israeliani in Libano e con gli stessi israeliani che continuano a tenere sotto pressione Gaza dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che la fine della guerra nel Golfo si allontana. Gli ottimisti pensano che ci siano contrasti tra il presidente americano, Donald Trump, e il capo del Governo di Israele, Benjiamin ‘Bibi’ Netanyahu. Niente di più errato. Con molta probabilità, ad inizio della guerra nel Golfo gli obiettivi di americani e israeliani non coincidevano del tutto. Ma oggi la strategia militare di America e Israele in Medio Oriente è unica. Gli americani tengono sotto ‘assedio’ l’Iran, impedendogli di commercializzare petrolio, zafferano, pistacchi e via continuando. L’obiettivo USA è portare alla fame l’Iran, che in questo momento resiste grazie agli aiuti cinesi e, in parte, russi che arrivano dal Mar Caspio. Come finirà non si sa. Ma si sa che, fino a ora, come scrive scenari economici.it, il prezzo del petrolio non è schizzato a 150 dollari al barile solo perché si stanno utilizzando a piene mani le riserve (qui l’articolo di scenari economici.it) e perché gli americani tengono in piedi il sistema delle navi ombra. Vediamo di cosa si tratta.
Siamo sicuri che gli USA tollereranno ancora il sistema delle navi petroliere ombra?
Lo stesso quotidiano economico – il riferimento è sempre a scenari economici.it – sostiene che una parte del petrolio iraniano riesce comunque a uscire da Golfo. Come? L’articolo non lo spiega. Dice soltanto che fa ricorso alle cosiddette navi che battono bandiera ombra. E’ lo stesso metodo utilizzato dalla Russia per vendere il proprio petrolio eludendo le sanzioni (qui l’articolo di scenari economici.it). Anche se una parte importante del petrolio russo arriva in Europa grazie all’India, che lo acquista da Mosca e lo rivende agli europei (qui un articolo). Quanto al petrolio iraniano, va detto che una parte, grazie al sistema delle navi ombra, finisce in Malesia e in Indonesia e, da qui, in Cina. Ovviamente, è quasi impossibile che gli americani lascino passare questo petrolio iraniano senza essere d’accordo. E’ evidente che sanno tutto e lasciano arrivare il petrolio iraniano in Cina. Anche perché sanno benissimo che questo non risolve i problemi economici dell’Iran, che al massimo riesce a sopravvivere.
Un sistema fragilissimo…
Ora una semplice riflessione. Per definizione, il sistema delle navi ombra è fragile quanto pericoloso. Presuppone il cosiddetto STS (Ship-to-Ship). Ovvero? “Il trasbordo di petrolio da una nave all’altra, noto come operazione STS (Ship-to-Ship) – leggiamo su AI Overview, l”intelligenza artificiale di Google – consiste nel trasferimento di greggio o derivati affiancando due petroliere in mare aperto. Viene impiegato per alleggerire carichi troppo pesanti, superare i limiti di pescaggio nei porti, o a volte per eludere controlli e sanzioni internazionali”. Le navi ombra nelle quali viene caricato il petrolio proveniente dall’Iran, sono, nella maggior parte dei casi, vecchie. Diciamo che potrebbero affondare se dovessero subire anche piccoli incidenti… Ecco il punto: fino ad ora non è successo nulla. Non sfugge agli osservatori che questo sistema aiuta la Russia a vendere il proprio petrolio, aiuta la Cina a non bloccare la propria economia, aiuta l’Iran a sopravvivere. Ma il sistema potrebbe crollare al minimo incidente: una sola nave ombra carica di petrolio che affonda provocherebbe un disastro ambientale di proporzioni gigantesche e fermerebbe tutto…
Perché potrebbe succedere il finimondo con il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile
