Serve ancora il messaggio ai credenti contenuto nel Concilio di Nicea? Se ci proclamiamo cristiani assolutamente sì

di Maddalena Albanese

Proviamo a illustrare il perché

A cosa serve Nicea? L’uomo di oggi, iperattivo, problematico e schiacciato dalle difficoltà non ne ha più bisogno. Ma è proprio così? (Se lo chiede una donna di oggi). Qualche giorno fa (ma capitano proprio tutte a me!) stavo scorrendo i titoli degli articoli che Google manda automaticamente sui cellulari in base agli interessi dei singoli utenti (almeno in questo l’intelligenza artificiale è usata bene) e mi è caduto l’occhio su un articolo che titolava: ”A che serve Nicea oggi?”. Intanto ho capito che la mia profilazione nel web è decisamente culturalspirituale (e questo mi sta bene, perché lo spirito nello Spirito è la cartina di tornasole della veridicità di ogni nostra azione); in secondo luogo ho trovato stonata l’assonanza articolo cattolico/dubbi sull’utilità attuale del Concilio di Nicea: e questo mi sta un po’ meno bene, cercherò di spiegare perché.

“La nostra fede non è vana”

Il Concilio di Nicea (325 dopo Cristo) ha confermato, dopo uno strenuo dibattito teologico, che “la nostra Fede non è vana”, perché Chi ci ha redento è Vero Dio e Vero Uomo, questo contro la dottrina di Ario, presbitero e teologo nato in Libia che, pensando di fare cosa gradita a Dio Padre, ne aveva sminuito la Divinità del Figlio e ne aveva cancellato, di fatto, il Progetto di Redenzione dell’Uomo. Noi siamo stati redenti perché, in contraccambio alla nostra disobbedienza e al nostro disamore a Dio, è stato offerto a Dio Padre un Sacrificio di Obbedienza e di Amore di valore infinito, ma per possedere un valore infinito, questo sacrificio lo poteva offrire solo Dio a Dio. Questo sacrificio era pur sempre offerto per conto di tutta l’Umanità, e questo lo poteva fare solo un Uomo a Dio: Nostro Signore Gesù Cristo, nella sua Missione Pneumatizzata (unita cioè all’azione dello Spirito Santo) è, quindi, Vero Dio e Vero Uomo, Figlio di Dio, generato prima di tutti i secoli, non creato. Il Suo è un sacrificio di obbedienza, oblato sulla Croce , che unisce a Sé, nella Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, tutti i battezzati. Ci sarebbe altre considerazioni da fare riguardo alla natura umana e divina di Gesù, affrontate nel Concilio di Nicea, ma. per gli approfondimenti lasciamo chi è interessato a fare una ricerca personale.

Gesù entra nel dolore dell’uomo trasformandolo in mezzo di salvezza

I Cristiani, di ogni tempo, riescono quindi a dare un valore alla propria sofferenza, trasformandola in redenzione, propria e dei fratelli, proprio in virtù del Sacrificio dell’Uomo-Dio. La spiegazione teologica di tutto questo non è storia della teologia: è, invece, il perché, attuale e consolante, che dà un senso ad ogni orrore che l’uomo infligge all’uomo e che Gesù, Uomo Dio, proprio per la Sua Natura Divina e Umana, ha preso totalmente su di Sé per non lasciarci soli nella devastazione, chiamata “dolore innocente “, in cui l’uomo si è immerso con il peccato. L’uomo con il disamore a Dio aveva scelto la via dell’autoaffermazione, escludendo Dio dai propri progetti e auto condannandosi al dolore ed alla morte (se si rifiuta Dio, che è Vita, rimane solo la morte, quindi il fallimento dell’uomo, il concetto di peccato, infatti, è fallimento del progetto esistenziale). Gesù Cristo, nel suo Amore infinito a Dio Padre e all’Uomo, entra nello stesso dolore che questi aveva, di fatto, scelto di vivere e lo ha trasformato in mezzo di Salvezza, perché, come dice San Paolo nella lettera ai Romani, “tutto concorre al bene di chi ama Dio“.

Gli esempi di Sant’Atanasio e Sant’Ignazio di Antiochia

San Giovanni Paolo II ha scritto che Gesù si continua ad offrire in Sacrificio al Padre in ogni Santa Messa, certo in nostro favore, ma il Sacrificio di Amore È FATTO AL PADRE. Con buona pace di noi cattolici che subito dopo avere ricevuto la Comunione parliamo del più e del meno o, peggio, sparliamo di Tizio e di Caio già davanti la porta della Chiesa. Peraltro i Concili sono stati dei veri e propri agoni spirituali, in cui venivano sfoderate tutte le armi di preghiera, dottrina, testimonianza di cui si era in possesso, per propugnare la propria tesi e dei veri e propri agoni fisici (a volte ci scappava anche qualche rissa: certo non è edificante, ma tant’è…). Ci sono stati Santi che hanno sofferto l’esilio, sopportato la calunnia e consegnato la vita al boia per non recedere su Verità di Fede che avrebbero significato la Salvezza per i loro fratelli a venire (Sant’Atanasio e Sant’Ignazio di Antiochia, solo per fare qualche nome).

