Si aggrava lo scenario in Iran: i governi di Russia, Canada, India, Gran Bretagna e Turchia invitano i propri cittadini a lasciare il Paese. Gli interessi in gioco e il ruolo della Cina non contraria agli ayatollah

Il regime teocratico che governa questo Paese dal 1979 è sotto pressione da parte delle piazze

I governi della Russia, del Canada, dell’India, della Gran Bretagna e della Turchia hanno invitato i loro rispettivi cittadini che vivono in Iran a lasciare subito tale Paese. In Iran, ormai da giorni, sono in corso proteste popolari contro il regime degli ayatollah. Non c’è nemmeno bisogno di aggiungere che le proteste sono fomentate dall’Occidente e, segnatamente, dagli Stati Uniti d’America di Donald Trump. L’Iran, in questo momento, è diviso in due: ci sono i cittadini che protestano contro il regime teocratico e i cittadini che, invece, appoggiano gli ayatollah che, lo ricordiamo, sono arrivati al potere nel lontano 1979, quando una rivoluzione religiosa cacciò via lo scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi. Da quello che si capisce, oggi la maggioranza della popolazione iraniana – soprattutto i giovani e le donne – non ne possono più degli ayatollah.

I cinesi difendono gli ayatollah non per questioni religiose ma per il petrolio

In questa fase storica Cina e Russia difendono il regime degli ayatollah non per motivi religiosi ma per questioni economiche, ovvero il petrolio. Per la cronaca, la Cina è il maggiore acquirente del petrolio iraniano che viene trasportato via mare con un flusso che si attesta intorno 1,4 milioni di barili al giorno. La Cina possiede sì e no l’1,5% delle riserve di petrolio mondiale e oggi dipende dal petrolio iraniano. Così come l’economia iraniana dipende dalla vendita di petrolio alla Cina. Questo ci dice che i cinesi faranno di tutto per tenere in piedi il regime degli ayatollah iraniano. Ma ciò rischia di indebolire l’immagine della Cina, Paese comunista che in questa battaglia geopolitica importante – ma di retroguardia sotto il profilo dei diritti civili – si ritrova a difendere un regime illiberale. Peraltro, in Iran c’è una netta prevalenza della religione islamica sciita mentre il mondo islamico è in maggioranza sunnita: e questo non è un particolare secondario: anzi. I russi di Vladimir Putin, pur appoggiando l’Iran, si mantengono più defilati rispetto ai cinesi, anche perché la Russia è, insieme con l’Arabia Saudita, il secondo produttore di petrolio al mondo dopo gli Stati Uniti d’America. Non è da escludere che le proteste popolari in Iran si trasformino in una guerra civile, che potrebbe durare a lungo, sia perché una parte della popolazione iraniana minoritaria ma pur sempre numericamente importante, come già accennato, appoggia il regime degli ayatollah, sia perché i cinesi non si arrenderanno facilmente. Anche perché la sconfitta del ayatollah suonerebbe come una vittoria dell’America di Trump: e questo i cinesi non se lo possono permettere.

Foto Wikipedia

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