di Giulio Ambrosetti

Gli americani vogliono mettere in evidenza la dabbenaggine dell’Unione europea che finanzia l’Ucraina per distruggere le raffinerie russe, non capendo che, così facendo, ‘incaprettano’ famiglie e imprese europee…
Oggi proviamo a fare il punto della situazione sulla guerra in Iran e sugli effetti nell’Unione europea. Cominciando col dire che gli Stati Uniti d’America si accingono a bloccare l’export di gasolio verso l’Unione europea. Difficile pensare che questa mossa non sia anche il frutto di un accordo fra il presidente USA, Donald Trump, e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Il presidente USA l’ha detto a chiare lettere: l’Unione europea cominci ad utilizzare le riserve di diesel. In questo passaggio storico complicato non si capisce se America, Cina e Russia abbiano trovato un accordo sulla guerra nel Golfo e sulla guerra in Ucraina. Ma è nelle cose l’ipotesi che americani e russi vogliano dimostrare, con i fatti, la dabbenaggine politica ed economica dell’Unione europea che finanzia l’Ucraina (e la NATO) per distruggere le raffinerie russe. Distruggendo le raffinerie russe si riduce l’offerta mondiale di benzina e gasolio. Trump ha già avvertito gli ucraini di non attaccare le raffinerie russe. Ma Volodymyr Zelenskyj e compagnia bella (e in questa compagnia ci sono anche gli ‘europeisti’ guerrafondai) fanno finta di non capire.
Senza il gasolio americano l’Unione europea andrà in tilt. Nuovi guai in vista per il Governo Meloni
A questo punto Trump, d’accordo con Putin, dovrebbe bloccare nelle prossime ore l’export di gasolio americano in Europa. Uno stop che farà abbassare il prezzo del gasolio in America: a un mese circa dalle elezioni americane di medio termine non è una cosa da nulla: anzi! La mossa della presidenza Trump farà schizzare all’insù il prezzo del gasolio nei Paesi dell’Unione europea che, come ha affermato il capo della Casa Bianca, dovranno cominciare ad attingere dalle proprie riserve. A questi vanno sommati gli aumenti dei costi di trasporto, noli, assicurazioni e premi per il rischio geopolitico: voci cresciute lungo le rotte esposte alle tensioni internazionali. Fatti quattro conti, il gasolio, nei Paesi Ue, se tutto andrà bene, senza la produzione americana, potrebbe costare da 2,4 a 2,6 euro/litro. Se andrà male il prezzo potrebbe anche sfiorare i 3 euro/litro. Che farà la Commissione europea di Ursula vond der Leyen? Approverà un altro pacchetto di sanzioni contro la Russia? E che succederà in Italia? Il Governo di Giorgia Meloni chiederà alle compagnie petrolifere di abbassare ulteriormente i prezzi alla pompa?
Intanto la Cina di Xi Jinping ha imposto a Iran e guerrieri Houthy di non attaccare più l’oleodotto Est-Ovest dell’Arabia Saudita che è tornato ad operare a pieno regime
Questa introduzione ci dice che oggi, nel mondo, in materia di petrolio, i problemi sono tanti: carenza di petrolio, costi crescenti di benzina e gasolio conseguenza degli attacchi alle raffinerie russe, costi crescenti di noli, trasporti, assicurazioni. Dopo di che va detto che, di fatto, per l’80%, lo Stretto di Hormuz è oggi controllato dall’America di Donald Trump. Insomma, non c’è il blocco totale del petrolio che, dal Golfo, arriva nell’Occidente. C’è solo un blocco parziale. In più l’Arabia Saudita ha riparato l’oleodotto Est-Ovest colpito dagli Houthi e ha ripreso a esportare petrolio dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Finale scontato, dal momento che il petrolio saudita arriva anche in Cina (qui un articolo). Questa notizia dovrebbe fare riflettere. E’ un oleodotto che per l’Arabia Saudita è stategico, se è vero che consente a questo Paese di esportare il petrolio in alternativa al trasporto via mare dallo Stretto di Hormuz. Come già ricordato, questo oleodotto è stato colpito dai guerrieri Houthy, alleati dell’Iran, a propria volta alleato della Cina. E’ legittimo pensare che Xi JinPing abbia imposto all’Iran e quindi agli Houthy di non toccare più questo oleodotto?
La chiusura dello Stretto di Bab-El Mandeb e del Canale di Suez era una balla. In Europa altri problemi di approvvigionamento di petrolio potrebbero arrivare dalla Libia dove l’influenza russa è notevole
La domanda ci sta tutta, perché chi ha un po’ di memoria ricorderà che gli Houthy sono in guerra contro l’Arabia Saudita dal 2015 o giù di lì. Non avrebbero avuto motivo di consenire ai sauditi di riparare l’oleodotto. L’unica potenza che poteva imporre a Iran e Houthy di non toccare più oleodotto Est-Ovest è la Cina. E così è stato. Qualche settimana fa, quando questo oleodotto è stato bombardato, i sauditi hanno chiesto aiuto al loro alleato storico, cioè gli USA. Ma Trump non è intervenuto. Il presidente americano si è anche preso gioco di Iran e Houthy dicendo che erano stati proprio questi ultimi a dirgli di non intervenire. Ovviamente, era tutta una presa per i fondelli. Trump sa benissimo che questo oleodotto è indispensabile per la Cina e che sarebbe stato Xi Jinping, di fatto, a rimettere in funzione l’oleodotto Est-Ovest, bloccando Iran e Houthy. E così è stato. Anche la paventata chiusura dello Stretto di Bab-El Mandeb e, di conseguenza, del Canale di Suez, sempre da parte dei guerrieri Houthy è un’altra balla, perché tale doppia chiusura avrebbe danneggiato i commerci della Cina. Vanno invece presi sul serio i problemi che stanno piano piano montando in Libia in materia di petrolio (qui un articolo). Difficile ipotizzare come finirà in Libia. Ricordiamo che il petrolio libico finisce in buona parte in Europa che, oltre a perdere il gasolio americano, potrebbe anche perdere il petrolio libico. E poiché in Libia è forte l’influenza russa… e chi vuole capire, capisca!
