Si chiude una settimana di caos tra guerra nel Golfo e ritorno dei dazi americani sulle auto europee. Per fortuna che l’Italia ha il 25 Aprile e l’1 Maggio per ricordarci la libertà…

di Giulio Ambrosetti

Mentre nel nostro Paese si conclude il lungo ponte di Liberazione e Festa del Lavoro, il presidente americano Trump ha risposto al Parlamento europeo che circa un mese fa ha bloccato l’accordo commerciale USA-Ue siglato lo scorso anno dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen

La verità è che nel mondo sta succedendo un gran casino. Totale casino. Gli iraniani, che prima hanno chiuso lo Stretto di Hormuz, adesso lo vorrebbero riaprire. Ma c’è il secco “No” dell’America di Donald Trump. Il prezzo del petrolio che per qualche settimana ha oscillato tra 90 e 100 dollari ha cominciato ad andare su. Il Wti dovrebbe essere intorno a 105 dollari mentre il Brent ‘viaggia’ sui 117 dollari. L’aria è pesante e la prossima settimana si attendono prezzi in vertiginosa salita. Anche perché l’attuale Governo USA non ha alcuna intenzione di mollare la presa sul Golfo. Trump chiede al regime degli ayatollah di porre fine al nucleare, o meglio, al progetto di fabbricazione di armi nucleari. Gli iraniani non ne vogliono sapere. Così tutto rimane bloccato. In più ci sono le notizie di queste ore, ovvero la replica americana alla Germania e, in generale, all’Unione europea. Poco più di un mese fa il Parlamento europeo ha sostanzialmente bloccato l’accordo sui dazi con gli USA siglato lo scorso anno dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. L’amministrazione americana risponde portando dal 15% al 25% i dazi sulle auto e sui mezzi gommati pesanti europei. Di fatto è un ‘siluro’ americano alle industrie automobilistiche di Germania e Francia (in Italia ormai l’industria automobilistica è residuale).

Trump, di fatto, inizia anche lo smantellamento della NATO. Si profila la perdita di migliaia di posti di lavoro e di commesse legate alla presenza militare

Non solo. Come già annunciato da mesi, gli USA iniziano a smantellare le basi militari americane in Europa. Di fatto, anche se la notizia viene tenuta ‘bassa’, è l’inizio della fine della NATO. E si comincerà proprio dalla Germania. I danni economici per i Paesi europei saranno rilevanti: perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro e di commesse legate alla presenza dei militari americani sul suolo europeo. Germania e Italia in primo luogo dovranno fare i conti con i danni economici legati allo smantellamento delle basi militari americane e NATO. Nel nostro Paese, nel giro di un anno, verranno meno le basi militari NATO e americane del Friuli, del Lazio, della Campania e della Sicilia (Sigonella e MUOS di Niscemi in testa).

Gli americani, nel Golfo, combattono contemporaneamente contro l’Iran e contro la Cina

Qualche giorno fa ho pubblicato su MediaOnOnline un approfondimento che fa il punto della situazione in Medio Oriente (qui l’articolo). Tante le questioni affrontate. Per ciò che riguarda l’Iran, la tesi che cerco di illustrare è che gli americani non hanno alcuna intenzione di trovare un accordo con l’Iran. La stategia USA consiste nell’affamare questo Paese, costringendo il suo principale alleato, la Cina, a svenarsi per tenerlo in piedi. Gli americani, che hanno assunto il controllo militare del Golfo, combattono in realtà una doppia guerra: guerra militare ed economica contro l’Iran e guerra economica contro la Cina. Bloccano sia le navi in uscita (non tutte, in verità: qualcuna la fanno passare), sia le navi in entrata nel Golfo. L’Iran non può vendere il proprio petrolio e non può ricevere aiuti dal Golfo. Il problema, per l’Iran, è il blocco dei pozzi petroliferi con danni economici che potrebbero diventare permanenti. Gli americani puntano a creare una crisi economica in Iran, costringendo la Cina e, in parte, la Russia ad aiutare gli iraniani. Non è una cosa da nulla, perché nell’ex Persia vivono 92 milioni di persone. Insomma, per la Cina e, in parte, per la Russia è un bell’impegno economico. Per quanto tempo potranno andare avanti Iran, Cina e Russia? E quanto gli costerà?

Le minchiate solenni sulla crisi economica americana

Come racconto nell’articolo, stanno provando in tutti i modi a far cambiare idea a Trump. Ci provano i mezzi d’informazione di mezzo mondo che raccontano di un’America in crisi economica. Minchiate solenni. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz quasi tutti i Paesi che acquistavano petrolio e gas dai Paesi del Golfo e dall’Iran acquistano petrolio e gas dagli Stati Uniti d’America, peraltro a prezzi assai maggiorati. E se gli USA sono i primi al mondo per la produzione di petrolio e gas e stanno guadagnando una barca di soldi, anche la Russia di Vladimir Putin, secondo Paese al mondo per la produzione di petrolio e gas, non se la sta passando male. Anche se la Russia, in verità, è un po’ appesantita, perché deve fornire idrocarburi all’alleato cinese e non crediamo proprio che venda al Paese di Xi Jinping il petrolio agli attuali prezzi di mercato. E’ chiaro che lo vende ai cinesi a prezzi molto più contenuti. Ora, con i dazi su auto e mezzi gommati pesanti europei che passano dal 15% al 25%, le industrie automobilistiche americane si avvantaggeranno a scapito delle industrie automobilistiche europee, segnatamente di Germania e Francia.

