Elezioni regionali: vince la Democrazia. Gli elettori hanno capito che andare a votare non serve a nulla perché comanda sempre l’Unione europea di falliti dove Germania e Francia fanno quello che vogliono

di Giulio Ambrosetti

I cittadini cominciano a disertare in massa le urne anche alle elezioni regionali. Succede in Veneto, in Campania e in Puglia. Ciò significa che anche la politica locale non riesce più a dare risposte per mancanza di soldi

Si avvicina l’ora X, ovvero il momento in cui gli elettori diserteranno in massa le urne. Già qualcosa lo si comincia a vedere con i risultati delle elezioni regionali di ieri in Puglia, Campania e Veneto. Dove si registra un crollo della presenza degli elettori alle urne mai visto fino ad oggi. In generale, le elezioni regionali e comunali sono contrassegnate dalla prevalenza dei fatti locali. Il numero dei cittadini che va a votare è sempre più alto rispetto alle elezioni politiche nazionali e alle elezioni europee. Invece, questa volta, gli elettori di Puglia, Campania e Veneto hanno cominciato a capire che andare a votare in un’Italia infognata in un’Unione europea dove trionfano lobbismo e corruzione non serve assolutamente a niente.

Ormai in Puglia vanno a votare meno di 3 elettori su 10. Vincenzo De Luca evita il crollo elettorale verticale in Campania. Fuga dalle urne anche in Veneto

In Puglia si è recato alle urne il 29,45% degli aventi diritto al voto rispetto al 39,88% di cinque anni fa. In questa Regione ha votato meno di un elettore su tre. Ciò significa che più di sette elettori su dieci della Puglia non credono nella Regione. In Campania ha votato il 44% del elettori aventi diritto, l’11% in meno rispetto a cinqque anni fa. Ciò significa che se non ci fosse stata stata la lista del presidente uscente, Vincenzo De Luca, figura carismatica della politica campana, in questa Regione l’astensionismo sarebbe stato incontrollabile. Nel ricco e leghista Veneto si registra un crollo sul numero dei votanti, se è vero che si è recato alle urne il 46% degli aventi diritto al voto, con un secco 16% in meno di votanti rispetto a cinque anni fa. Nel complesso, siamo davanti a tre Regioni nelle quali la maggioranza assoluta, con punte del 70%, non crede più nell’attuale politica.

Nelle tre Regioni dove si è votato non è cambiato nulla: a comandare sono sempre le solite camarille politiche

In minima parte al crollo elettorale hanno contribuito anche le scelte dei partiti. In queste tre Regioni non è cambiato nulla. Il Veneto rimane leghista. Ma il presidente della Regione, Alberto Stefani, che sulla carta ha preso il 65,9% dei voti, numeri alla ma no, è stato eletto con il 30% circa dei voti reali. Idem per il presidente della Campania, Roberto Fico: sulla carta ha preso il 61,2%: il realtà è stato votato da meno del 30% degli elettori reali. Stesso discorso per il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro: sulla carta è stato eletto con il 62,7%, in realtà è stato votato da poco più del 25% degli elettori pugliesi. Il dato politico che si ricava è semplice: la politica locale non riesce più a dare risposte concrete a quanto richiesto dal popolo. I partiti politici non sono più popolari: al contrario, sono sommatorie informi di camarille che perseguono i propri interessi ‘particulari’. Tali interessi, nel 60-70% dei casi non hanno nulla a che spartire con gli interessi reali dei ceti popolari.

Regioni e Comuni sono senza soldi perché lo Stato, taglieggiato dall’Unione europea, trasferisce lì il proprio default. Piuttosto che aiutare i cittadini, la Ue si batte per continuare la guerra in Ucraina. Perché tra un po’ Trump manderà a quel paese gli ‘europeisti’ guerrafondai: se sarà così, saranno ‘augelli senza zucchero’…

Diciamo le cose per come stanno: in Campania il presidente uscente Vincenzo De Luca è stato l’unico a criticare il Governo romano che si è tenuti i soldi di questa Regione per pagare la folle guerra in Ucraina e gli oltre 100 miliardi di interessi sul debito pubblico che l’Italia paga ogni anno. Dove più, dove meno, è così in quasi tutte le altre Regioni italiane. In Sicilia la Regione di Renato Schifani dovrà fare i salti mortali per pagare la società che gestisce l’acqua ad Agrigento e provincia, pena i rubinetti a secco. Tranne rarissime eccezioni, gli esponenti delle camarille partitocratiche che gestiscono Regioni e Comuni di maggioranza e di opposizione tacciono per non creare problemi ai ‘banditi’ che governano quello che resta dell’Unione europea. In queste ore la Ue lavora per mandare all’aria il piano di pace del presidente americano Donald Trump e far proseguire la guerra a spese dei cittadini europei. Volete sapere come finirà, al di là delle minchiate che racconta la televisione? Che Trump, tra qualche giorno, manderà tutti a quel paese e lascerà l’Ucraina senza armi e senza copertura di Intelligence, con esiti drammatici per la stessa Ucraina. Ma oggi limitiamoci a osservare il tramonto della Democrazia in Italia.

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