Panoramica sui ‘bordelli’ da guerre: tagli di cavi Internet, navi colpite nello Stretto di Hormuz, Pakistan contro Afghanistan, Paesi del Golfo sotto scacco, Gran Bretagna a piedi, Cuba in blackout

Addio rete nel Golfo Persico

Proviamo un po’ a illustrare quali sono alcuni dei ‘bordelli’ che vanno in scena nel mondo. la ‘news’, mettiamola così, è l’Iran che, dopo aver attaccato quasi tutti i Paesi del Golfo adesso minaccia di tagliare i cavi Internet sottomarini degli stessi Stati del Golfo Persico. Motivo: ospitano l’esercito americano. “I cavi che passano attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso – leggiamo su un canale Telegram – trasportano il 17% del traffico globale, incluso quello verso gli hub di Emirati Arabi Uniti/Arabia Saudita, potenzialmente causando interruzioni di servizio per mesi”. Se è per questo anche nel Mediterraneo ci sono Paesi che sono alleati degli Stati Uniti d’America, anche se fanno i pesci dentro i barili: e anche sotto il mare Mediterraneo ci sono cavi Internet.

Dalla guerra in Sudan 10 milioni di persone in fuga: l’Europa li aspetta…

Intanto il Pakistan sta bombardando Kabul, la capitale dell’Afghanistan. Ci sarebbero oltre 400 morti e oltre 250 feriti. I pakistani hanno guerreggiato un po’ contro l’India lo scorso anno (come potete leggere qui). Un canale Telegram scrive di quattro guerre simultanee nel mondo: Gaza, Iran, Russia-Ucraina e ora Afghanistan. In realtà, le guerre nel mondo sono molte di più. Geopop scrive che le guerre in corso nel nostro Pianeta sono 56 (qui un articolo). Noi ricordiamo la guerra in corso nel Sudan che ha già prodotto circa 10 milioni di persone i fuga. Anche se non se ne parla, va da sé che molti di questi disperati proveranno ad arrivare in Europa. Alcuni di questi, se possono spendere da 5 mila a 8 mila euro a persona, arrivano a Lampedusa, tempeste nel Mediterraneo permettendo. Per non fargli rischiare la vita e per fargli risparmiare un ‘botto’ di soldi i Paesi europei potrebbero organizzare ponti aerei. Ma non lo fanno, perché, con molta probabilità, una parte dei soldi spillati a questi disgraziati dai ‘mercanti di essere umani’ che operano nel Nord Africa finiscono in Europa. Così si preferisce ‘salvarli’ in mare…

… e meno male che la guerra nel Golfo non è la guerra di Regno Unito e Ue…

Anche la sede della missione dell’Unione europea e l’ambasciata austriaca sono state attaccate da droni a Baghdad. Sempre in Iraq i droni iraniani hanno attaccato le sedi di alcune aziende britanniche che si trovano nel campo petrolifero di Majnoon. Per ‘fortuna’ che la guerra nel Golfo Persico non è la guerra dell’Unione europea e del Regno Unito…

Si prepara la guerra tra Etiopia e Eritrea?

Gli Emirati Arabi Uniti, nonostante gli attacchi iraniani, stando a quanto si legge in un post di un canale Telegram, starebbero “fornendo attrezzature militari all’Etiopia, veicoli blindati, voli e logistica giorno e notte”. Obiettivo: “Preparare l’Etiopia per lo scontro con l’Eritrea, aiutati anche dalla questione Somaliland sostenuta da Israele per creare scompiglio nel corno d’Africa con Tel Aviv impegnata a farsi strada in quella zona per attaccare gli Houthi”.

Gli iraniani non sembrano amare l’Unione europea…

I ‘capi’ dell’Unione europea dicono che la guerra nel Golfo Persico non è la loro guerra. Bene. Detto questo, stando a quanto leggiamo in un post di un canale Telegram, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano accusa l’Unione Europea di “complicità” negli attacchi condotti dagli Stati Uniti e da Israele contro la Repubblica islamica. In un post su X, Esmaeil Baghaei, afferma che “l’indifferenza e l’acquiescenza dell’Unione Europea di fronte all’aggressione, alle brutalità e alle atrocità perpetrate da Stati Uniti e Israele equivalgono a nulla di meno che essere complici”. In effetti a giudicare da quello che succede in Sicilia… (qui un articolo).

