
Impossibile smentire i dati forniti da Mario Pagliaro (foto sopra), ricercatore del Cnr, con il quale, come ogni mese, facciamo il punto della situazione su clima e agricoltura nella nostra Isola
Siamo a metà Settembre. E’ imminente in Sicilia la raccolta delle olive per la produzione dell’olio, il cui prezzo supera ormai i 10 euro al litro. Le piogge sono riprese con i primi allagamenti, ad esempio, ad Alcamo, anche se in realtà erano continuate persino ad Agosto. Come ci aveva detto Mario Pagliaro per la nostra intervista mensile. “Il nuovo afflusso di aria fredda – ci ha raccontato il 20 Agosto – è iniziato il 19 Agosto e porterà nuove piogge diffuse per giorni sui vari areali della Sicilia, maggiormente concentrate nelle aree interne dove sorgono praticamente tutti gli invasi e hanno sede le grandi sorgenti d’acqua come quelle dell’Etna o di Scillato che alimentano le conurbazioni del Catanese e del Palermitano”. Puntualmente, la Regione siciliana ha da pochi giorni confermato come ad Agosto in Sicilia ha piovuto più della media. Sarà anche per questo, che il nostro dialogo mensile con Pagliaro su meteo, agricoltura, ambiente ed economia è atteso da moltissimi lettori, in Sicilia e fuori dalla Sicilia.
UN ESTATE 2025 PIOVOSA
La prima domanda non può che riguardare le piogge. Alcuni media continuano a parlare di questa inesistente “siccità”. Non le chiedo di commentare, anche perché non appena ne scrivono o ci fanno un servizio in televisione, subito si aprono i cieli, com’è avvenuto la scorsa settimana. Parliamo invece di numeri: come sono andate le precipitazioni in Sicilia ad Agosto?
“Molto bene. L’accumulo medio regionale per il mese è stato di quasi il 35% superiore alla media: 16 mm invece di 12 mm. E’ piovuto in abbondanza proprio nelle aree interne: nel Nisseno, ad esempio, a Mazzarino, ma anche a Palazzolo Acreide, Caltagirone, Modica, nell’Ennese e sulle Madonie. Grandi piogge pure nel Messinese, sui monti Peloritani e sull’Etna. Nel complesso, le precipitazioni registrate dalla Regione siciliana nei primi 8 mesi del 2025 sono quasi eguali a quelle del 2023, pari a quasi 450 mm. Ricordo che si tratta di un 450 litri d’acqua per metro quadro. Che su una superficie enorme come quella della Sicilia, pari quasi a 26mila kmq, si traducono in enormi volumi di acqua. Molto positivo anche il debutto di Settembre, che il 10 ha visto grandi precipitazioni e allagamenti diffusi nell’area nord occidentale dell’isola, che nei mesi precedenti aveva registrato meno piogge rispetto alle altre aree Sicilia. Nel complesso, l’Italia continua ad essere investita da continue perturbazioni da Est e da Ovest. Al Nord e al Centro, l’Estate è stata la più piovosa degli ultimi decenni. Basta un solo dato: a Milano-Linate, ovvero nei pressi dell’aeroporto cittadino milanese, ad Agosto è piovuto per ben 13 giorni su 31. Con un accumulo di 215 mm, superiore di ben 155 mm rispetto alla media decennale precedente: in pratica le piogge sono cresciute del 360% solo ad Agosto”.
Ecco, parliamo del tempo che farà. Lo scorso 10 Settembre, all’improvviso, in Sicilia sono arrivati fresco e piogge. Che tempo possiamo attenderci per Settembre in Italia e in Sicilia?