Riassumendo, in questo momento il prezzo del petrolio nel mondo non è schizzato a 150-200 euro al barile per due motivi: 1) perché il mondo sta utilizzando le riserve, che però si vanno assottigliano; 2) perché è rimasto in piedi il sistema del commercio del petrolio con le navi ombra che consente alla Russia di aggirare le sanzioni e alla Cina di ricevere una parte del petrolio iraniano. Su MediaOnOnline ha pubblicato un articolo nel quale pongo una domanda: “Fino a quando la Cina appoggerà il regime teocratico di Teheran?“. Non è una domanda, come dire?, secondaria. Ormai è chiaro che nel Golfo non ci sarà alcuna pace. Nell’articolo si illustra che americani e israeliani hanno preso sotto tiro l’Iran. Che, lo ricordiamo, resiste grazie alla Cina e, in parte, anche grazie alla Russia. Il problema è che la situazione si va complicando. I russi, nei giorni scorsi, sono stati bombardati dall’Ucraina (o dagli alleati dell’Ucraina) con missili a lunga gittata. E hanno risposto con un terribile bombardamento a Kiev con missili ipersonici. Insomma, le guerra nel Golfo si incrocia con la guerra in Ucraina. Va da sé che, per far crollare l’Iran, gli americani potrebbero sia ridurre l’utilizzazione delle riserve di petrolio nel mondo, sia mettere in discussione il sistema delle navi ombra. Nell’uno o nell’altro caso – peggio se in tutt’e due i casi – il prezzo del petrolio schizzerebbe subito a 200 dollari al barile e succederebbe il finimondo. Fantapolitica economica? Parleranno i fatti, che, in alcuni casi, sono molto più efficaci delle parole.
Intanto la Russia…
Come si illustra nell’articolo, la Russia, che è una potenza militare mondiale, è in grado in tempi brevi di radere al suolo intere città ucraine con armi non atomiche che fino ad oggi non ha utilizzato. Ucraini e loro alleati hanno capito l’antifona. E infatti la Germania ha proposto di far entrare a tamburo battente l’Ucraina nell’Unione europea, nell’illusione che questo fermerebbe i russi. Ma è, per l’appunto, un’illusione. Perché i russi, se verranno di nuovo bombardati con missili a lunga gittata, scatereanno un pandeminio in Ucraina. Gli ‘europeisti’, in queste ore, hanno cercato di sfruttare la strana storia di un drone russo finito in Romania. Ma il Governo rmeno ha detto sostanzialmente che i russi, in questa storia, non hanno alcuna responsabilità. I governanti Ue, a cominciare dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che hanno approfittato di questa storia per attaccare la Russia hanno commesso un doppio errore. Primo errore: hanno parlato a vanvera, perché la storia del drone lanciato volutamente dai russi in Romania è una grande minchiata. Secondo errore: hanno scatenato la reazione del Governo russo, che, a ragione, ha il dente avvelenato contro l’Unione europea.
Forse i governanti europei, invece di parlare a vanvera, farebbero bene a riflettere sulle parole di Dmitry Medvedev
Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, è stato chiarissimo: “Gli Stati europei sono partecipanti diretti alla guerra contro la Russia, e questo non è più in discussione… A causa delle loro azioni, si verificano danni agli edifici residenziali, in cui muoiono i nostri civili. Per questo, come per l’attacco a Starobelsk, sono direttamente responsabili… Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e altri…”. E ancora: “Quindi preparatevi: queste situazioni continueranno, c’è una guerra! E i cittadini dei Paesi dell’Ue, come qualsiasi popolazione dei Paesi in guerra, non potranno dormire sonni tranquilli. Soprattutto in quei luoghi dove sono situate le produzioni di droni per le esigenze delle formazioni banderiste. Quindi chiudete la bocca. Questo è solo l’inizio”. La von der Leyen, i commissari europei e i capi di Governo dei 27 Paesi Ue hanno replicato a Medvedev? Magari siamo distratti, ma fino ad ora non abbiamo ascoltato o letto nulla…
Foto tratta da La Sicilia







