Una “NATO islamica” nasce mentre la NATO che abbiamo conosciuto fino ad oggi è messa in discussione: nuove alleanze e il mondo multipolare

di Angelo Giorgianni

E’ un segnale del vuoto di coesione che sta attraversando l’Alleanza Atlantica

La recente firma del patto di difesa tra Arabia Saudita e Pakistan, con l’apertura della Turchia a un’eventuale partecipazione, segna una svolta nella geopolitica globale. Si parla già di una “NATO islamica”: non un’alleanza formale, ma un meccanismo di difesa collettiva che prevede sostegno reciproco in caso di attacco. Questa iniziativa emerge proprio mentre la NATO è sotto pressione interna, messa in discussione da Francia e altri Stati europei per le divergenze sulle priorità strategiche e la leadership americana. In questo contesto, la nuova alleanza non è solo una risposta alle incertezze regionali, ma anche un segnale del vuoto di coesione che sta attraversando l’Alleanza Atlantica.

Il cuore del nuovo patto: Arabia Saudita e Pakistan

Il Strategic Mutual Defence Agreement (SMDA) firmato nel settembre 2025 prevede esercitazioni congiunte, scambio di intelligence, cooperazione tecnologica e industriale, e coordinamento strategico sulle capacità nucleari del Pakistan. L’accordo rappresenta un modello di deterrenza collettiva, volto a ridurre la dipendenza di Riyadh dalle garanzie esterne, proprio mentre alcuni membri della NATO si interrogano sulla solidità delle loro protezioni occidentali.

La Turchia come fattore moltiplicatore

La possibile adesione di Ankara porta capacità militari avanzate, proiezione regionale e un’industria della difesa indipendente. Pur rimanendo membro NATO, la Turchia diversifica le proprie garanzie di sicurezza, sfruttando il momento di incertezza dell’Alleanza per rafforzare il suo ruolo guida nel mondo sunnita.

Altri Paesi interessati: verso un allargamento

Oltre a Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, diversi Stati osservano o potrebbero essere coinvolti:
• Egitto: potenziale partner nel Nord Africa e Sahel, ma cauto per non compromettere i rapporti con Washington e la Francia.
• Golfo e Maghreb: Emirati Arabi Uniti, Qatar e Marocco mostrano interesse per iniziative multilaterali, ma non hanno ancora formalizzato adesioni.
• Paesi musulmani extra-arabi: Bangladesh, Indonesia e alcuni Stati dell’Asia centrale potrebbero osservare attentamente l’evoluzione del blocco.
• Osservatori indiretti: India e Israele potrebbero ridefinire le proprie strategie in risposta al blocco, rafforzando legami con USA ed Europa.
Questo possibile allargamento sottolinea come Stati strategici cerchino garanzie di sicurezza alternative, sfruttando le fragilità percepite della NATO.

Implicazioni per Stati Uniti e NATO

L’apertura turca e l’allargamento potenziale del blocco segnala un’ambivalenza crescente tra i membri della NATO. Le fratture interne all’Alleanza si manifestano chiaramente:
• La Francia ha denunciato una NATO in “morte cerebrale”, promuovendo autonomia strategica europea.
• L’Europa meridionale teme un’eccessiva concentrazione sul fronte orientale anti-Russia.
• L’Europa centro-orientale spinge per una NATO saldamente ancorata agli USA.
Così, la NATO evolve da alleanza compatta a piattaforma flessibile, mentre i membri cercano garanzie parallele. La nascita della “NATO islamica” non è quindi tanto una minaccia diretta quanto un sintomo della perdita di coesione interna dell’Alleanza Atlantica.

Impatto sul quadrante Africa‑Mediterraneo

Il blocco trilaterale o multilaterale ha effetti concreti su Mediterraneo e Africa settentrionale:
• Nord Africa e Sahel: Egitto, Libia, Algeria e Marocco devono bilanciare la NATO con il nuovo blocco; il Sahel potrebbe ricevere supporto militare e addestramento dal blocco islamico.
• Mediterraneo orientale: la Turchia può estendere la propria influenza navale, incidendo sulle dispute su gas, rotte commerciali e presenze militari, con potenziali frizioni con Grecia e Cipro.
• Flussi migratori: una maggiore proiezione regionale può influire sui corridoi migratori e sulle strategie europee di sicurezza. Il quadrante Africa-Mediterraneo diventa quindi un laboratorio geopolitico per nuove architetture di difesa.

Il ruolo di Cina e Russia

Il blocco influenza anche il quadro globale:
• Cina: osserva attentamente il legame con il Pakistan e gli investimenti del Corridoio Cina-Pakistan (CPEC). Una cooperazione militare più strutturata riduce rischi regionali, ma potrebbe generare competizione in Asia centrale.
• Russia: Mosca potrebbe percepire il blocco come sfida indiretta, sfruttando divergenze tra i membri per incrementare la propria influenza attraverso vendite di armamenti e supporto diplomatico.
• Multipolarismo globale: la presenza di un blocco musulmano di difesa rafforza l’ordine a più centri, accanto a NATO e asse sino-russo.

Conclusione: un mondo multipolare in azione

La nascita della “NATO islamica” emerge proprio mentre la NATO è messa in discussione da Francia e altri Stati. Riflette il desiderio di Stati strategici di costruire garanzie autonome e segnala la crescente frammentazione dell’ordine occidentale. Il multipolarismo è realtà: le alleanze diventano flessibili, sovrapposte e selettive. Gli Stati Uniti, l’Europa, Cina e Russia dovranno adattarsi a un mondo in cui la sicurezza non è più centralizzata, ma multilaterale e competitiva.

Foto tratta da Wikipedia

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