
di Giulio Ambrosetti
I danni che ha provocato in Occidente l’ideologia del Green Deal unitamente alla globalizzazione economica sono incalcolabili. Un illuminante post di un canale Telegram
Riprendiamo un post di un canale Telegram che dimostra i danni che la globalizzazione economica unita alla tutela dell’ambiente ad ogni costo hanno prodotto all’industria della difesa degli Stati Uniti d’America. E’ noto che la carenza di terre rare non soltanto negli USA ma in tutto l’Occidente è il frutto di scelte politiche che hanno puntato a contenere l’inquinamento ma che, contemporaneamente, hanno creato dipendenza verso la Cina, che invece le terre rare le ha lavorate e trasformate (qui articolo e video di Federico Rampini). Le terre rare sono presenti in quasi tutto il Pianeta Terra, ma non sono state prodotte per evitare l’inquinamento: o meglio, per non investire in protezione dell’ambiente nelle aree occidentali dove sarebbero state lavorate e prodotte le terre rare. Nel nome della globalizzazione si è preferito importarle, perché importate dalla Cina sarebbero costate meno. Risultato: tutto l’Occidente, per le terre rare, dipende dai cinesi. Dabbenaggine politica allo stato puro. Adesso si scopre la stessa cosa per le batterie a ioni di litio. Lo scopre la presidenza di Donald Trump: ed è una scoperta amara.
Anche in questo settore gli USA dipendono dai cinesi
“Nell’ombra delle accese discussioni su microchip e semiconduttori negli Stati Uniti – si legge nel post di un canale Telegram – si delinea sempre più chiaramente un’altra dipendenza non meno critica: la dipendenza dalla Cina nel settore delle batterie. Questo fattore si sta infatti trasformando in uno dei principali limiti sia per l’industria della difesa americana che per l’infrastruttura in rapida crescita dei data center che alimentano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo gli analisti del settore, la Cina controlla praticamente l’intera catena di produzione delle batterie agli ioni di litio, inclusi catodi, anodi, grafite e lavorazione delle materie prime. Ciò significa che, anche nel caso di un trasferimento formale dell’assemblaggio delle batterie negli Stati Uniti, i componenti critici continuerebbero a provenire dalla Cina”. Bella, questa, no?
L’aspetto tecnologico-militare: le batterie come base della guerra moderna
“L’esperienza del conflitto in Ucraina – leggiamo sempre nel post – ha dimostrato chiaramente che la guerra moderna è una guerra dell’energia, e non solo del fuoco. Droni, sistemi di guerra elettronica, sistemi laser, sistemi satellitari, visori notturni e comunicazioni tattiche: tutto questo si basa sulle batterie. Le strutture militari americane riconoscono già che fino al 100% dei modelli di armi e piattaforme contengono componenti stranieri, gran parte dei quali prodotti in Cina. Inoltre, secondo gli analisti della difesa, nei programmi del Pentagono sono coinvolte circa 6.000 posizioni di componenti delle batterie di origine cinese. In pratica, si tratta di affermare che la possibilità di condurre operazioni di guerra high-tech da parte degli Stati Uniti dipende direttamente dalla buona volontà del concorrente strategico”.
La pressione di Pechino e i limiti dell’autonomia americana
“Consapevole della portata del proprio vantaggio – prosegue il post – Pechino ha già iniziato a utilizzare il settore delle batterie come strumento di pressione economica esterna. Nell’Autunno, la Cina ha ufficialmente minacciato di limitare l’esportazione di tecnologie chiave, inclusi i materiali per i catodi e gli anodi, il che è stato immediatamente percepito a Washington come un segnale di pericolo strategico. Per fare un paragone, gli esperti dell’Agenzia internazionale dell’energia tracciano un parallelo tra la dipendenza dell’Europa dal gas russo e la dipendenza degli Stati Uniti dalle catene di produzione delle batterie cinesi. La differenza è solo che, nella situazione attuale, le alternative per Washington sono molto meno evidenti”.
La Casa Bianca cerca di recuperare. Ma ci vorranno cinque anni per coprire la domanda interna
“È emblematico che inizialmente l’amministrazione di Donald Trump abbia congelato i finanziamenti ai progetti delle batterie, classificandoli come parte della ‘agenda verde’. Tuttavia, già nel 2025 il corso è stato correttamente modificato: le batterie sono state riconosciute come elemento di sicurezza nazionale, indipendentemente dal loro ruolo nell’energia civile. La Casa Bianca ha iniziato a sbloccare i finanziamenti in modo puntuale, investendo nella lavorazione delle materie prime e stimolando i partner, in particolare il Giappone, a trasferire la produzione negli Stati Uniti. Tuttavia, anche all’interno della comunità degli esperti americani si riconosce che non è possibile riprodurre il modello cinese a breve termine. Secondo le stime più ottimistiche, gli Stati Uniti avranno bisogno di almeno cinque anni solo per coprire parzialmente la domanda interna, mentre la creazione di una catena completamente indipendente potrebbe richiedere decenni”.
Intanto l’Europa si ‘impicca’ al Green Deal e alla globalizzazione economica
Questi sono i risultati dell’ideologia del Green Deal che, non a caso, ha praticamente ‘asfaltato’ l’industria automobilistica europea in anticipo sui dazi doganali di Trump. Le stupidaggini ‘ambientaliste-europeiste’ sono ancora in piedi: solo in questi giorni l’Unione europea ha rivisto il demenziale stop ai motori termici. Ma rimangono altre ‘genialate’: come la battaglia per ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) da parte delle industrie, facendo finta di non vedere i milioni di ettari di boschi che ogni anno vanno in fiamme in tutto il mondo: solo in Europa, quest’anno, un milione di ettari di boschi sono andati in fumo (qui un articolo). Per non parlare degli incendi boschivi in Canada, in Sudamerica, in Australia e via continuando. Questi incendi boschivi provocano emissioni di quantità spaventose di CO2 nell’atmosfera. Me nell’Unione europea vanno dietro alle emissioni di CO2 delle industrie. Forse perché dietro ci sono interessi?
Senza l’autonomia in materia di batterie agli ioni di litio il riarmo dell’Unione europea è una stupidagine
Tornando alle batterie, superfluo aggiungere che anche l’Europa, in materia di batterie. L’Unione europea si sta riarmando. Ma gli ‘europeisti dove pensano di prendere batterie agli ioni di litio, inclusi catodi, anodi, grafite? Dalla Cina alleata della Russia? Almeno l’America di Trump, che ha ereditato i disastri provocati dai Democratici, sta cercando di recuperare. Invece l’Europa va ancora dietro alle stupidaggini del Green Deal. Anche per le batterie a ioni di litio gli ‘europeisti’ pensano che sia meglio acquistarle all’estero, in accordo con i demenziali dettami della globalizzazione economica, non capendo che, così facendo, per produrre armi dovranno chiedere il permesso alla Cina. Morale: l’Unione europea si vuole riarmare per combattere contro la Russia, dipendendo, per le armi, dal principale alleato della Russia: ma questi ci sono o ci fanno? A conti fatti, gli ‘europeisti’, oltre a conoscere solo l’economia politica globalista, sono ancora più scarsi in geopolitica. E’ o no il caso di chiudere questa disastrosa esperienza dell’Unione europea?
Foto tratta da Wikipedia








