Trump sta piegando l’Iran tanto che la Cina di Xi Jinping ha invitato Putin a trattare con gli USA per cercare di limitare i danni. Carlo d’Inghilterra a Washington per gli stessi motivi?

di Giulio Ambrosetti

Piaccia o no ai nemici del presidente americano, gli Stati Uniti stanno vincendo la guerra nel Golfo Persico. Globalisti nel panico perché sanno che prenderanno altre ‘botte in testa’

Ci sarà un momento in cui i nemici giurati i Donald Trump cominceranno a raccontare la verità? Dal 2016, anno della sua prima elezione alla Casa Bianca, l’informazione cosiddetta ‘Progressista’ – che in realtà è globalista, perché quasi tutte le sinistre occidentali, o presunte tali, hanno aderito alla demenziale globalizzazione dell’economia – non ha fatto altro che gettare fango sull’attuale presidente degli Stati Uniti d’America. In queste ore non manca chi afferma che l’ultimo attentato a Trump alla cena di gala di qualche giorno fa sarebbe una sceneggiata. Non c’è da stupirsi: c’è chi ha detto le stesse cose a proposito dell’attentato che nel 2024 ha ferito l’allora candidato alla presidenza Trump. Vero è che nell’attentato di due anni fa c’è stato un morto: ma tutto va bene pur di attaccare l’attuale presidente USA. Detto questo, tutti i nemici di Trump, in questo momento, schiumano di rabbia, perché come ora illustreremo, gli americani stanno piegando la resistenza iraniana (e cinese). Tanto che, con molta probabilità, Xi Jinping ha inviato a Mosca una delegazione iraniana per chiedere al presidente Vladimir Putin di trovare un accordo per limitare i danni. Con molta probabilità, la vista a Washington di Carlo d’Inghilterra in queste ore, oltre che cercare di ricucire i rapporti tra America e Regno Unito, punta a trovare un accordo Sul Golfo Persico. Da segnalare anche la disperata dichiarazione del signor BlackRock d’Europa, al secolo il Cancelliere tedesco Friedrich Merz: “Stati Uniti umiliati dalla leadership iraniana…”. Molto informato, il comandante in capo di un Paese, la Germania, la cui economia sta franando… Ma andiamo con ordine.

La vera sconfitta è la Cina

In queste ore assistiamo a scene che definire tragicomiche è poco. C’è la soddisfazione, per i nemici di Trump, che una nave gasiera sarebbe riuscita ad aggirare il blocco americano dello Stretto di Hormuz. Ovviamente, viene data assiomaticamente per vera la tesi che questa nave gasiera sarebbe sfuggita ai controlli americani. La tesi che ci possa essere stato un ‘patteggiamento’, che ha coinvolto i militari americani e quindi anche la Casa Bianca, viene scartata a priori. L’importante è parlare male di Trump e dare per perdente l’America. Anche raccontando sonore minchiate. Come un’amministrazione Trump in grande difficoltà mentre l’Iran sarebbe fino ad oggi il vincitore della guerra del Golfo. In realtà, come abbiamo già illustrato, in difficoltà sono Iran e Cina (qui un articolo). Che stanno perdendo la guerra e adesso cercano disperatamente un accordo. La vera sconfitta è la Cina che, dopo aver perso il Venezuela, rischia adesso di perdere la presenza nel Golfo Persico.

Il Governo iraniano è diviso

Riassumiamo le ultime fasi della guerra nel Golfo. Nei giorni scorsi l’America di Trump ha detto sì al Governo pakistano per possibili trattative a Islamabad, capitale del Pakistan. Volendo, è stata una concessione americana, perché Trump e i suoi collaboratori sanno benissimo che in Pakistan vive la più grande comunità sciita del mondo dopo quella iraniana. In Pakistan i sunniti sono maggioranza. Ma gli sciiti contano. Ebbene, Trump ha sempre accettato la mediazione del Pakistan. Solo che il Governo iraniano ha subordinato la presenza di una propria delegazione a Islamabad dopo l’interruzione del blocco dello Stretto di Hormuz da parte degli americani. Trump ha risposto di no. Dopo un giorno o giù di lì, il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, contraddicendo il Governo del quale fa parte, si è presentato nella capitale del Pakistan. Aveva il benestare del Governo teocratico del suo Paese? A quanto pare no. E infatti, appena giunto a Islamabad, Araghchi ha fatto marcia indietro e ha detto che non avrebbe incontrato di presenza la delegazione americana. E’ evidente che da Teheran è arrivato l’ordine di fermarsi.

In Europa un diluvio di minchiate sulla guerra nel Golfo

Trump ha replicato pacatamente dicendo: attenzione, perché questi iraniani sono divisi al proprio interno, tant’è vero che il loro Ministro degli Esteri si è recato in Pakistan parlare con noi ma poi si è pentito, probabilmente perché a Teheran gli hanno detto di bloccare tutto. Dopo di che lo stesso Ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, su probabile input cinese, si è catapultato a Mosca per incontrare il presidente russo, Vladimir Putin, che dovrebbe mediare tra Stati Uniti e Iran. Putin ha interesse a mediare? Assolutamente sì, perché da quando gli americani hanno bloccato lo Stretto di Hormuz l’Iran è in grandissima difficoltà: non vende più petrolio e quindi non incassa denaro e deve occuparsi di una popolazione di 92 milioni di cittadini. Di questo, in realtà, si occupano cinesi e russi che un giorno sì e l’altro pure aiutano la popolazione iraniana, facendo arrivare rifornimenti, soprattutto dal Mar Caspio. Ma questo non si deve far sapere, perché significherebbe ammettere che la strategia di ‘strozzamento’ dell’Iran da parte dell’amministrazione Trump sta avendo successo. Soprattutto in Europa bisogna continuare a raccontare minchiate. E infatti le minchiate sul Golfo sono a ruota libera: Trump ha sbagliato tutto, l’America è in difficoltà, l’Iran ha vinto e bla bla bla. Ragazzi: nell’Unione europea hanno raccontato un sacco di minchiare suua ‘presunta’ pandemia e sugli altrettanto ‘presunti’ vaccini e si dovrebbero creare problemi a racocntare minchiate sulla guerra nel Golfo?

La Russia di Putin, piano piano, sta arrivando a un bivio…

La verità è che, se non ci fossero cinesi e russi, gli iraniani sarebbero già alla canna del gas. E forse i servizi segreti americani e israeliani avrebbero già organizzato e realizzato un colpo di Stato in Iran. La copertura di Intelligence, che non è meno costosa degli aiuti alla popolazione iraniana, è un altro degli impegni di cinesi e russi. Da qui la mediazione un po’ tardiva e interessata di Putin. Già, doppiamente interessata. Perché doppiamente? Perché la Russia, oltre ad aiutare l’Iran in quanto alleata della Cina, ha, come dire?, un problema in più. Infatti, da quando è iniziata la guerra nel Golfo e la Russia si è schierata con la Cina e con l’Iran, il Paese di Putin ha iniziato a subire attacchi precisi alle raffinerie di petrolio. Per la Russia è un problema serio, perché si tratta del secondo Paese al mondo per produzione di petrolio. Senza l’export di petrolio e derivati del petrolio i russi avrebbero difficoltà a pagare i costi della guerra in Ucraina. La realtà ci dice una cosa semplice: le guerre in Ucraina e nel Golfo Persico sono simmetriche: i russi possono vincere solo se gli americani vincono in Iran. E viceversa. Ciò significa che Putin dovrà scegliere: o molla l’Iran e vince in Ucraina, o continua ad appoggiare l’Iran impantanando il suo Paese in Ucraina, magari cominciando a subire attacchi nel proprio territorio. Putin ha optato per la mediazione. Ma è chiaro che non potrà partire dalla proposta del Governo iraniano.

Il dubbio: i cinesi pensano che Trump e i suoi siano rincoglioniti?

Intanto va detto che l’Iran ha perso mordente. Se avanza una proposta è perché si trova in difficoltà. Tanto che Trump scrive su Truth: “L’Iran ci ha appena informato di trovarsi in uno ‘Stato di collasso’. Ci chiedono di ‘aprire lo Stretto di Hormuz’ il prima possibile, mentre cercano di risolvere la loro situazione di leadership (cosa che, credo, riusciranno a fare!)”. L’ultima parte della dichiarazione del presidente USA suona un po’ ironica. E conferma quanto Trump ha detto: e cioè che all’interno del Governo iraniano ci sono profonde divisioni. Il Governo iraniano, supponiamo con lo zampino della Cina, è disposto a riaprire lo Stretto di Hormuz, in cambio gli americani dovrebbero revocare il blocco della navigazione non nello Stretto ma in tutto il Golfo Persico. La questione delle armi nucleari verrebbe addirittura trattata dopo. da qui una doma nda: i cinesi pensano che Trump e i suoi siano rincoglioniti?

Possibile che cinesi e iraniani non abbiano ancora capito che l’America di Trump non è interessata alla riapertura dello Stretto di Hormuz?

C’è un piccolo ‘dettaglio’: l’America di Trump non è interessata alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Interessati alla riapertura alla navigazione in questo tratto di mare sono la Cina, l’Unione europea, il Pakistan, il Giappone e, in generale, tutti i Paesi che dipendono da petrolio e gas dei Paesi del Golfo. Di più: alla riapertura dello Stretto di Hormuz sono interessati i Paesi che non voglipno che i prezzi di petrolio e gas aumentino. Ma l’America di Trump è il primo Paese al mondo per la produzione di petrolio e gas e più i prezzi di questi idrocarburi andranno su, più gli USA guadagneranno. Il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha rilasciato una dichiarazione che elimina i dubbi sulla strategia americana nel Golfo Persico: “La pressione degli Stati Uniti sull’Iran si sta intensificando… la produzione petrolifera è in calo e si prevedono carenze di carburante a breve”. Le carenze di carburante, ovviamente, non riguardano gli Stati Uniti d’America ma i Paesi che non hanno petrolio e sono costretti ad acquistarlo. Il pezzo dei carburanti sono aumentati anche in America? Sì. Ma Trump, quando verrà il momento, grazie ai soldi che l’America sta guadagnando vendendo petrolio e gas, interverrà per ridurre i prezzi. In questa fase no, perché la strategia del presidente è quella di diventare impopolare.

Foto tratta da Il Giornale

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