I media globalisti hanno deciso che il premier israeliano Netanyahu è colpevole di tutto: sapeva della strage del 7 Ottobre 2023, sapeva dell’aereo dirottato in queste ore e forse è anche il mandante dell’eliminazione di Giulio Cesare…
C’è anche un lato tragicomico. I governanti di Iran e Yemen hanno fatto sapere, in verità con molto ritardo, che non sono stati loro ad danneggiare il gasdotto saudita. Chi sarebbe allora l’autore del sabotaggio? Ovviamente Israele! Del resto, il premier isreliano, Benjamin Netanyahu, stando ai media globalisti, era a conoscenza che in queste ore sarebbe stato sabotato l’aereo di linea Dubai-Tel Aviv, così come sapeva che il 7 Ottobre del 2023 ci sarebbe stata la strage di israeliani (qui un articolo sulla strage del 7 Ottobre 2023). ‘Ovvio’ che sia stato sempre lui a sabotare l’oleodotto Est-Oves saudita…. Volete mettere? Continuando di questo passo, fra un po’, tra film che inneggiano alla “Palestina libera” superpremiati e super-applauditi, media globalisti e Partito Democratico americano scopriremo che Netanyahu è addirittura il vero ‘capo occulto’ di Hamas e, magari, è anche il mandante dell’eliminazione di Giulio Cesare… Al di là dell’ironia, è un fatto che mentre l’Iran è in grande difficoltà, Israele tiene sotto pressione Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano. Scenario che neanche il grande cinema sta riuscendo a ribaltare. La verità è che i ‘progressisti’ occidentali che hanno sempre appoggiato Iran, Hamas ed Hezbollah cominciano a capire che le cose si mettono male. E reagiscono allo loro maniera, scatenando la solita trita e ritrita ‘cultura impegnata’ (ma a fare che?) e la solita informazione farlocca: due strumenti che fanno sempre meno proseliti.
America e Israele stanno vincendo la guerra nel Golfo ma non si deve dire
Se ci fate caso non si parla più del vertice fra Trump e Xi Jinping andato in scena a Washington. Noi ci siamo limitati a scrivere che, senza un accordo fra il presidente americano e il numero uno cinese su Taiwan, guerra in Iran e guerra in Ucraina sarebbe scoppiato il finimondo (qui il nostro articolo). Fino a questo momento, a parte i bombardamenti senza fine dei russi a Kiev e dintorni, il finimondo non si è materializzato. Piano piano, sta invece venendo fuori che gli iraniani sono in grande difficoltà. Certo, i media occidentali non raccontano il perchè gli iraniani chiedono ripetutamente lo stop alla guerra, perché se lo facessero dovrebbero ammettere che la strategia di Trump e del Segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, contro i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran si sta rivelando vincente (qui un articolo). Di fatto, gli USA hanno isolato l’Iran, dove cominciano a tornare le proteste popolari. Di Trump si deve solo scrivere male e dire di lui peste e corna, non certo che sta vincendo la guerra nel Golfo insieme con Israele (qui un articolo).
La stretta bancaria voluta dal Segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, ha isolato l’Iran dal resto del mondo
In questa fase i media globalisti americani ed europei limitano a raccontare che l’Iran non controlla più al cento per cento lo Stretto di Hormuz, che l’inflazione in questo Paese è alle stelle e che i giovani, piano piano, si preparano a riprendere le proteste. Ma sono notizie tenute ‘basse’, soprattutto nell’Unione europea, che, oltre a provocare ripetutamente la Russia di Putin, è schierata contro l’America di Trump e non ha mai chiuso i rapporti con l’Iran. Se oggi certi Paesi Ue non aiutano l’ex Persia è perché sanno che verrebbero buttati fuori dall’area del dollaro americano e non potrebbero più esportare i propri prodotti nel ricco mercato USA. Tutte le altre cose sono sonore minchiate.
Xi Jinping e Putin riflettono: conviene non dialogare con Trump?
Lo scorso 17 Settembre abbiamo scritto che la Cina di Xi Jinping non ne voleva sapere di mollare l’Iran, anche se non ignoravano che le sanzioni bancarie avevano creato problemi enormi al regime di Teheran (qui il nostro articolo). Oggi non siamo più sicuri che le cose stiano così. Cinesi e russi stanno riflettendo. Valutano fino a che punto, oggi, conviene non dialogare con l’America di Trump. Attenzione alle parole: non stiamo dicendo che Trump e Xi Jinping (e ovviamente la Russia di Putin) si sono messi d’accordo per porre fine al regime iraniano. Ma il fatto che la Cina sia andata incontro all’Arabia Saudita, bloccando, come già ricordato, Iran e guerrieri Houthy, beh, qualcosa significherà. O no?







