
di Andrea Piazza
Qualche considerazione sulla proposta del presidente dell’Antimafia dell’Ars, Antonello Cracolici, per sostenere le attività delle aziende confiscate alla mafia
Una breve considerazione in merito alla proposta lanciata dal Presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana, Antonello Cracolici, per sostenere le attività delle aziende confiscate alla mafia. L’intento del legislatore regionale sarebbe di garantire l’accesso al credito agevolato fino a concorrenza dell’importo d 100 mila euro. In via di principio un intervento a sostegno non potrebbe che essere un’iniziativa lodevole e condivisibile, ma nell’ambito della gestione delle attività e beni confiscati continua a coesistere un’endemica criticità in connessione alla diversamente definibile politica indiretta di secondo livello.
L’opacità di una certa Antimafia
È notorio che, da decenni, talune Associazioni e Fondazioni che si professano Antimafia sono destinatarie di ingenti risorse pubbliche, unitamente all’assegnazione (‘a gratis!’) del patrimonio immobiliare confiscato. È sconfortante riscontrare che, per disinteresse generale collettivo amministrativo-politico-giudiziario non c’è stato l’interesse pubblico per conoscere l’entità e la destinazione delle risorse pubbliche elargite. Meno che mai è stato pubblicato un qualsivoglia approfondimento o una sorta di analisi costi-benefici “. Nel tempo la nostra società, sul sangue dei nostri caduti, ha eretto una sorta di santuario, imponendo per fede “l’accettazione del mistero finanziario”.
L’alternativa: l’Antimafia francescana
Come in tutte le vicende umane, il bene coabita con il male. Oltre al ben noto associazionismo industriale dell’antimafia più vicino al protettorato politico, coesistono tantissime realtà associative che operano con convinzione ed autotassandosi. Oltre alla mercificazione esiste un’altra dimensione operativa che, in sintesi, possiamo anche definire la linea dell’Antimafia francescana. La finalità è diretta ad eliminare qualsivoglia forma di interesse, rifiutando qualsivoglia elargizione pubblica, prevedendo l’utilizzo temporaneo delle strutture pubbliche per eventi ed in via ordinaria la vendita del patrimonio mobiliare ed immobiliare confiscato. L’obiettivo è diretto a ridare (come accadeva in passato) centralità all’impegno gratuito del singolo che riscopre nel patrocinio morale il valore è la rilevanza dell’impegno sociale.
I ‘casi’ dei paladini dell’Antimafia che si riscoprono con i piedi d’argilla
L’iniziativa politica del Presidente Cracolici si spinge nell’ottica di supportare le attività imprenditoriali, entrate in una dimensione ibrida (per taluni assistenziale) nella mistura pubblico-privato. È evidente, in parallelo, che una determinata area politica è maggiormente più vicina al modello dell’industria dell’Antimafia, ritenendosi al contempo depositaria-moralista, portatrice di un atteggiamento che potremmo definire anche SUPREMATISTA. Un’area politica che, urbi et orbi, si ritiene depositaria dei valori sociali, al di sopra delle altre forze politiche ‘peccatrici’. Rebus sic stantibus abbiamo non solo le forze politiche di serie A ma accessoriamente le vittime di categorie inferiori e, infine, i volti noti dell’antimafia che ricadono nella luce proiettata, anche se talvolta qualche nuovo paladino eretto si riscopre con i piedi di argilla. Forse alla fin fine un’anima gattopardesca accompagna il viatico di coloro che si sentono migliori degli altri, tra un business diversamente etico e l’altro.
Nella foto sopra Andrea Piazza, autore di questa riflessione







