Trump ferma le bombe tra Israele e Hezbollah e con l’Iran riapre lo Stretto di Hormuz. La NATO prova a metterci il cappello ma viene respinta. Volano le Borse e crolla il prezzo del petrolio

di Giulio Ambrosetti

In queste ore tra ‘rialzisti’ nei mercati azionari mondiali e ‘ribassiti’ nel complicato mondo degli idrocarburi c’è chi ha guadagnato montagne di soldi. Il presidente americano ha umiliato l’Alleanza Atlantica

L’ha detto e l’ha fatto. Il presidente americano Donald Trump (foto sopra tratta da Startmag) ha detto che avrebbe riaperto lo Stretto di Hormuz e dovrebbe essere così. Il condizionale è d’obbligo, perché la riapertura di questo fondamentale braccio di mare è legata alla tregua di 10 giorni tra Israele da una parte e i guerrieri di Hezbollah che sono ancora presenti in una parte del Libano dall’altra parte. Lo scenario è fragile. Ma intanto chi ha puntato sul rialzo delle Borse mondiali, ad eccezione del titoli legati all’energia (che sono andati giù), ha guadagnato una barca di soldi. Scende del 10-11% il prezzo del petrolio greggio: in questo caso, chi ha puntato sul ribasso ha guadagnato una barca di soldi. Non è certo casuale che tutto questo sia accaduto oggi, Venerdì 17 Aprile (alla faccia della sfiga, per chi ci crede), a chiusura dei mercati. Per la cronaca, la NATO ha provato a mettere il cappello sulla riapertura dello Stretto di Hormuz ma Trump ha cacciato in malo modo i rappresentanti dell’Alleanza Atlantica: “State lontani dallo Stretto di Hormuz”. Il caso ha voluto che oggi si siano riuniti i rappresentanti dei ‘Volenterosi’, ovvero alcuni dei Paesi europei che si sono tenuti alla larga dalla guerra nel Golfo. Ed è stata un’altra occasione che ha dimostrato al mondo che nello scenario geopolitico mondiale di oggi Unione europea e Regno Unito non contano assolutamente nulla.

I governanti dei Paesi globalisti masticano amaro

Eh sì, più i mezzi d’informazione globalisti continuano a sputare veleno e sarcasmo sull’amministrazione americana di Donald Trump, più il presdente USA ottiene vittorie: la riapertura dello Stretto di Hormuz, piaccia o no, è merito dell’attuale capo della Casa Bianca. I Paesi globalisti, Unione europea in testa, ma anche la Cina (che, pur essendo comunista è, a tutti gli effetti, un Paese globalista, se è vero che la sua economia dipende dall’export ormai in calo) ne traggono vantaggio. Ma i loro governanti masticano amaro. Perché per loro ogni vittoria di Trump è una ‘botta’ in testa. Ma debbono tacere, perché se blaterano a vanvera Trump manda tutto a carte quarantotto e riapre i ‘bordelli’ nei mercati. Quindi zitti e in fila per tre…

In realtà ci sono notizie contrastanti. Trump blocca anche sul nucleare iraniano?

Detto questo, agli osservatori non sfugge che le cronache di queste ore registrino notizie contrastanti: lo stop ai bombardamenti reciproci tra Israele e Hezbollah, la riapertura, anche se fragile, dello Stretto di Hormuz e l’aumento della presenza militare americana nel Golfo Persico. Quest’ultima notizia cozza con le prime due. Con il presidente USA Trump che continua a usare la parola per mascherare il proprio pensiero. In ogni caso, bene o male, lo Stretto di Hormuz è stato riaperto. Anche se non è facile capire se durerà e quanto durerà. Da quello che si capisce il Governo iraniano si è impegnato a consegnare agli americani tutto l’uranio arricchito. Insomma, gli iraniani dovranno dire addio al loro piano nucleare. C ‘è da crederci?

