di Giulio Ambrosetti

A di là delle stupidaggini ‘europeiste’, con metodi spicci, nel suo stile, il presidente americano vuole impedire alla Cina di assumere un ruolo centrale nell’Artico. Chi cerca di ostacolarlo, piaccia o no, non si oppone ai cinesi
In politica ci sono segnali precisi che vanno colti. Come abbiamo provato a illustrare in un nostro articolo, l’America di Donald Trump non ha bisogno del “Sì” dell’Unione europea per piazzare basi militari in Groenlandia. Infatti, è ancora operativo un trattato che risale ai primi anni ’50 del secolo passato che consente agli Stati Uniti di riempire la stessa Grenlandia di armi e soldati. E così è stato negli anni della ‘Guerra fredda’, quando su quest’isola operava un numero imprecisato di basi militari statunitensi con circa 10 mila soldati. Dopo il crollo del Muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, orchestrata dai Democratici americani che hanno avallato la digraziata riunificazione delle due Germanie, gli stessi Democratici USA, che nel mondo hanno solo prodotto danni, hanno smantellato oltre il 90% delle basi militari in Groenlandia (qui il nostro articolo). Oggi Trump, con metodi molto rudi, nel suo stile, vuole impedire alla Cina di assumere un ruolo importante nell’Artico, con riferimento soprattutto alle rotte commerciali. La sua è una mossa geopolitica. Legata fino a un certo punto alle risorse minerarie. Non a caso quattro anni fa l’ENI, che ‘parla’ anche americano, ha lasciato la Groenlandia per la Norvegia, perché lo sfruttamento delle risorse minerarie di questa grande Isola (idrocarburi e terre rare), nell’attuale momento storico, è costoso e, di conseguenza, poco conveniente. Così com’è poco conveniente lo sfruttamento del ‘petrolio sporco’ del Venezuela.
Il Mercosur è la risposta globalista dell’Unione europea ultraliberista che cerca di salvare l’industria europea a spese dell’agricoltura europea. Trump si sta opponendo. Ed è come se stesse dicendo agli agricoltori europei: io la mia parte la sto facendo, adesso tocca a voi
La domanda è: se Trump, per piazzare le basi militari in Groenlandia non ha bisogno di permessi, perché si sta schierando contro il tragicomico invio di qualche centinaio di militari in Groenlandia da parte di otto Paesi europei, ovvero Germania, Francia, Regno Unito, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia e Paesi Bassi? Per due motivi. Primo motivo: anche se i militari di questi otto Paesi europei contano zero rispetto alla potenza militare statunitense, il presidente USA non può consentire ad alcuni Paesi europei di ostacolare gli Stati Uniti d’America in una fase storica nella quale sono impegnati in una guerra commerciale contro la Cina. Il dato è oggettivo: se gli USA debbono impedire alla Cina diventare centrale nell’Artico, ebbene, chi li ostacola, di fatto, non disdegna la Cina. Punto. Secondo motivo: Trump è stato eletto alla Casa Bianca anche per smantellare la globalizzazione. Il Mercosur è la risposta globalista Ue alla crisi economica dell’industria europea che cerca di sopravvivere provando a distruggere l’agricoltura europea. Trump si sta opponendo. I nuovi dazi doganali del 10% a partire dall’1 Febbraio ai citati otto Paesi europei, che diventeranno del 25% a partire dall’1 Giugno, complicano ulteriormente l’economia europea già in grande difficoltà. I nuovi dazi sono stati annunciati dal presidente americano nel giorno in cui la presidente della Commissione europea ha firmato il Mercosur. Il messaggio politico è chiarissimo. Indirettamente Trump sta difendendo gli agricoltori europei. E’ come se il presidente USA stesse dicendo agli agricoltori europei: io mi sono già mosso contro la Commissione europea di Ursula von der Leyen, adesso tocca a voi. Più chiaro di così non si può.







