
I costi sono cresciuti e l’instabilità è rimasta
Attenzione: la tregua nel Golfo Persico non fermerà gli attacchi iraniani in Libano, almeno fino a quando non ci sarà chiarezza. Lo stop alle armi per 15 giorni è fragilissimo e poiché sono gli americani e gli iraniani ad avere il coltello dalla parte del manico ci si può aspettare di tutto. Anche perché il presidente americano, Donald Trump, è notoriamente imprevedibile. Il crollo del prezzo del petrolio di ieri sera (da quasi 118 dollari al barile a 93 dollari al barile), che probabilmente avrà fatto guadagnare una barca di soldi ai ‘ribassisti’, non comporterà un calo del prezzo della benzina e del gasolio. Anzi, potrebbe verificarsi l’esatto contrario. Proviamo a illustrare il perché.
Perché i prezzi di benzina e gasolio non scenderanno e, forse, cresceranno ulteriormente
L’aumento del prezzo di benzina e gasolio già nelle ore successive all’esplosione della guerra nel Golfo Persico è stato il frutto di una speculazione allo stato puro. Poi, però, l’offerta di petrolio si è ridotta per davvero. Gli operatori di questo settore hanno dovuto fronteggiare aumenti dei costi notevoli: crescita del prezzo del greggio, aumento dei costi di trasporto, aumento dei costi di raffinazione. Il prezzo del greggio è sceso ma gli altri costi rimangono elevati e magari aumenteranno ancora, perché il quadro geopolitico rimane instabile. Ricordiamoci, poi, che quando il prezzo di un prodotto molto richiesto cresce, molto difficilmente si torna indietro. Piaccia o no, ma con il ritorno delle accise il prezzo della benzina si stabilizzerà intorno a 2 euro al litro e il prezzo del gasolio intorno a 2 euro e 40 o 2 euro e 50 al litro. A meno che il Governo di Giorgia Meloni non trovi i soldi. Ma siccome alla Germania e alla Francia di cambiare le regole del Patto di stabilità Ue non gliene può fregare di meno, gli italiani sono condannati a sorbirsi gli aumenti dei prezzi di benzina e gasolio.
La tassa sugli extraprofitti dei petrolieri sarebbe rovinosa perché la pagherebbero i cittadini con ulteriori aumenti dei prezzi di benzina e gasolio
Fino a quando non si arriverà alla pace, l’instabilità geopolitica provocherà instabilità economica. Al di là delle ricostruzioni da parte dei media globalisti, ieri, nel tardo pomeriggio, come abbiamo raccontato, gli americani hanno inizito a bombardare l’isola di Kharg e gli israeliani hanno cominciato a bombardare le linee ferroviarie. Subito dopo è arrivata la tregua (qui un articolo). La superiorità militare americana e israeliana è stata ed è impressionante. Quando il presidente americano Donald Trump, dopo pochi giorni di guerra diceva: “In Iran abbiamo bombardato tutto quello che c’era da bombardare”, stava dicendo la verità. Siccome è detestato dai globalisti, la parola d’ordine era di non credergli. Ma, ribadiamo, diceva e dice la verità. Gli iraniani hanno ancora tanti missili. Ma non sono più nelle condizioni di difendersi. Tant’è vero che ieri, a difesa delle infrastrutture, non hanno schierato le contraeree, che non hanno più, ma le catene umane. Questi sono i fatti. Non sappiamo ancora come finirà. Ma sappiamo che lo scenario economico rimane pesante. Il Governo Meloni si dovrà inventare qualcosa di serio. Non certo la tassa sugli extra profitti dei petrolieri. Perché questi ultimi la farebbero pagare ai cittadini aumentando ulteriormente i prezzi.
Foto tratta da Cosenza Post







