
“L’insanabile conflitto che divide la memoria”
Nei giorni scorsi ho scritto e pubblicato un articolo ponendo una domanda: “Perché tante polemiche sulla procura di Caltanissetta e sul ‘Rapporto su mafia e appalti’ in Sicilia di fine anni ’80-primi anni ’90 come possibile concausa delle stragi del 1992?” (qui l’articolo). Oggi, ‘navigando’ su Internet – cosa che non faccio spesso – ho trovato un interessantissimo articolo sulla strage di Via d’Amelio dal titolo: “L’insanabile conflitto che divide la memoria“. Nell’articolo si racconta delle diversità di vedute fra Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso a Palermo nel 1992 insieme con uomini e donne della sua scorta, i magistrati Nino Di Matteo e Roberto Scarpinato da una parte, e l’avvocato Fabio Trizzino dall’altra parte.
Tra atti, omissioni documentali e cronologie verificabili
“Una delle principali ragioni che separa le posizioni in campo – si legge nell’articolo – risiede sul grado di valenza che va attribuito al Dossier Mafia e Appalti quale importante concausa della eliminazione del dottor Borsellino. Il dossier Mafia e Appalti non era un semplice fascicolo investigativo stilato dai ROS dei Carabinieri . Era una radiografia del potere: nomi, imprese, politici, clan, flussi di denaro, spartizioni scientifiche degli appalti pubblici. Un sistema che non si limitava a ‘inquinare’ lo Stato: ci conviveva, lo nutriva, lo usava. Il dossier Mafia e Appalti emerge oggi – alla luce di nuove audizioni, atti giudiziari e ricostruzioni – come uno dei possibili snodi causali che contribuirono alla decisione di eliminare Paolo Borsellino. Le fonti più recenti della Procura di Caltanissetta indicano che la gestione del dossier e il ruolo di Borsellino come testimone diretto di dinamiche tra mafia, politica e grandi imprese potrebbero aver accelerato la strage di via D’Amelio”. Se avete seguito tale argomento vi invito a leggere per esteso questo articolo che, con grande chiarezza, dà una versione dei fatti non partendo “dalle ipotesi, ma dagli atti; non dalle categorie politiche, ma dalle omissioni documentali; non dalle narrazioni, ma dalle cronologie verificabili'” (qui l’articolo per esteso). Insomma, un articolo da leggere con grande attenzione.
Foto tratta da Il Dubbio