Le persecuzioni di Diocleziano

Il periodo di Nicea è, peraltro, temporalmente legato alla ferocia delle persecuzioni di Diocleziano, durante le quali migliaia di nostri fratelli nella Fede hanno dato la loro vita terrena perché noi avessimo la nostra vita eterna. Alla luce di questo leggo con sofferenza che i cristiani di oggi hanno ben altri problemi a cui pensare. Cosa c’è di più grande che dare la vita? Leggo con perplessità che è sufficiente leggere il Vangelo in cui si parla del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo senza soffermarsi a capire concetti quali sostanza, consustanzialità, Tre Persone Uguali in tutto tranne che nella relazione, tre Relazioni sussistenti, quindi un Unico Dio in Tre Persone, Gesù Vero Dio e Vero Uomo, e così via dicendo.

La Sacra Scrittura e i dogmi della Chiesa

È assolutamente vero: nella Sacra Scrittura, e ancora più nel Vangelo, Buona Novella della Parola Incarnata, c’è tutto. Ma se lo Stesso Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa uomini che spiegassero alla Ragione ciò che era stato detto nella Fede, chi siamo noi per dire che una parte di ciò che lo Spirito fa nella Chiesa non ci serve? Come possiamo dire che ci sia “la necessità di un ripensamento della teologia dogmatica?” (Welte). Ma, scusate se esisto e se penso, se, come ci hanno spiegato, essere cristiani non è semplicemente credere in Gesù Cristo (questo ci rende seguaci di Cristo), ma credere nel DOGMA della Santissima Trinità (Tre Persone distinte nella uguaglianza della sostanza di un Unico Dio), come possono esserci teologi, cristiani, cattolici, che dicono che il Gesù dei Dogmi, Figlio di Dio Padre nell’Amore dello Spirito Santo, non è più il Gesù dei Vangeli, Figlio di Dio, che ha effuso lo spirito prima dell’Ascensione, visto che i dogmi sono inscindibili dal Credo Cattolico e che, di fatto, originano dalla Scrittura? Mi sembra una contraddizione. E poi nessuno ci costringe a essere cattolici…

L’uomo di oggi

Intanto, così, l’uomo di oggi viene automaticamente tacciato di essere (un po’) ignorante, ed anche di essere (un po’ ) superficiale. La differenza tra essenza ed esistenza e tra sostanza ed accidente viene infatti fatta studiare a scuola. È vero: sono delle categoria della logica aristotelica. Ma è la logica che organizza il pensiero dell’uomo. E, ancora oggi, la logica aristotelica, struttura in maniera lucida e di facile comprensione argomenti metafisici di difficile inquadramento. Inoltre, c’è da dire che conosco personalmente molti uomini e donne che studiano teologia, non come storia, ma come studio di Dio, rubando tempo a impegni più preziosi (programmi sportivi, social media, shopping, serie tv,
etc.), ma anche meno importanti (incontri in famiglia, altre letture, un po’ di riposo dopo essere stati asfaltati sul lavoro, etc.)

La ragione della nostra Fede

In ultimo, ma non ultimo, sarebbe opportuno riflettere sul fatto che se l’uomo di oggi ha sete di credere e di accettare Dio, Che vuole agire in ogni progetto umano per farne un’opera perfetta (solo che noi glielo permettiamo), come ha detto di recente Papa Leone durante il Giubileo dei Giovani, è perché la nostra Fede viene da Dio, è perfetta, è accogliente, ci parla di un Dio “Dives in Misericordia”, un Dio testimoniato dagli Apostoli, confermato alla razionalità dell’Uomo dai Concili, sempre Uguale a Se Stesso ma sempre Nuovo, che, nel Suo Amore, si adatta all’Uomo di ogni tempo senza fare perdere il passato su cui ogni presente si fonda. Se noi pensiamo che Nicea e, a questo punto, tutto il bagaglio testimoniale e teologico dei Padri non ci serve, non avremo più conoscenza e contezza del nostro Credo, non ne potremo più rendere ragione, come lo stesso San Pietro ci chiedeva di fare, perché… ne avremo perso il Perché.

Foto tratta da Wikipedia

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