Sbagliato vietare i Pride per legge come ha fatto in Ungheria il capo del Governo Orban. Anche se tali manifestazioni puntano ad annientare la famiglia naturale per celebrare il consumismo

di Diego Fusaro

E’ giusto anche dare spazio a chi vuole trasformare la società in un sistema di atomi gaudenti, dediti unicamente al piacere deregolamentato e alla disgregazione dei vecchi costumi borghesi e proletari

Si è svolto a Budapest il contestato e controverso Pride, osteggiato dal presidente ungherese Orban, che addirittura lo ha dichiarato illegale. Nonostante questa dichiarazione, la manifestazione si è svolta, con una grande partecipazione. Ciò che pensiamo sui Pride l’abbiamo ampiamente scritto nel nostro studio “Il nuovo ordine erotico”: si tratta di fenomeni di modernizzazione turbocapitalistica, volti a potenziare e ad allargare la neoliberalizzazione integrale del mondo della vita, in coerenza con il turbocapitalismo di libero consumo e di libero costume. Quest’ultimo deve annientare la famiglia naturale per produrre un sistema di atomi gaudenti, dediti unicamente al piacere deregolamentato e alla disgregazione dei vecchi costumi borghesi e proletari, come peraltro limpidamente emerge dai corpi che sfilano in queste manifestazioni, ignudi e con parrucconi fucsia, agghindati in modo platealmente postmoderno.

I Pride non contestano la civiltà del capitale ma, al contrario, ne esprimono al meglio l’essenza consumistica e vacua

Sì, i Pride sono in tutto e per tutto fenomeni organici alla civiltà del capitale: non la contestano, ma ne esprimono al meglio l’essenza consumistica e deregolamentante. E tuttavia riteniamo che sia profondamente sbagliato vietare i Pride per legge, poiché in una libera democrazia in senso spinoziano ogni idea ha il sacrosanto diritto di essere espressa, anche la più sbagliata (e tale riteniamo che sia l’idea di fondo dei Pride). Al Pride di Budapest era presente anche una brigata della sinistra fucsia italica, quella che, per inciso, si disinteressa ormai da anni del conflitto di classe e dei diritti del lavoro per dedicarsi anima e corpo all’arcobaleno e all’ambientalismo neo-liberale. Anche la CGIL di Landini era presente e ha portato la propria solidarietà al Pride, bollando come liberticida il governo di Orban: anche in questo caso, siamo dell’avviso che la CGIL farebbe bene a occuparsi soprattutto dei diritti del lavoro.

I capricci sessuali per nascondere il massacro dai lavoratori da parte delle classi dominanti

A proposito di norme liberticide, ci punge vaghezza di ricordare una volta di più che Landini non si oppose all’infame tessera verde e anzi disse apertamente che non riteneva buona cosa scendere in piazza per protestare contro quella misura (era anzi favorevole alla benedizioni di massa coatte col santissimo siero). Qui emerge la seconda funzione dei Pride in relazione alla società capitalistica e alle sue contraddizioni immanenti: defocalizzare lo sguardo rispetto alla lotta di classe, spostare l’attenzione sui capricci di consumo arcobaleno di modo che resti invisibile il massacro di classe gestito univocamente dalle classi dominanti.

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