
Un rapporto della DIA spiega che ormai la domanda di questa droga ‘popolare’ supera l’offerta: da qui il grande affare
di Nino Rocca
Cosa c’è oggi dietro la droga a Palermo? Dietro la droga c’è un mondo di interessi e attività lucrose criminali. La droga che per adesso va per la maggiore è il crack, da molti sottovalutato. Una droga semi- sintetica che viene preparata dalle mamme di famiglie legate alla mafia il cui capo famiglia è in carcere. Come si mantiene la famiglia? La madre di casa impara a fare il crack cucinando scarti di coca con bicarbonato di sodio e ammoniaca. Si formano dei cristalli che si fumano direttamente con pipetta o con una bottiglietta. Questa droga, con il fumo, arriva direttamente al cervello e, come un cavallo di troia, si installa e produce la dopamina che dà un effetto di sollievo e di benessere, sia pure passeggero. Si sostituisce a poco a poco agli istinti primari e finisce per determinare una forte dipendenza.
Il consenso popolare gestito dalla mafia del territorio
Il crack, dal punto di vista del marketing, si è rivelato da subito un eccellente prodotto, capace di raggiungere ogni strato sociale e ogni individuo, anche di giovane e giovanissima età. Si fuma, costa poco, è accessibile a qualsiasi tasca e, soprattutto, crea in poco tempo una forte dipendenza. Il crack è uno di quei prodotti che nel mercato si impone subito come vincente, al punto tale che la domanda è superiore alla offerta, come si evince da un rapporto della DIA. Ma oltre a questo, il crack crea subito un forte consenso popolare gestito dalla mafia del territorio. Infatti i capi mafia comprano dalla ‘ndrangheta la cocaina e la distribuiscono alle famiglie che preparano il crack, che viene a sua volta spacciato e talvolta consumato dai loro stessi figli.
I ragazzi sotto i 14 anni: dal contrabbando di sigarette allo spaccio del crack
Questi figli delle famiglie svantaggiate negli anni ’90 vendevano le sigarette di contrabbando. Passata l’epoca delle sigarette di contrabbando vendute da minorenni al di sotto dei quattordici anni, che in quanto minori tredicenni non potevano essere tradotti al carcere minorile, adesso la posta in gioco è più alta e questi giovani si cimentano con il mercato della droga! Il piano è alquanto efficiente e ben studiato sia come marketing, sia come divisione dei ruoli. Tutti sono ingaggiati nell’industria della droga, dai minori e ragazzini che spacciano alle mamme che preparano il crack, fino ai capi mafia che controllano il territorio.
La ricettazione degli oggetti rubati e gli spazi nei marciapiedi assegnati dalla mafia anche per la prostituzione
Ma dietro la droga c’è ancora un altro mercato che è costituito dalla ricettazione degli oggetti rubati a casa dagli stessi drogati, o il frutto delle rapine estemporanee per raggranellare nell’immediato le 20 euro per consumare le dosi giornaliere. E se non bastano le rapine e i furti, le ragazze, ma anche i ragazzi, pagano in natura per procurarsi, le dosi senza cui non possono stare. Ciò che viene ricettato, si vende in piazza, nei marciapiedi di Ballarò dove ad ognuno viene assegnato un quadratino di marciapiede pagando il ‘pizzo’ al capo mafia. Il costo del marciapiedi non è alto, è accessibile a tutte le tasche, ma significa, che il territorio appartiene al capo mafia e a lui si deve pagare la concessione dello spazio per vendere gli oggetti più disparati. Anche la prostituzione è, in qualche modo, regolamentata dal capo mafia nell’indicare il tratto di marciapiedi in cui è possibile prostituirsi in modo regolare o in modo occasionale. Ciò significa che il controllo del territorio c’è da parte del mafioso anche se è in carcere a scontare la sua pena.
“Come se la mafia volesse dire al governo della città, lasciaci più spazio perché il territorio è controllato da noi…”
Ma allora come spiegare la presenza di piccole bande di ragazzini che sembrano agire al di fuori del controllo del territorio esercitato dal capo mafia? Le due cose sembrano in contraddizione ma, se ci riflettiamo, ci accorgiamo che se qualche piccolo episodio sfugge al controllo del capo mafia, egli non ha perso il controllo dello spaccio e di quanto attiene alla sua ‘Signoria’. Vogliamo azzardare un’ipotesi che però ha un riferimento alla realtà del territorio? E’ pur vero che la mafia tradizionale non è riuscita sino ad ora a ricostituirsi in cupola, nei suoi tradizionali vertici, ma è anche vero che il prodotto che più sta contribuendo ad arricchire la mafia, oggi, nei vari quartieri di Palermo, è la cocaina nella sua versione più felice attraverso il crack! Come se la mafia volesse dire al governo della città, lasciaci più spazio perché il territorio è controllato da noi…







