Trump apre al petrolio russo (alla faccia dell’Unione europea). E punta sfiancare i militari iraniani per agevolare la rivolta della popolazione. Ciò significa che la guerra durerà non meno di altri due mesi

Anche i globalisti hanno capito che America e Russia, con la guerra del Golfo Persico, stanno guadagnando una barca di soldi vedendo petrolio a prezzi crescenti. Tra un po’ capiranno anche che Trump e Putin sono d’accordo?

Con un po’ di ritardo (meglio tardi che mai) i ‘Grandi media’ (per lo più globalisti) si sono accordi che l’America di Donald Trump e la Russia di Vladimir Putin, con lo scoppio della guerra in Iran, stanno guadagnando una barca di soldi. E’ una cosa ovvia: America è il primo produttore di petrolio del mondo, la Russia è al secondo posto. Se i prezzi del petrolio aumentano – e sono raddoppiati – incassano. E’ così già da alcuni giorni (come abbiamo scritto qui). Ora è arrivata un’altra notizia: gli Stati Uniti hanno dato alla Russia una licenza per vendere petrolio greggio e prodotti petroliferi, in barba alla sanzioni (qui un articolo). Una ‘tagliatina di faccia’ per l’Unione europea. Ennesima prova di quello che questo blog scrive da tempo: e cioè che Trump e Putin non sono solo d’accordo su come gestire la guerra in Ucraina e sullo sfruttamento delle risorse nell’Artico: sono anche d’accordo a utilizzare la crisi petrolifera in corso per finire di ‘incaprettare’ l’Unione europea (qui un nostro articolo del 9 Marzo). el resto, come abbiamo provato a illustrare in un approfondimento, Trump e Putin sono alleati per sbaraccare la stupida, dannosa e ‘scrinianizzante’ globalizzazione economica (qui il nostro approfondimento).

Gli USA hanno lasciato l’Unione europea a fare la ‘guardia al bidone’ delle sanzioni a Mosca. Come recita una pubblicità, per Ursula questo e altro…

Insomma, non è certo un caso se, in queste ore, gli ‘europeisti’ e, in generale, i globalisti, come si usa dire in Sicilia, fanno come le taddrarite… Pensate un po’: proprio mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dice che la crisi petrolifera non farà cambiare idea ai Paesi Ue, che continuaranno a non acquistare petrolio dalla Russia, Trump dice a Putin: Vladimir, tranquillo, per 30 giorni puoi vendere il petrolio a chi vuoi. In teoria dovrebbe vendere solo quello he si trova in mare, ma è probabile che il discorso riguardi tutto il petrolio russo, così com’è probabile che ai 30 giorni si sommeranno altri 30 giorni. Anche perché Trump non ha alcuna intenzione di mollare la presa militare sull’Iran.

La strategia di Trump. E le possibile contromisure dell’Iran che potrebbero coinvolgere altre aree del mondo

Il presidente americano è convinto che gli iraniani nascondano i problemi: e la nave, anzi, la supernave cinese che si occupa di raccolta dati di Intelligence arrivata nello Stretto di Hormuz potrebbe essere la conferma che l’Iran potrebbe essere in difficoltà (qui un articolo). Non è una questione militare, perché l’Iran, che si distende in un territorio molto esteso, oltre un milione e 600 mila km2, due volte la Spagna e l’Italia messe insieme, accumula armi da oltre vent’anni. Il problema potrebbe essere un altro. I militari iraniani sono impegnati a difendersi dai continui bombardamenti e a bombardare, a propria volta, gli americani, gli israeliani e i Paesi del Golfo. Questo, a lungo andare, potrebbe allentare la presa del regime iraniano sulla popolazione. Sulla rete e qualche volta anche in televisione si vedono migliaia di persone che acclamano il regime. Sarà sicuramente vero. Saranno 30 mila, 50 mila, anche 100 mila. Ma l’Iran è un Paese con oltre 90 milioni di abitanti. E molti di questi abitanti non ne possono più di vivere sotto il dominio di un regime dispotico. La vera carta che stanno giocando Trump e gli israeliani è proprio questa: tenere sempre sotto attacco l’Iran (e il Libano, per ciò che riguarda Israele) per indebolire il potere del regime iraniano sulla popolazione. Attenzione, perché l’Iran potrebbe rispondere allargando il conflitto per costringere America e Israele a fermarsi.

Cina e Giappone si prenderanno tutto il petrolio in circolazione?

Ciò significa che la guerra non sarà breve. Non sarà lunghissima ma non durerà meno di un paio di mesi, a meno che non succeda qualcosa. Questo significa che l’Unione europea è nei guai, sia perché il prezzo del petrolio potrebbe schizzare a 200 dollari al barile, sia perché, con la carenza di offerta, Cina e Giappone potrebbero intercettare il petrolio destinato ai Paesi europei, sia per motivi politici (la Cina è aleata della Russia), sia perché più ricchi (il Giappone). Se la guerra si dilungherà per altri due mesi e se Cina e Giappone cominceranno a fare incetta di petrolio, la situazione per l’Italia potrebbe diventare problematica. Il prezzo di benzina e gasolio schizzerebbe alle stelle e poiché le merci, nel nostro Paese, ‘viaggiano’ quasi tutte sui mezzi gommati, si avrà un aumento dell’inflazione, con riferimento soprattutto ai beni alimentari.

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