Una pagina del Vangelo di Matteo ci ricorda che la fede per essere tale ha bisogno di opere. La metafora di chi costruisce sulla sabbia ci riporta anche agli stolti che abbandonano il territorio

di Frate Domenico Spatola

L’unico credo è quello di Gesù

L’evangelista Matteo (Matteo 7, 21.24-27), scrivendo ad Ebrei convertiti al Cristianesimo, tiene sullo sfondo il “Pentateuco”, ossia i “cinque libri” di Mosè. Su di essi ricalca, ma non senza apportarvi radicali correttivi, i “cinque libri” che compongono il suo Vangelo. Il primo, intitolato “il discorso della montagna”, si chiude con la pagina del Vangelo della odierna liturgia (4 Dicembre 2025). A Gesù non basta che lo dicano “Signore”. Per lui è necessario agire compiendo la volontà del Padre, che egli aveva fatto conoscere attraverso le “Beatitudini”. La fede infatti ha bisogno di opere per non dirsi morta. Allora Gesù paragona ogni ascoltatore ad un costruttore di case. La riuscita dipenderà se si costruisce sulla roccia. Il costruttore non avrà infatti motivo di temere la pioggia o lo straripamento del fiume. Invece ne si dovrà preoccupare chi edifica la sua casa sulla sabbia. Capitava che, con faciloneria, qualcuno la costruisse sulla sabbia dei letti dei torrenti a secco. Quando però, nel periodo delle piogge pur brevi ma intense, l’acqua cadrà in modo violento, spazzerà via ogni cosa. La stessa sorte capiterà perciò a chi fonda il suo “credo” in altro che non le parole di Gesù.

Foto tratta da La Luce di Maria

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *