
Non è un progetto di brevissimo periodo. Passerà almeno un altro anno e forse meno di batti e ribatti. La super-minchiata delle sanzioni alla Russia
Come scriviamo da tempo, Donald Trump e Vladimir Putin fingono di polemizzare. In realtà, il presidente americano e il presidente della Federazione Russa sono in buona parte d’accordo (e non da ora, come potete vedere nella foto sopra tratta da Wikipedia). Sono d’accordo, ad esempio, sullo smantellamento dell’Unione europea dell’euro. La moneta unica europea deve sparire e i Paesi europei dovranno optare per sistemi monetari diversi. E’ un prezzo che la Cina è costretta ad ‘inghiottire’. Il Paese del Dragone avrebbe voluto utilizzare l’Unione europea e la sua moneta come piattaforma ‘neutra’ nello scontro con l’area del dollaro americano. Ma Trump glielo sta impedendo. In cambio la Russia avrà campo libero in Ucraina. Campo libero relativamente, perché Trump e Putin si sono già spartiti le miniere di uranio e titanio dell’Ucraina, fregando alla grande l’Unione europea. E la Cina? Ha interesse alla vittoria della Russia contro l’Ucraina e, di conseguenza, non può che avallare questa soluzione. Anche perché è stata ‘garantita’ anche sull’Ucraina. La visita di oggi a Mosca di Steven Witkoff, inviato da Trump, è solo fumo negli occhi. Le ‘sanzioni’ americane contro la Russia sono una grandissima minchiata, sia perché la Russia è autosufficiente in quasi tutto, sia perchè Cina, India e, in generale, i Paesi del BRICS sostengono la Russia. Queste stupidaggini sono prerogativa degli ‘europeisti’ non certo dell’America di Trump, che al massimo fingerà.
La seconda super-minchiata targata CPC, sigla che sta per Consorzio del gasdotto del Mar Caspio
Un’altra grandissima minchiata messa in giro ad arte dal Governo federale di Trump è la storia delle sanzioni economiche all’India se continuerà ad acquistare petrolio russo. Se l’America dovesse sanzionare l’India, intimandogli di non acquistare più petrolio russo, il Paese di Putin potebbe chiudere i ‘rubinetti’ del gasodotto CPC, sigla che sta per Consorzio del gasdotto del Mar Caspio. Questa mossa russa scatenerebbe il caos nel mercato mondiale del petrolio: si materializzerebbe subito un deficit di 3,5 milioni di barili al giorno pari al 3,5% dell’offerta mondiale e il prezzo del petrolio schizzerebbe all’insù. Certo, se ciò avvenisse, il prezzo del petrolio supererebbe, e non di poco, gli 80 dollari al barile: e questo potrebbe convenire alle tre più grandi realtà mondiali del petrolio: Stati Uniti d’America, Emirati Arabi e Russia, che rappresentano il 40% circa della produzione globale del petrolio. Ma si aprirebbe un nuovo fronte di conflitto che, in questo momento, non conviene né all’America di Trump, né alla Russia di Putin.
Trump non abolirà l’export ma lo accompagnerà con una buona dose di protezionismo per rilanciare il settore menifatturiero americano alla faccia della criminale globalizzazione
Ribadiamo: in questo momento America e Russia debbono concludere due ‘operazioni’ tra di loro legate: far collassare l’Unione europea dell’euro e concludere la guerra in Ucraina. Ue e Ucraina affonderanno insieme (con i soldi dei cittadini europei che sorridono e pagano…). Non sono due obiettivi da raggiungere subito, anche perché gli USA debbono ‘spremere’ un po’ l’Unione europea. In queste ore Trump ha fatto sapere agli ‘europeisti’ che vuole investimenti europei in America. Il presidente USA deve rilanciare l’industria manifattutiera del proprio Paese in barba al sistema economico criminale della globalizzazione. La gestione economica americana sarà mediata dallo Stato, che opererà utilizzando l’export e il protezionismo economico. Trump è intenzionato a rilanciare l’industria automobilistica americana con fabbriche in America e l’industria farmaceutica con laboratori e fabbriche in America. Trump vuole occupazione in America e imposte pagate in America. Di tutto il resto non gliene può fregare di meno. In Irlanda hanno già capito l’antifona e, con molta probabilità, lasceranno l’Unione europea per stringere accordi con gli USA nella farmaceutica. Trump vuole investimenti europei importanti, con industrie europee che dovranno trasferire i propri stabilimenti in America. I tedeschi, se vorranno continuare a vendere auto negli USA, dovranno trasferire una parte degli stabilimenti negli Stati Uniti. Se l’Unione europea dirà di no si beccherà dazi che potrebbero arrivare anche al 100% e al 250% nel settore farmaceutico. Solo nel quadro di un accordo sugli investimenti europei in America ci potranno essere spazi per le produzioni in legno, per il vino e, in generale, per l’agroalimentare europeo. Ha sbagliato tutto e continua a sbagliare tutto il Governo di Giorgia Meloni che, già da un pezzo, avrebbe dovuto mandare a quel Paese l’Unione europea per trattare direttamente con Trump. Vi facciamo un’anticipazione: l’economia italiana andrà a sbattere nei prossimi sei mesi sia perché si è giocata i ‘fondamentali’ dell’economia, sia a causa del cosiddetto ‘indecisionismo’ della Meloni che, forse, dovrebbe cambiare mestiere, perché governare un Paese complesso come l’Italia non è proprio cosa sua.








