Sicilia, terra d’impasse: burocrazia asfissiante, personale assente e un Governo regionale troppo lontano dai bisogni dei siciliani

di Mauro Crisafulli
esperto politiche di sviluppo locale e marketing territoriale

Fare impresa in Sicilia è un percorso a ostacoli

Avviare un’attività in Sicilia non è solo difficile: è un percorso a ostacoli, spesso demoralizzante. Dietro le promesse di sviluppo, innovazione e rilancio del Sud, si nasconde una realtà fatta di burocrazia paralizzante, uffici svuotati, concorsi bloccati e una pubblica amministrazione spesso inefficiente. Il tutto aggravato da un Governo regionale che appare autoreferenziale e incapace di ascoltare il territorio. Secondo i dati del Ministero della Funzione Pubblica (Rapporto 2023), in Sicilia sono oltre 20.000 i posti vacanti nelle amministrazioni locali. Tra i Comuni siciliani, molti hanno perso fino al 50% del personale negli ultimi 15 anni a causa del blocco del turnover e del mancato rinnovo dei contratti. (Foto sopra tratta da Regione siciliana; nella foto sotto, Mauro Crisafulli).

Lo storico abbandono delle aree interne dell’Isola

Nelle aree interne, la situazione è drammatica. Comuni come Nicosia, Petralia, Gangi o Montalbano Elicona hanno uffici tecnici con uno o due soli dipendenti, spesso costretti a gestire urbanistica, edilizia, ambiente e patrimonio da soli. A Caltanissetta, il settore urbanistica ha perso il 40% degli addetti in dieci anni. A Ragusa, ci sono attese fino a 8 mesi per una semplice SCIA edilizia.

Regione siciliana: troppo personale?

Paradossalmente, la Regione siciliana ha il personale più numeroso d’Italia in rapporto alla popolazione: circa 15.000 dipendenti regionali, il doppio rispetto a una Regione simile come il Veneto. Tuttavia, secondo un’analisi dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (Università Cattolica, 2023), la produttività è bassa e le funzioni sono spesso sovrapposte, mal distribuite o scollegate dai bisogni reali dei cittadini. Le Regioni ordinarie italiane hanno in media 10 dipendenti pubblici ogni 1.000 abitanti. Le Regioni a Statuto speciale come la Sicilia ne hanno oltre 16 ogni 1.000: un eccesso del 62% rispetto alla media nazionale, ma senza il ritorno in efficienza che ci si aspetterebbe da un tale investimento.

Pochi i giovani che partecipano ai concorsi in Sicilia: meglio emigrare

Inoltre, il blocco delle assunzioni ha colpito duro anche le nuove generazioni. Nel 2023, in Sicilia sono stati banditi solo 13 concorsi regionali, a fronte dei 41 banditi dalla Regione Lazio e dei 35 in Emilia-Romagna. Quando i concorsi si tengono, i partecipanti sono pochi: secondo dati InPA, la Sicilia ha uno dei più bassi tassi di partecipazione ai concorsi pubblici in Italia (2,05 candidati ogni 1.000 abitanti), segno di sfiducia nel sistema e nei tempi di assunzione. Molti giovani preferiscono tentare la strada del Nord o dell’estero. L’Istat stima che negli ultimi 10 anni la Sicilia abbia perso oltre 180.000 residenti sotto i 40 anni.

Bassa qualità dei servizi alle imprese

Uno studio di Confartigianato del 2024 ha inserito la Sicilia tra le ultime tre Regioni italiane per qualità dei servizi pubblici alle imprese. I tempi medi per l’apertura di una nuova attività superano spesso i 90 giorni, contro i 30 della Lombardia e i 35 del Veneto. I fondi europei sono spesso non spesi o restituiti per incapacità gestionale: nel ciclo 2014–2020 la Sicilia ha speso solo il 53% dei fondi FESR disponibili entro la scadenza utile, secondo i dati dell’Agenzia per la Coesione. Progetti infrastrutturali, innovazione, turismo: tutto rallenta, spesso si blocca. In questo scenario, la Regione siciliana continua a parlare di “rilancio”, “transizione digitale”, “opportunità”. Ma, nel territorio, la realtà è ben diversa. Nessun piano strategico serio per la digitalizzazione dei Comuni, nessun investimento su figure professionali come ingegneri, urbanisti, progettisti, e pochissimo ascolto delle categorie produttive. Molti Sindaci lamentano l’assenza di coordinamento con la Regione. Altri parlano apertamente di “abbandono istituzionale”. Le conferenze stampa e i proclami non bastano a colmare il vuoto di servizi essenziali e di presenza concreta nei territori. Chi prova a fare impresa in Sicilia lo sa bene: più che una sfida economica, è una sfida contro la ‘macchina’ pubblica. I ritardi nell’ottenere autorizzazioni ambientali, paesaggistiche, edilizie scoraggiano investimenti e progetti. Alcuni imprenditori locali parlano di attese di oltre un anno per un’autorizzazione paesaggistica a Siracusa, o di pratiche edilizie mai concluse a Enna per mancanza di personale. Secondo Unioncamere Sicilia, nel solo 2023 sono cessate 13.547 imprese, a fronte di 10.921 nuove aperture. Un saldo negativo che pesa soprattutto nei settori commercio, agricoltura e artigianato. In conclusione: la Sicilia non ha bisogno di miracoli ma di azioni concrete;

  • Un piano straordinario di assunzioni negli enti locali.
  • Semplificazione normativa radicale e digitalizzazione obbligatoria di tutti i procedimenti amministrativi.
  • Riorganizzazione del personale regionale secondo i reali bisogni del territorio.
  • Un patto territoriale per l’impresa che coinvolga Comuni, Regione e sistema produttivo.

In mancanza di questi interventi, la Sicilia continuerà a perdere imprese, investimenti, giovani e speranza. Sarà ricordata non come terra di opportunità, ma come luogo dove anche l’iniziativa più semplice si infrange contro il muro dell’inefficienza.

Ps

E’ vero, la Regione siciliana ha più personale rispetto ad altre Regioni italiane. Ma va ricordato che la Regione siciliana, in virtù della sua Autonomia, gestisce settori che in altre parti d’Italia sono gestiti dallo Stato. Ciò non significa che non ci sia l’inefficienza denunciata dall’autore dell’articolo: anzi.

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