Tre navi attaccate

L’Ufficio delle operazioni marittime commerciali del Regno Unito fa sapere che ️almeno tre navi che navigavano nel Golfo Persico hanno subito gravi danni. Ci sarebbe un morto e alcune persone disperse. E’ stata attaccata una nave petroliera maltese, la Zefyros. E’ stata avvicinata da alcune barche presso il terminale di Al-Faw. Le barche, appena arrivate in vicinanza della nave, sono esplose. La nave giapponese ha subito gravi danni e l’equipaggio è stato evacuato. Colpita anche la nave giapponese One Majesty. La nave portacontainer è stata colpita da un missile vicino agli Emirati Arabi Uniti. Ha subito danni ma è riuscita a restare a galla. Colpita anche con i droni la petroliera delle Isole Marshall, Safesea Vishnu, che si trovava in acque irachene. Ci sarebbe stato un morto. Danneggiata anche una seconda nave delle Isole Marshall, la Star Gwyneth: si tratta di una portarinfuse che navigava nei pressi dello SStretto di Hormuz. Centrata pure una portarinfuse della Thainlandia, la Mayuree Naree. E’ stata colpita mentre navigava nello Stretto di Hormuz. Ci sarebbero componenti dell’equipaggio dispersi. Navigare nello Stretto di Hormuz, senza l’autorizzazione del Governo dell’Iran, è molto rischioso. Passano solo le navi degli alleati di questo Paese, a cominciare dalle navi cinesi.

️L’Ucraina blocca il flusso di energia verso l’Ungheria

E’ noto che l’Ucraina sta creando enormi problemi al passaggio di petrolio e gas dalla Russia verso l’Ungheria. E’ anche logico: l’Ungheria è vicina al Paese di Putin e l’Ucraina, che è in guerra contro i russi, si vendica. Stando sempre a un post di un canale Telegram, l’Ucraina starebbe tentando di “imporre un blocco energetico totale all’Ungheria, bloccando le forniture di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba e prendendo provvedimenti contro il gasdotto Turkish Stream”. Lo ha dichiarato il Ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó: “L’Ucraina vuole imporre un blocco energetico totale all’Ungheria. L’Ucraina vuole rendere assolutamente impossibile all’Ungheria la fornitura di energia, motivo per cui gli ucraini hanno già bloccato le forniture di petrolio e ora vogliono bloccare quelle di gas”.

La Romania non dice “No” agli USA. Chissà che cosa pensano nella Commissione europea…

Ancora un post di un canale Telegram: “La Romania ha approvato una richiesta statunitense di accesso temporaneo a una delle più grandi basi militari NATO d’Europa, la base aerea Mihail Kogălniceanu, per sostenere le operazioni in Medio Oriente contro il regime islamico in Iran, incluso il rifornimento di aerei, l’impiego di aerei da combattimento e l’invio di fino a 500 personale”. Ma la Romania non fa parte dell’Unione europea che ha detto “No” agli USA sull’intervento per liberare il canale di Hormuz?

Emirati Arabi Uniti: bloccato il porto di Fujairah

Nella foto sotto è visibile l’edificio del Dubai International Financial Centre dopo l’attacco iraniano. Si segnala che gli aeroporti e stazioni sono molto affollati per presenza di persone che cercano di uscire dagli Emirati Arabi Uniti. Un canale Telegram, citando Bloomberg, dà notizia che il principale porto di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti sospende le operazioni di caricamento del petrolio. Ne scrive anche scenarieconomici.it (qui l’articolo).

Ei fu radar

Il radar AN/FPS-117 (nella foto sotto tratta da un canale Telegram) è stato distrutto all’aeroporto di Al-Qaisumah, in Arabia Saudita.

Tra un po’ nel Regno Unito andranno a piedi…

‘Bordello’ anche in n Gran Bretagna dove comincia a mancare il carburante. Il Times, quotidiano con sede a Londra, annuncia che, a causa dell’aumento dei prezzi di petrolio e gas, il Governo laburista di Keir Starmer potrebbe iniziare a razionare il carburante. Quello che succede è un po’ strano, se non paradossale: l’America di Donald Trump vuole riaprire lo Stretto di Hormuz e ha chiesto ai Paesi europei di intervenire. I Paesi Ue e il Regno Unito hanno risposto che non sono interessati a questa guerra. Il problema è che il blocco dello Stretto di Hormuz riduce l’offerta di petrolio e gas e fa aumentare i prezzi dei carburanti nei Paesi europei. Mentre gli USA, con l’aumento del prezzo di petrolio e gas, guadagnano una barca di soldi (qui un articolo). Pur di andare contro Trump gli ‘europeisti’ sono disposti a pagare a caro prezzo benzina, gasolio e gas. Sono gli effetti dello scontro tra globalisti e sovranisti in tutto il mondo. Chissà cosa ne pensano i cittadini dell’Unione europea e del Regno Unito…

Cuba con le candele

Cuba sta subendo un blackout nazionale. Motivo: la carenza di carburante causata da un blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti e dall’interruzione delle spedizioni di petrolio straniere. Cuba da più di tre mesi non riceve più petrolio da Messico, Russia e Venezuela.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *