Mentre gli ‘europeisti’ attaccano la Biennale di Venezia il Giappone acquista petrolio russo. L’Iran affonda le petroliere nello Stretto di Hormuz e si accinge a chiudere lo Stretto di Bāb el-Mandeb

di Giulio Ambrosetti

Con la ‘benedizione’ dell’America di Donald Trump la premier giapponese, la conservatrice Sanae Takaichi, ha siglato un accordo economico e commerciale con la Russia di Putin per l’acquisto di petrolio

Mentre l’Unione europea si dà la zappa sui piedi attaccando la gestione della Biennale di Venezia, ‘rea’ di aver invitato la Russia, il Giappone acquista di milioni di barili di petrolio dal Paese di Vladimir Putin. La premier giapponese, Sanae Takaichi, esponente del Partito Liberal-Democratico (PLD), prima donna ad occupare la carica di capo del Governo del suo Paese, nel bel mezzo nella guerra che va in scena nel Golfo Persico, ha deciso di diversificare le forniture di petrolio e si è rivolta a Mosca. Il Giappone ha risolto alla radice il problema della chiusura dello Stretto di Hormuz. Gli iraniani, in queste ore, dicono che con la chiusura dello Stretto di Hormuz il prezzo del petrolio schizzerà a 200 dollari al barile? Non è più un problema del Giappone, che ha già siglato un accordo con la Russia. Non conosciamo i dettagli di tale accordo, ma sappiamo che la Russia è il secondo produttore al mondo di petrolio dopo gli Stati Uniti d’America e che è ben felice di vendere il proprio petrolio al Giappone.

Il presidente della Fondazione ‘La Biennale di Venezia’, Pietrangelo Buttafuoco, correttamente, ha invitato anche la Russia. Si tratta di un atteggiamento civile e intelligente, due condizioni che non trovano spazio nell’Unione europea di oggi dove prevalgono gli “astratti furori”

I problemi sono dell’Unione europea, che in queste ore sta mettendo in croce il presidente della Fondazione ‘La Biennale di Venezia’, Pietrangelo Buttafuoco, che ha solo la colpa di occuparsi di cultura: e la cultura, per definizione, è dialogo non chiusura. Ma gli ottusi ‘europeisti’ che governano l’Unione europea continuano ad andare a testa bassa contro la Russia. Tra i ‘geni’ Ue che continuano a bloccare ogni forma di dialogo con la Russia c’è anche il Governo italiano di Giorgia Meloni, che con il Ministro dei Beni culturali, Alessandro Giuli, è schierato con i 22 Paesi dell’Unione europea contrari alla partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia. I censori della Commissione europea vanno per le spicce: se Buttafuoco insiste nel tenere i russi alla Biennale gli taglieranno 2 milioni di euro di finanziamenti. Ricordiamo che la Commissione europea non è un organismo eletto. Solo da cinque anni a questa parte, per iniziare a operare, la Commissione europea deve passare dal Parlamento europeo. Riuscirà Buttafuoco a tirare dritto? Siciliano di Catania con radici ennesi, Buttafuoco è un personaggio molto noto. Ci sembra impossibile che il Governo Meloni lo destituisca, perché gli attuali governanti perderebbbero la faccia. Noi ci auguriamo che Buttafuoco tenga la posizione, anche per assestare un colpo in testa al diffuso e demenziale sentimento russofobo diffuso in Italia da politici falliti.

Trump e Putin aspettano che Iran e Israele si logorino a vicenda

Intanto va segnalato che la guerra in corso nel Golfo Persico si allarga. Come scriviamo da quando è scoppiato il conflitto, l’America di Donald Trump e la Russia di Putin aspettano con pazienza che Iran e Israele si logorino tra di loro. Trump dice che in Iran gli americani hanno bombardato tutto quello che c’era da bombardare. Babbia. Questo, infatti, è vero fino a un certo punto. L’Iran è un Paese con un’estensione territoriale pari a due volte la Spagna e l’Italia messe insieme. E’ un territorio immenso, montuoso. Un Paese che accumula armi da oltre vent’anni. Armi di tutti i tipi che è impossibile rintracciare. Anche armi altamente tecnologiche, perché l’ingegneria, in Iran, è ai massimi livelli. Insomma la lobby economica e finanziaria ebraica, molto forte in America, che sta dietro al guerrafondaio capo del Governo di Israele, Benjamin Netanyahu, avrà qualche problema per venire a capo di questa guerra, ammesso che ci riesca. Trump ha tutto l’interesse a logorare la lobby ebraica, perché si vuole sbarazzare del cosiddetto ‘Signoraggio bancario’. E anche in questo, con molta probabilità, è d’accordo con Putin. Né è pensabile un’azione militare di terra in Iran, perché in un territorio così sofferto si trasformerebbe in un Vietnam al cubo.

Gli iraniani? Un sunnu santi che suranu…

E allora? Trump e Putin debbono solo aspettare che Netanyahu si convinca che l’Iran, per dirla alla siciliana, unn’è santu chi sura, ovvero una statua di marmo che, in quanto tale, non può sudare: metafora che sta per atteggiamento irremovibile. E infatti gli iraniani, dopo aver colpito tre navi petroliere che hanno provato ad attraversare lo Stretto di Hormuz, dopo aver iniziato a disseminare mine nello stesso Stretto di Hormuz si apprestano, sempre con la ‘benedizione’ di americani e russi, a chiudere anche lo Stretto di Bāb el-Mandeb, il tratto di mare congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano. Così, tanto per mettere un altro po’ di ‘bordello’ in Medio Oriente. Non so cosa racconta la televisione – che non seguiamo dai Mondiali di calcio del 1982 – su Trump e Putin. Per quello che si capisce questi due sono come il Gatto (Trump) e la Volpe (Putin) che si divertono con gli scimuniti che, a turno, gli danno le monete d’oro da seppellire… Se proprio la debbiamo dire tutta, con molta probabilità il più dispiaciuto, di questa situazione, è Putin, che è legato da una lunga amicizia con Netanyahu. Ricordiamo che quando, nel 2022, a causa delle sanzioni dell’America di Joe Biden al Paese di Putin, la Lukoil russa fu costretta a ‘vendere’ la raffineria di Priolo in Sicilia, l’acquisto è stato effettuato da un fondo cipriota controllato ‘casualmente’ dagli israeliani… Della serie: “Beniamino, pi favuri, pigghiati ‘sta cosa di Priolo e mi levi sta camurria dei miricani ‘ddemocratici ca mi rumpinu i cabbasisi”.

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