Il ‘caso’ Italia: 11 miliardi di euro per foraggiare l’Ucraina sì, aiuti per imprese e famiglie italiane no

Quindi quando leggete o sentite dire che l’economia americana è in crisi sappiate che raccontano fesserie. In crisi economica profonda è l’Unione europea che sta letteralmente affondando. Anche perché la rigidità del demenziale sistema monetario euro peggiora la situazione. Il ‘caso’ Italia è sotto gli occhi di tutti. Non ne parla la televisione, che fa solo sorridere. Di che si tratta? Semplice: con lo sblocco del ‘prestito-regalo’ di 90 miliardi di euro dell’Unione europea all’Ucraina, l’Italia si deve indebitare di 11 miliardi di euro: questa è la parte dei 90 miliardi di euro che il nostro Paese dovrà devolvere alla ‘causa ucraina’. Per foraggiare l’Ucraina di Zelenskyj il ‘Patto di stabilità’ non si applica. Ma se il Governo italiano prova a indebitarsi per aiutare i cittadini e le imprese a pagare benzina e gasolio, zact!, scatta il ‘Patto di stabilità’ che lo impedisce! Morale: soldi per gli ucraini sì, soldi per gli italiani no. Il tutto mentre in Italia benzina e gasolio ‘viaggiano’ intorno a 2 euro al litro. Questa è l’Unione europea che piace tanto al centrosinistra italiano. Invece di scatenare un putiferio contro l’Ue a ‘trazione’ tedesca, il Governo di centrodestra di Giorgia Meloni si sta adeguando a questa ennesima porcata ‘europeista’. E dalle nostre parti che si fa? Festeggiamo il 25 Aprile e l’1 Maggio con concerti e balli mentre l’economia affonda. Ad ognuno il proprio Titanic.

Putin e Carlo d’Inghilterra hanno provato, senza riuscirsi, a rabbonire Trump

Oltre a raccontare bugie sull’America e su Trump, si cerca anche di convincere il presidente americano a cambiare strategia su Iran e Unione europea. Nella settimana che si è conclusa ci hanno provato il presidente della Federazione Russa,Vladimir Putin, e Carlo d’Inghilterra. Ma hanno fatto buchi nell’acqua. Putin ha telefonato a Trump su probabile input della Cina. Non è da escludere che il presidente della Federazione Russa abbia fatto capire a Xi Jinping ciò che il leader cinese sa già: e cioè che Trump lavora per fare crollare il regime iraniano degli ayatollay. In queste ore hanno messo in giro la notizia che improbabili alti militari statunitensi avrebbero illustrato al presidente nuove strategie di attacco all’Iran. A meno che non si tratti di un attacco risolutivo tale scenario sembra improbabile. Trump non ha fretta. Le elezioni americane di metà mandato (Midterm Elections) sono previste il prossimo Novembre. Per altri quattro-cinque mesi il presidente USA ha tutto il tempo per andare avanti come in una partita a scacchi. I problemi sono per la Russia e soprattutto per la Cina che debbono mantenere un Paese di 92 milioni di abitanti. Quella di Trump è una stategia di logoramento. Gli americani pensano, e forse non sbagliano, che la situazione di stallo in Iran, con i pozzi petroliferi bloccati, potrebbe iniziare a creare problemi al Governo iraniano con possibili divisioni interne.

Germania e Italia al capolinea

Anche Re Carlo d’Inghilterra ha provato a rabbonire Trump. Probabilmente per conto dell’Europa. Tutto inutile. Al massimo avrà ottenuto qualche alleggerimento sui dazi per il suo Paese. Ma sull’Unione europea la chiusura del presidente americano è totale. Non a caso, nelle ultime ore, Trump ha ‘strapazzato’ il Cancelliere tedesco Friedrich Merz. Gli ha detto che la Germania è un Paese mezzo finito, pieno di migranti e privo di idrocarburi. Merz, forse in un momento di disperazione, ha ripetuto la solita solfa sull’America in crisi, sull’attacco sbagliato all’Iran e bla bla bla. Trump ha replicato al Cancelliere tedesco invitandolo ad occuparsi del suo Paese che sta cadendo a pezzi. Poi c’è la demilitarizzazione. Come già ricordato, gli americani inizieranno a smantellare la NATO proprio dalla Germania. Idem per i militari presenti in Spagna e in Italia, due Paesi che Trump considera se non alleati dell’Iran, comunque disposti a tollerare la bomba atomica nelle mani iraniane. La strategia del capo del Governo italiano Giorgia Meloni di abbracciare prima Joe Biden e poi Trump senza schierarsi mai è ormai arrivata al capolinea. Come già accennato, l’attuale amministrazione americana ha rispreso la guerra sui dazi doganali contro l’Europa: per ora su auto e mezzi gommati pesanti, tra un po’ anche sugli altri prodotti europei, a cominciare dall’agro-alimentare. E sta iniziando a smantellare le basi militari americane in Europa. Siamo proprio curiosi di capire cosa succederà la prossima settimana nei mercati europei, tra petrolio e dazi. Vediamo quanti soldi dovranno ‘bruciare’ ancora per tenere in piedi le Borse e per non far schizzare all’insù i prezzi di petrolio e gas.

Foto sopra tratta da Governo.it

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