“Le condizioni meteo in Italia e in Europa restano dominate da una forte dinamicità, con frequenti ondate di maltempo del tutto inconsuete per la stagione. Siamo ancora in Estate, ma ieri, Domenica 14 Settembre, e oggi, Lunedì 15 Settembre, sulle coste occidentali francesi si registra una tempesta con venti di rafale che supereranno i 100 km/h. Sono valori da tempeste invernali, quando invece siamo solo alla fine dell’Estate. L’Italia vi è coinvolta in pieno. Vedremo già da fine mese se il vortice polare in via di formazione dalla seconda metà di Settembre sarà debole, come sostengono alcuni modelli previsionali, e dunque se avremo un Autunno e un Inverno particolarmente freddi e caratterizzati da forti precipitazioni”.
DAZI DOGANALI AMERICANI: “E’ inutile illudersi pensando di poter sostituire l’export verso gli Usa con l’export verso altri Paesi o con il consumo interno con stipendi e salari bassi”
Parliamo di agricoltura. Le sembrerà strano, ma leggendo la stampa italiana non siamo ancora riusciti a capire a quanto ammontano i dazi americani sui prodotti agricoli italiani. Le cifre cambiano continuamente. Che impatto avrà sull’export dalla Sicilia?
“Da circa un mese si pagano dazi doganali del 15% su tutti i prodotti agroalimentari che arrivano in America dal Paesi dell’Unione europea. A questo si aggiunge il fatto che, dalla data dell’insediamento del nuovo governo USA, il dollaro ha subito una svalutazione di quasi il 9%. Infatti, l’industria vitivinicola italiana ha subito parlato di ‘misura gravissima’ e le imprese già chiedono al governo ‘indennizzi e misure sostegno‘. L’impatto sull’export italiano sarà significativo, rapido e soprattutto durevole. Che è esattamente l’obiettivo del Governo statunitense, per limitare la fuoriuscita di dollari e rilanciare tutte le produzioni domestiche, incluse quelle agroalimentari. E’ inutile illudersi pensando di poter sostituire l’export verso gli Usa con l’export verso altri Paesi o con il consumo interno con stipendi e salari così bassi. Fra le aziende vinicole, quelle che realizzano tramite l’export la maggior parte del loro fatturato vendevano i loro pregiati vini negli Usa a prezzi elevati e remunerativi. Dunque, quei vini non possono essere venduti sul mercato interno a causa dei bassi salari italiani, peraltro falcidiati dall’inflazione di questi ultimi quattro anni. Cina, Brasile e Paesi del Golfo Persico, per motivi diversi, non sono e non saranno in grado di assorbire la quota di export agroalimentare italiano che sarà perduta negli Usa. Vale per i vini, come per qualsiasi altro prodotto di pregio dell’agroalimentare italiano in precedenza destinato principalmente all’export verso gli USA”.
L’UNICA SOLUZIONE E’ AUMENTARE I CONSUMI INTERNI MA PER FAR QUESTO VANNO AUMENTATI STIPENDI E SALARI
Dunque, cosa dovranno fare le imprese italiane e siciliane per sostituire le quote di export verso gli Usa?
“C’è un’unica soluzione: aumentare i salari pagati dalle aziende private e dalle pubbliche amministrazioni ai lavoratori. Questo consentirebbe un aumento della domanda interna capace di assorbire internamente la grande produzione agroalimentare italiana. Ma questo presupporrebbe la fine di 30 anni di politiche di austerità fiscale imposte all’Italia dall’adozione della moneta comune europea con la Germania e la Francia. Il problema è persino più grave in Germania, la cui economia mercantilista – che già si reggeva sull’export – con l’euro dipende pressoché interamente dalle esportazioni. Esattamente come fa quella dell’Italia del Nord, dove si concentra la quasi totalità del sistema industriale italiano. Di fatto, in presenza di simili dazi e con un dollaro così svalutato non esistono alternative: o aumento dei salari o chiusura delle aziende. Perché senza una domanda sufficiente a generare profitti, le aziende chiudono. Le imprese non sono enti benefici ma organizzazioni produttive il cui fine è il profitto. Senza la possibilità di fare profitti, i proprietari le chiuderanno rapidamente perché non troverebbero nemmeno acquirenti disposti a rilevarle.







