
La tensione sale di ora in ora
Dopo aver affrontato la questione Minnesota, con la sostituzione del comandante degli agenti di frontiera del Border Patrol, Gregory Bovino, con Tom Homan, responsabile della campagna di espulsioni di massa di migranti, il presidente americano, Donald Trump, è tornato ad occuparsi dell’Iran, dove le rivolte della popolazione contro il regime teocratico degli ayatollah non si sono mai del tutto fermate. Si sono attenuate ma in queste re sono riprese. La verità è che una parte della popolazione iraniana non ne può più di vivere ‘sciroppandosi’ le prescrizioni religiose. Ma attenzione: c’è sempre una parte della popolazione di questo Paese che, invece, vuole vivere con l’attuale regime. Magari non sono la maggioranza, ma ci sono anche loro. Qualche settimana fa Trump si è impegnato a dare una mano alla popolazione iraniana che protesta: e vorrebbe dare seguito a tale impegno. Sulla rete il presidente USA annuncia che i militari americani sono pronti a intervenire:
Il messaggio del presidente americano sulla rete
“Una massiccia armata si sta dirigendo verso l’Iran – scrive Trump -. Si sta muovendo rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione. È una flotta più grande, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln, rispetto a quella inviata in Venezuela. Come con il Venezuela, è pronta, disposta e in grado di adempiere rapidamente alla sua missione, con velocità e violenza, se necessario. Speriamo che l’Iran ‘si sieda al tavolo’ rapidamente e negozii un accordo equo ed equitativo SENZA ARMI NUCLEARI, che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo sta scadendo, è davvero una questione di urgenza! Come ho detto all’Iran una volta prima, FAI UN ACCORDO! Non l’hanno fatto, e c’è stata l’Operazione Martello di Mezzanotte, una grande distruzione dell’Iran. Il prossimo attacco sarà molto peggiore! Non lasciate che questo accada di nuovo”.
La parola passa a Xi Jinping e a Vladimir Putin
Abbiamo già raccontato dell’imponente dispiegamento di militari e armamenti americani in Medio Oriente (qui il nostro articolo). Detto questo, sembra improbabile che gli Stasti Uniti attachino l’Iran. Se ciò avverrà, ebbene, non potrà non esserci una sorta di placet di Cina e Russia, fino ad oggi alleati degli ayatollah iraniani. Ma da quello che si intuisce il Paese di Xi Jinping non sembra avere intenzione di abbadonare l’Iran. Non che ai ‘capi’ cinesi gliene importi qualcosa della religione sciita, ma perché sono interessati al petrolio iraniano. Anche la Russia di Vladimir Putin non sembra favorevole a un attacco USA all’Iran, tant’è vero che i russi continuano a inviare armi al regime teocratico. Un secondo motivo per il quale gli americani non dovrebbero attaccare l’Iran è la possibile reazione di questo Paese, che scatenerebbe una tempesta di missili su Israele. Non è una cosa secondaria, perché nei 12 giorni di questa tra Iran e Israele dello scorso anno sono stati gli isreliani ad avere la peggio.
Si andrà a una trattativa?
Come finirà? Fare previsioni con Trump è quasi impossibile. Anche perché non conosciamo cosa hanno in testa cinesi e russi. Non dovrebbero abbandonare l’Iran ma la nostra è una previsione logica. Però va ricordato che non sempre, quando ci sono di mezzo le guerre, funziona la logica. Un fatto è certo: la parte della popolazione iraniana in rivolta – che è la maggioranza – questa volta sembra determinata a liberarsi di un governo religioso che nega le libertà tipiche dell’Occidente. Non è una partita facile. Non è da escludere che Trump stia provando a trattare, magari con la mediazione di Cina e Russia. Ma la nostra è solo una congettura. Può succedere di tutto.
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