La guerra in Medio Oriente non si fermerà e i prezzi di benzina, gasolio e gas andranno alle stelle. Il Governo Meloni non è intervenuto e adesso rischia di perdere il referendum

di Giulio Ambrosetti

Israele e Iran sono “ai materassi” e non si fermeranno. Il problema non è Netanyahu, che potrebbe adirittura già essere morto da un pezzo. Il ruolo della lobby finanziaria e bancaria ebraica che non è esattamente di ‘muso dolce’

E’ bene scriverlo a chiare lettere per cercare di farlo capire al Governo italiano di Giorgia Meloni e al suo ‘geniale’ Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: la guerra nel Medio Oriente non si fermerà. Forse il presidente americano, Donald Trump, proverà a inventarsi qualcosa per cercare di attenuare il conflitto (ma neanche tanto, perché con la guerra in atto e il prezzo del petroli e del gas in salita gli Stati Uniti guadagnano una barca di soldi). Ma Israele non si fermerà. Basta guardare quello che sta succedendo nel Libano di Hezbollah, che gli israeliani stanno mettendo a ferro e fuoco. Basta osservare la risposta degli iraniani, che stanno distruggendo le città israeliane ad una ad una. Israele a Iran, per usare una metafora del romanzo Il Padrino di Mario Puzo, sono “ai materassi”, ovvero guerra totale. E poiché Hezbollah in Libano, come del resto Hamas per i palestinesi e gli Houthy nello Yemen sono creature dell’Iran, gli iseaeliani non si fermeranno fino a quando non avranno preso il Libano. Non è una questione legata a Benjiamin ‘Bibi’ Netanyahu, che peraltro potrebbe essere già morto da un pezzo e sostituito con un sosia (qui un articolo de La Cruna dell’Ago di Cesare Sacchetti). Dietro Israele c’è la lobby finanziaria e bancaria ebraica che ha deciso di andare allo scontro totale con l’Iran. Quando in Sicilia si vuole indicare qualcuno testardo e determinato si usa dire: non è di muso dolce. E così è Israele in tutte le sue componenti: Paese di governanti che non sono mai stati di muso dolce. Figuriamoci se lo sono oggi che sono arrivati alla resa dei conti con l’Iran. Punto.

Non essere intervenuti dopo quasi 20 giorni di guerra per calmierare i prezzi di benzina e gasolio è un clamoroso autogol del Governo Meloni

Perché ci rivolgiamo al Governo Meloni e al sui ‘geniale’ Ministro dell’Economia Giorgetti che ha ‘incaprettato’ l’Italia dentro un’Unione europea politicamente fallita? Perché la guerra in medio Oriente continuerà e i prezzi del petrolio e del gas continueranno ad andare su. Non è da escludere che sui prezzi di benzina e gasolio, che ormai ‘viaggiano’ verso i 2 euro e mezzo, crescano ancora. In parole crude il Governo di centrodestra con la presa in giro verso i cittadini che ha messo in atto su benzina e gasolio, rischia veramente di perdere il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia. Il centrodestra, che appoggia il “Sì” alla riforma, ha più elettori del centrosinistra. Ma alla maggioranza degli italiani il referendum sulla Giustizia interessa fino a un certo punto. Perché prima bisogna ‘vivere’ e poi viene la ‘filosofia’. Non essere intervenuti dopo quasi 20 giorni di guerra per calmierare i prezzi di benzina e gasolio è un clamoroso autogol del Governo Meloni. Le minchiate stanno notoriamente a zero. Accise sì, accise no, interverremo qui, interverremo là. Fino ad oggi solo chiacchiere. L’Iran è un Paese armato fino ai denti e, anche se sempre più isolato, darà battaglia fino in fondo.

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