L’ANALISI/ Il centrosinistra si divide tra guerrafondai e pacifisti? E’ una presa in giro per non perdere voti se è vero che la stragrande maggioranza degli italiani è contro la guerra

di Giulio Ambrosetti

Alla vecchia politica italiana sputtanata con la guerra in Ucraina servono specchietti per le allodole per provare a non perdere consensi

Il centrosinistra italiano guerrafondaio perde ‘pezzi’? Ma quando mai! Certo, magari il secco “No” alle guerre di Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici (leggere Partito Democratico), è un sentimento sincero. Ma serve per non perdere voti, perché la stragrande maggioranza dei cittadini italiani è contraria alla guerra. E siccome il centrosinistra del nostro Paese è ‘europeista’, ovvero al seguito della Commissione europea di Ursula von der Leyen e della Germania, bisogna creare gli specchietti per le allodole per evitare di perdere voti. Il PD, insomma, si sta organizzando. Ci vogliono alcune facce spendibili da candidare come ‘fronte pacifista’. Futuri parlamentari nazionali che non conteranno nulla su soldi e armi per foraggiare l’Ucraina, ma che serviranno per dare il contenino agli elettori del Partito Democratico contrari alla guerra. Non è da scludere che anche AVS, ovvero dell’Alleanza di Verdi e Sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni cominci a ‘valorizzare’ alcune facce pacifiste. La recita, insomma, deve abbracciare tutto il ‘Campo largo’ del centrosinistra. Del resto, in Italia, ormai da anni, la politica è una pagliacciata dove le cose che contano per davvero sono le ricche diarie parlamentari. Insomma, chi viene eletto a Montecitorio o al Senato ‘vince’ un concorso e si ‘sistema’ per cinque anni… In questo scenario di totale decadenza culturale prima che politica le divisioni dei partiti alleati sulla politica estera, lungi dal creare divisioni e scissioni, rafforzano le coalizioni…

Chi è veramente nei casini politici è Giuseppe Conte che deve affrontare almeno tre problemi

Un po’ diverso lo scenario dentro il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che in queste ore ha ribadito che “inviare armi a Kiev significa allontanare la pace”. Conte non ha solo il problema di presentarsi come pacifista: ci sono altri due problemi che non sono di poco conto. In primo luogo deve riuscire a tutti i costi ad acciuffare la candidatura di premier del centrosinistra. Il motivo è semplice: senza questa investitura il suo Movimento rischia di finire tra il 5% e il 6%: questo l’ho illustrato in un articolo che ho pubblicato su MediaOnOnline, dove si esaminano anche gli effetti delle guerre e della nuova legge elettorale (qui il mio articolo) sulle future elezioni politiche del prossimo anno. Quindi il terzo problema, che non è meno insidioso dell’esigenza di apparire pacifisti e di guidare la coalizione del centrosinistra: capire cos’ha in testa di fare Beppe Grillo. La questione si fa complicata. Illustriamola per grandi linee.

Impossibile, in questa fase, capire che mosse prepara Beppe Grillo: ma qualcosa farà, questo è certo

E’ noto che il fondatore del Movimento 5 Stelle non ‘digerisce’ Conte. ha intentato una causa contro il Movimento per riprendersi il simbolo. Ma sa benissimo, per tanti motivi, che le probabilità di vincere in Tribunale sono minime. Dal centrosinistra hanno messo in giro la voce che Grillo prepara un nuovo soggetto politico. Notizia che è stata smentita dall’ex Ministro grillino, Danilo Toninelli (qui un articolo). Si è trattato, alla fine, di un goffo tentativo per bruciare un eventuale ritorno di Grillo nell’agone politico ed elettorale. In realtà, non è chiaro quali saranno le mosse di Grillo: qualcosa farà ma non si capisce cosa: e questo crea notevole preoccupazione a Conte e ai suoi pretoriani. Ricordiamo che, con molta probabilità, si andrà al voto nella Primavera del prossimo anno, quando i cittadini avranno beneficiato dell’abolizione del bollo auto. Da qui ad allora Grillo ha tante pedine da muovere, avvantaggiato dal fatto che, da quando Conte è alla guida dei grillini, il Movimento 5 Stelle non ha fatto altro che perdere voti. E allora? Si sussurra di un imminente svuotamento del Movimento. Tanti parlamentari nazionali grillini sanno benissimo che non verranno rieletti e potrebbero, piano piano, tornare alla casa del fondatore, non tanto per eventuali ricandidature ma per dare vita magari a un nuovo movimento esterno alle istituzioni parlamentari. Qualcuno ha addirittura ipotizzato un appello al non-voto. Chissà.

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