Angelo Giorgianni si candida alla presidenza della Regione siciliana sostenuto da una federazione di movimenti autonomisti e sicilianisti, imprenditori e tanti cittadini

di Giulio Ambrosetti

In un momento storico in cui la politica siciliana va con il ‘cappello tra le mani’ a chiedere fondi a Roma, il noto magistrato siciliano punta al rilancio dello Statuto autonomistico siciliano

Angelo Giorgianni, noto magistrato siciliano, si candida alla presidenza della Regione siciliana. A sostenerlo, la Federazione dei movimenti autonomisti e sicilianisti, forze sindacali, movimenti civici e politici regionali e nazionali. Prezioso collaboratore di questo blog su temi che spaziano dalla politica estera alla politica nazionale, fino alla nostra Isola, Giorgianni mette a disposizione dei cittadini siciliani la sua esperienza, la sua conoscenza della Sicilia, la sua competenza e la sua passione politica. Non è un caso che, tra i protagonisti di questa esperienza, ci siano gli autonomisti e i sicilianisti, perché Giorgianni punta sul rilancio dello Statuto autnomistico siciliano che, se attuato, farebbe della Sicilia un quasi-Stato.

La discesa in campo presentata a Campofelice di Roccella

L’elemento importante della candidatura di Giorgianni è il suo rapporto con il territorio. E lo si è visto Domenica scorsa a Campofelice di Roccella, provincia di Palermo, giorno in cui ha ufficializzato la sua candidatura alla guida della Sicilia. Dietro la sua discesa in campo c’è un lavoro che è andato avanti per mesi. Un lavoro fatto di incontri in tutta l’Isola con amministratori comunali, agricoltori, artigiani, industriali, professionisti e realtà sociali. Il tutto per acquisire una conoscenza diretta dei problemi e delle potenzialità della Sicilia.

Per grandi linee il progetto politico di Giorgianni per il rilancio della nostra Isola

Nel corso dell’incontro di Domenica scorsa Giorgianni ha presentato un progetto organico di governo, strutturato su una visione chiara e su punti programmatici concreti:
• attuazione piena e integrale dello Statuto autonomo e difesa della sovranità siciliana;
• affermazione dell’identità e della dignità del popolo siciliano;
• Sicilia come piattaforma strategica di pace e cooperazione nel Mediterraneo;
• progetto TRISCELE come modello di sviluppo integrato e autosostenibile;
• autonomia fiscale e revisione radicale dei rapporti economici con lo Stato;
• rilancio del lavoro e sostegno alle imprese produttive;
• tutela dell’agricoltura e sovranità alimentare;
• infrastrutture moderne e continuità territoriale effettiva;
• legalità e contrasto ai sistemi corruttivi;
• riforma della sanità e centralità del diritto alla salute;
• politiche per i giovani e rientro delle competenze;
• valorizzazione del turismo e del patrimonio culturale;
• rafforzamento della democrazia partecipativa;
• integrazione strategica della Sicilia nei nuovi equilibri economici e geopolitici;
• autonomia energetica e sviluppo sostenibile.

Una scelta di discontinuità verso il passato

“Questo percorso – dice Giorganni – rappresenta una discontinuità radicale rispetto a chi, ciclicamente, ha utilizzato l’autonomismo come slogan elettorale, contribuendo nei fatti alla disapplicazione e allo svuotamento dello Statuto. Per questo la scelta è chiara e definitiva: una rottura con il sistema dei partiti tradizionali che hanno governato la Sicilia, rendendosi corresponsabili del suo declino e del tradimento della sua autonomia. Distinti e distanti da quei partiti tradizionali che sono anche responsabili dell’altissima percentuale di astensione elettorale, espressione evidente della sfiducia dei cittadini nei loro confronti”.

“… i movimenti autonomisti e sicilianisti intendono federarsi stabilmente, superando divisioni e personalismi, per costruire una forza unitaria, credibile e determinata…”

La sua è una scelta politica strategica, “che nasce – precisa – da una consapevolezza ormai evidente: la Sicilia è stata tradita. Non da un errore, ma da un sistema di potere”. Quella di Giorgianni, insomma, non è solo una candidatura, ma è una rottura con il passato. “Perché – aggiunge – il problema non è più chi governa, ma un modello che ha prodotto declino economico, marginalizzazione e perdita di dignità per il popolo siciliano. All’assemblea si è registrata una volontà chiara e non più rinviabile: i movimenti autonomisti e sicilianisti intendono federarsi stabilmente, superando divisioni e personalismi, per costruire una forza unitaria, credibile e determinata. Un progetto politico aperto, che chiama a raccolta uomini e donne liberi, forze sane della società, rappresentanti del lavoro, della sanità, delle imprese e dei territori. L’obiettivo è netto: interrompere un sistema che ha fallito e restituire alla Sicilia ciò che le è stato tolto: sovranità, dignità, futuro. Non si tratta di alternanza. Si tratta di cambiamento reale. E questa volta, la Sicilia non chiede. La Sicilia decide”.

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