
Una breve chiacchierata con Mario Pagliaro
Nel Mar nero c’è un po’ di caos: navi petroliere russe attaccate e militarizzazione dei porti. Che sta succedendo di preciso? Ne parliamo con Mario Pagliaro (foto sotto), chimico del Cnr e attento osservatore delle questioni legate all’agricoltura e alla commercializzazione dei prodotti agricoli.
Allora, Pagliaro, che sta succedendo?

“Succede che la guerra nella ex URSS sembra essersi estesa nelle aree costiere occidentali del Mar Nero della ex Unione Sovietica, coinvolgendo sia navi adibite ad usi civili che infrastrutture portuali e viarie di quelle aree”.
Questo scenario che si va delineando che affetti potrà avere sul commercio di grano russo verso l’Europa e l’Africa?
“Questa è la domanda essenziale la cui risposta determinerà il prezzo del grano in Europa, e non solo in Europa, nel breve e nel medio periodo. Se la guerra dovesse continuare ad interessare le rotte e i porti utilizzati per il trasporto del grano delle due principali Repubbliche della ex Unione Sovietica, il prezzo crescerà molto rapidamente. E’ ormai chiaro che la depressione dei prezzi del grano in Europa sia stata dovuta alle enormi importazioni di grano che arriva da quelle parti. Per avere un’idea, l’import italiano di grano duro dalla Russia, nel solo 2023, è stato superiore alle 400 mila tonnellate con una crescita di quasi il 1200 per cento (+1164%) rispetto a prima della guerra in Ucraina. Se le importazioni di grano ex sovietico dovessero diminuire in modo significativo, ci ritroveremmo nelle condizioni antecedenti alla guerra che avevano portati i prezzi del grano a livelli molto elevati in tutta Europa e, naturalmente, anche in Italia. Non possiamo prevedere cosa accadrà di preciso con il conflitto militare in corso, che tutti naturalmente ci auguriamo possa cessare al più presto. Aiuta invece comprendere cosa rappresenti il grano russo per l’Europa: nel 2023, cioè due anni fa, le importazioni di grano dei Paesi della Ue dalla Russia e dalla Russia Bianca hanno raggiunto le 4,2 milioni di tonnellate. Anche solo una diminuzione del 10% delle esportazioni russe è ormai in grado di influenzare in modo rapido e immediato tanto il prezzo che la disponibilità di grano in Europa”.
Ci sarà un aumento del prezzo del grano a livello globale?
“Questo dipenderà dagli sviluppi del conflitto nella ex Unione Sovietica. Come detto, se le esportazioni dovessero diminuire anche del 10-15 per cento, gli effetti sui prezzi sarebbero immediati. Nel caso, da tutti auspicato, della pace e della distensione delle relazioni internazionali, il prezzo tonerà a salire in modo graduale con le ex Repubbliche dell’URSS che non avranno più esigenza di massimizzare rapidamente gli introiti derivanti dal commercio estero di grano. Di nuovo, pochi numeri aiutano a comprendere di cosa parliamo. Con un’enorme produzione che ormai si attesta intorno ai 100 milioni di tonnellate a fronte di una popolazione di neanche 150 milioni di abitanti – che peraltro non consumano grandi quantità di cereali ma di carne e di pesce – la Russia è passata da una produzione di 34 milioni di tonnellate di grano nel 2000 al record di 104 milioni nel 2022, trasformando il Paese più esteso al mondo nel principale esportatore mondiale di frumento”.







