
Oggi 14 Aprile 2026 la disinformazione comincia scricchiolare
La disiformazione occidentale sulla guerra nel Golfo Persico presentata come una sconfitta della presidenza americana di Donald Trump comincia a scricchiolare. In realtà, come racconto stamattina in un articolo pubblicato da MediaOnonline, ad essere in grande difficoltà non sono gli Stati Uniti ma Iran e, soprattutto, la Cina. Da ieri lo Stretto d Hormuz presenta una doppia chiusura. A fermare il transito delle navi non sono solo gli iraniani, ma anche i militari USA. Gli statunitensi non bloccano solo le navi petroliere e gasiere in uscita, ma anche le navi in entrata. Come racconto nell’articolo, la situazione è precipitata perché cinesi e iraniani hanno tentato non soltanto di introdurre il pagamento dei pedaggi alle navi in violazione del diritto internazionale di navigazione, ma anche di effettuare la cosiddetta ‘dedollarizzazione’ del commercio di petrolio e gas nel Golfo Persico. E’ per questo che gli americani hanno bloccato lo Stretto di Hormuz (qui l’articolo pubblicato da MediaOnOnline: “Il vero scontro nel Golfo Persico è sulla “dedollarizzazione” temerariamente tentata da Iran e Cina”).
Le stupidaggini sull’inflazione americana
L’informazione globalista cerca disperatamente di descrivere un’America di Trump in crisi. A cominciare dall’economia. Raccontando che l’inflazione negli Stati Uniti si sta ‘mangiando’ i redditi dei cittadini. Chi ha studiato Economia politica, possibilmente su testi seri e non portatori delle stupidaggini legate alla folle, stupida e criminale globalizzazione economica, nel leggere queste notizie allarmistiche pensa che negli USA l’inflazione sia a due cifre, magari al 15%, se non al 20%. Poi si vanno a verificare i dati e ci si accorge che in America l’inflazione non raggiunge il 4%. E deduce che chi parla dell’economia americana in termini negativi racconta solo grandissime minchiate. La realtà è che tanti gruppi imprenditoriali del mondo si stanno trasferendo in America, perché l’amministrazione Trump offre agevolazioni varie, a cominciare da quelle fiscali. L’unica cosa che Trump chiede a queste imprese è che producano in America e che paghino imposte e tasse in America. L’inflazione americana di oggi, peraltro bassa, nonostante un contesto economico internazionale negativo, è il segno di un’economia che tira, non di una crisi pesantissima!
Iran e Cina in affanno. E la Russia di Putin che non sa che fare…
In realtà, in grande, grandissima difficoltà sono Iran e Cina. Il blocco delle navi in entrata nello Stretto di Hormuz da parte americana, unitamente alle sanzioni economiche, sta creando problemi alla popolazione iraniana. Parliamo di una popolazione di circa 92 milioni di abitanti. Crescono i casi di cittadini iraniani che si spostano verso i Paesi confinanti. Ovviamente, il Paese verso il quale si dirigono i cittadini iraniani in grande difficoltà è la Turchia, che è il più ricco. E infatti quanto sta avvenendo non piace al presidente della questo Paese, Recep Tayyip Erdoğan, perché se la pressione migratoria dovesse aumentare diventerebbe insostenibile. E la Turchia sarebbe costretta a trasferire i cittadini in arrivo dall’Iran in Europa.