Gli attacchi al Governo di Giorgia Meloni? Sembra una sceneggiata napoletana ben recitata. Veritiera invece la ‘strapazzata’ trumpiana a carico del Papa

Trump intanto continua ad attaccare l’Italia di Giorgia Meloni anche se, detto tra noi, questa storia sa tanto di sceneggiata napoletana in salsa Maga ben recitata. Continua ad attaccare anche il Papa americano Leone XIV: e in questo caso non sembra stia mentendo, perché è seriamente incazzato con una Chiesa cattolica un po’ ondivaga. Fermo restando che i toni che Trump usa contro il Pontefice non sono esattamente diplomatici, su un fatto il capo della Casa Bianca ha ragione, là dove lamenta un impegno un po’ sottotono della Chiesa cattolica rispetto alla strage di giovani effettuata nelle scorse settimane dal regime teocratico iraniano. Mentre il Papa, di fatto, con appelli generici, risponde a Trump. Insomma, NATO e Papa Leone XIV non sembra vadano molto a genio al presidente USA: anzi!

In realtà, da quando sono arrivati gli americani lo Stretto di Hormuz non è stato chiuso: è stato controllato dagli stessi militari USA

Le previsioni? Non sono semplici, considerato che Trump, per definizione, è imprevedibile. Se è vero che, rispetto alla guerra del Golfo, il presidente punta a confondere le acque per disorientare i suoi nemici, è probabile che l’arrivo di nuovi militari americani non significhi, per forza di cose, un imminente attacco all’Iran. Anche perchè per ora la situazione sembra migliorata. Se ricordate, dopo i primi bombardamenti americani all’Iran Trump diceva che erano in corso trattative con i vertici di questo Paese. Ma i governanti iraniani smentivano su tutta la linea e ironizzavano sulla Casa Bianca. Anche l’informazione globalista prendeva in giro il presidente USA. In realtà, le trattative c’erano, ed erano portate avanti dal Governo pakistano. Ma bisognava darle in testa a tutti i costi a Trump. Oggi lo scenario è mutato e sono gli iraniani, in evidente difficoltà, a volere le trattative ed ad avere accettato l’accordo – ribadiamo: fragile – con gli americani. Se non altro perché il controllo da parte USA dello Stretto di Hormuz (e non il blocco, perché gli americani hanno fatto passare alcune navi in uscita) ha creato enormi problemi all’Iran e alla Cina. Zitti anche NATO e gobalisti vari, che si sono messi in fuori gioco da soli.

Anche Erdogan tira un sospiro di sollievo: tanti cittadini iraniani, a causa della crisi, si sono riversati in Turchia e qusto non piace al presidente turco

Gli iraniani sono in difficoltà perché debbono occuparsi di circa 92 milioni di abitanti stressati dalla guerra e dalla probabile carenza di beni: tanto che in molti hanno già lasciato il Paese dirigendosi prevalentemente in Turchia: cosa, questa, che non piace affatto al presidente di questo Paese, Recep Tayyip Erdoğan. I cinesi sono in difficoltà perché hanno grandi interessi commerciali con i Paesi del Golfo. La crisi della globalizzazione, accentuata dai dazi doganali dell’America di Trump, ha creato enormi problemi alla Cina, Paese che, ottusamente, ha impostato la propria economia sull’export. La crisi del Golfo ha moltiplicato i problemi per il Governo del Dragone. Questo spiega perché Cina e Iran oggi pressano per porre fine alla guerra.

Qual è il vero obiettivo di Trump e della Lobby ebraica mondiale?

Resta una domanda: siamo sicuri che gli obiettivi di Cina e Iran da una parte e America dall’altra parte oggi siano convergenti? Ufficialmente Trump dice che punta alla fine della corsa alle armi atomiche da parte dell’Iran: e a quanto pare avrebbe raggiunto questo risultato. Ma c’è un retro-pensiero: e cioè che il presidente americano, insieme con la Lobby ebraica mondiale che sta dietro a Israele, punti in realtà a far cadere il regime teocratico iraniano: eventualità, questa, che sarebbe a dir poco rovinosa per la Cina che, dopo aver perso il punto d’appoggio in Sudamerica, perderebbe anche l’Iran. Non ci resta che attendere gli sviluppi: che non mancheranno.

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