… e il Ministro russo Lavrov volò in Cina
Per ora il maggiore peso della crisi iraniana se lo sta caricando la Cina. Ma i cinesi sono alle prese con la crisi ormai strutturale della globalizzazione, che i dazi doganali dell’America di Trump hanno solo accentuato, non certo creato. La Cina è una realtà comunista che, per quasi un ventennio, ha sfruttato la dabbenaggine politica ed economica dell’Occidente abbracciando la globalizzazione economica senza pagarne i costi. Tutti sanno che il Governo cinese aiuta le imprese del proprio Paese che così producono a costi più bassi rispetto all’Occidente. La Cina, soprattutto nell’ultimo decennio, ha impostato la propria economia sull’export e oggi è in difficoltà. In più il Dragone sconta una disoccupazione giovanile, ormai strutturale, che ‘viaggia’ dal 20% al 40% e, in alcune aree, anche oltre (qui un video di Federico Rampini). Non va meglio alla Russia, alleata della Cina, che, se la crisi del Golfo proseguirà, dovrà scegliere ‘cosa fare da grande’: ovvero se aiutare l’Iran e restare impantanata nella guerra in Ucraina, o se mollare l’Iran per completare la conquista del Donbass. E’ chiaro che se il Paese di Vladimir Putin auterà l’Iran e la Cina contro l’America, in Ucraina potrebbero materializzarsi i missili a lunga gittata per “colpire in profondità la Russia”. Forse è per questo che il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, proprio in queste ore è volato a Pechino? Chissà…
Il piano di pace cinese? Aria fritta allo stato puro
Intanto la Cina di Xi Jinping ha messo su in frett’e furia una “proposta di pace strutturata” per stabilizzare il Medio Oriente. Cosa prevede? Aria fritta allo stato puro: rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dei Paesi del Golfo, adesione al diritto internazionale (lo stesso che Cina e Iran hanno violato provando a imporre i pedaggi abusivi alle navi petroliere e gasiere), adesione alla Carta delle Nazioni Unite (che oggi è solo fumo), coordinamento tra sicurezza e sviluppo e architettura di sicurezza sostenibile per superare la “legge della giungla” e bla bla bla. I cinesi hanno fretta, perché, ribadiamo, sono alle prese con una crisi economica e sociale interna non indifferente (crisi vera, non la ‘terribile’ inflazione americana) e non ce la fanno a sostenere i problemi economici e sociali dell’Iran: e infatti stanno chiedendo aiuto alla Russia. Il dubbio, per dirla alla siciliana, è che Cina, Russia e Iran s‘arriparano unni chiove: della serie cercano una soluzione e si incasinano ancora di più. Insomma, se non si troverà un accordo e si andrà avanti con lo Stretto di Hormuz chiuso l’Iran rischia di collassare, la Cina di pagare il prezzo di una crisi in crescita, mentre la Russia si ritroverà sempre più in confusione.
Trump fresco come un quarto di pollo. E il ruolo dei potentati economici, finanziari e bancari che stanno dietro a Israele
E Trump? Mentre l’informazione globalista, soprattutto televisiva ma non soltanto, cerca di accreditare l’immagine di un presidente USA ‘disperato’, avviene l’esatto contrario. Trump è più fresco di un quarto di pollo. Dialoga con il Governo del Pakistan, ben sapendo che questo Paese fa solo gli interessi di Cina e Iran, e prende tempo. Con molta probabilità, si andrà avanti così fino al 21 Aprile, giorno in cui scadrà il cessate il fuoco. L’America di Trump dovrebbe proporre il prolungamento del cessate il fuoco: e chi gli dirà di no passerà per guerrafondaio. Il presidente statunitense dice e ribadisce che lui sta lavorando a un accordo ma fino a quando non ci sarà tale accordo manterrà il blocco navale nello Stretto di Hormuz. I Paesi occidentali a caccia di petrolio potranno rifornirsi in America e in Russia: che è quello che sta avvenendo con il prezzo del petrolio alle stelle. Con la crisi di Hormuz gli USA stanno guadagnando un sacco di soldi vendendo petrolio: proprio oggi si parla di 21 navi petroliere vuote in viaggio verso gli USA. E meno male che Trump è ‘disperato’ e che l’economia americana è in ‘crisi’… Quanto a Israele, deve eliminare, o quanto meno ridurre, la presenza delle due creazioni iraniane: Hamas a Gaza ed Hezbolla in Libano. Da quello che si capisce, i potentati economici, finanziari e bancari che stanno dietro Israele hanno deciso che, fino a quando non si chiarirà la situazione in Iran, Israele si terrà Gaza e il Libano.
Foto tratta da Wikipedia








