Siamo sicuri che gli iraniani firmeranno l’accordo con gli americani? Siamo certi che non richiederanno i pedaggi? Zelenskyj e l’Unione europea farebbero bene a non gioire troppo per aver colpito Mosca

di Giulio Ambrosetti

E’ in atto una campagna di odio da parte dei globalisti contro il presidente americano Trump

Non è semplice antipatia: contro Donald Trump è in atto, ormai da tempo, una campagna di odio. Soprattutto da parte del regime globalista che, sempre più a fatica, governa quello che resta dell’Unione europea. Fa una certa impressione leggere un’inchiesta pubblicata da Cesare Sacchetti nel suo Blog La Cruna dell’Ago. Dove si legge di un possibile attentato ai danni dello stesso Trump al quale non sarebbero estranei alcuni Paesi europei (qui l’articolo). Ma al di là dei dissidi, sempre più evidenti, tra il capo della Casa Bianca da una parte e l’Unione europea e il Regno Unito dall’altra parte, segnaliamo ai nostri lettori una contraddizione. Stando a quello che si legge sui media globalisti – giornali cartacei e online per non parlare di quanto racconta la televisione -l’Iran sarebbe il ‘vincitore’, mentre l’America di Trump sarebbe stata umiliata. Ora, se veramente le cose stanno così come mai l’ayatollah Khamanei, massima autorità religiosa (e politica?) dell’Iran in queste ore si sta schierando contro la pace armata che dovrebbe essere siglata oggi in Svizzera tra americani e israeliani? Pensiamo veramente che gli iraniani accetteranno questo accordo? Noi nutriamo qualche dubbio non tanto sulla firma, quanto sull’applicazione di tale accordo.

In grande difficoltà è l’Iran, non certo l’America

Chi legge questo Blog sa benissimo che noi diamo un’interpretazione diversa dei fatti. Noi ci occupiamo di cose concrete, non di ‘ideologie’ e, meno che mai, seguiamo i dettami del regime globalista Ue. A noi risulta che l’America di Trump, da quando è scoppiata la guerra nel Golfo, abbia guadagnato una barca di soldi grazie all’aumento del prezzo di petrolio e gas. entre a noi risulta che l’Iran, dopo oltre due mesi di blocco quasi totale del Golfo, sia in grandissima difficoltà economica. Ed è anche logico. L’80% e forse più delle navi cariche di petrolio, gas e altri prodotti in uscita dal Golfo sono state bloccate. Ma, soprattutto, sono state bloccate le navi in entrata, direzione Iran. Non solo gli iraniani ha avuto enormi difficoltà a vendere il proprio petrolio (e anche a vendere lo zafferano e i pistacchi, prodotti di pregio di questo Paese non certo secondari per la Bilancia dei pagamenti iraniana) ma hanno avuto maggiori difficoltà a rivecere aiuti, che in questo Paese sono arrivati dal Mar Caspio.

La Cina non sembra più in grado di aiutare economicamente l’Iran

Gli aiuti non sono una cosa da nulla: in Iran vivono 92 milioni di persone e con il Golfo bloccato, senza gli aiuti arrivati dall’esterno, l’Iran sarebbe già alla fame. Gli aiuti, in massima parte, sono stati forniti dalla Cina di Xi Jinping, alleato di ferro del regime teocratico iraniano. Solo che la Cina non sembra più in grado di sostenere economicamente il sostegno all’Iran. Questo spiega perché il Governo iraniano – ma a quanto pare contro il parere della teocrazia di questo Paese – si sia convinti a firmare l’accordo con gli USA. In minima parte, anche la Russia di Vladimir Putin, alleato di ferro di Cina e Iran. La Russia, a parte le armi, ha potuto fare poco, perché impegnata nel conflitto non contro l’Ucraina ma contro NATO, Unione europea e altri Paesi occidentali, ad esclusione degli USA. Molti dei problemi che la Russia sta vivendo in questi giorni sono legati al fatto che ha scelto di difendere l’Iran contro gli Stati Uniti d’America. Opzione errata. Infatti, armi che ucraini e alleati vari non avevano mai avuto a disposizione, stanno ormai da giorni colpendo “in profondità” la Russia, a cominciare dalle raffinerie di petrolio.

Attenzione, perché la pazienza dei russi potrebbe essere scaduta…

Si sta verificando quello che questo Blog ha previsto da quando è scoppiata la guerra nel Golfo: se l’America di Trump non vince in Iran, la Russia di Putin non vince in Ucraina. Le due guerre sono simmetriche. E’ un gioco di pesi e contrappesi che in questo momento la Russia sta pagando sulla propria pelle con il feroce bombardamento che in queste ore ha colpito Mosca. Un bombardamento che non è frutto della farina ucraina ma di chi l’appoggia (qui un video illuminante della pagina Facebook Finanza in chiaro). Il presidente ucraino con mandato scaduto, Volodymyr Zelenskyj, farebbe bene a non gioire troppo, utilizzando slogan macabri e fuori luogo tipo: “Se l’Ucraina brucia, brucerà anche la Russia”. Abbiamo la sensazione che Zelenskyj e compagnia bella – e in questa compagnia bella ci mettiamo anche l’Unione europea – non abbiano idea di quale sia la capacità di fuoco della Russia che, lo ricordiamo, non è solo una tra le grandi potenze nucleari del mondo, ma ha a disposizione armi che fino ad oggi non ha usato. A nostro modesto avviso l’escalation nella guerra tra Russia da una parte e Ucraina, NATO, Unione europea e altri Paesi occidentali dall’altra parte è ormai nelle cose. Ora può succedere di tutto, non soltanto in Ucraina. Anche l’uso di armi nucleari a bassa intensità o tattiche (qui). Noi seguiamo anche alcuni mezzi d’informazione russi. Siamo rimasti colpiti, in particolare, da una frase piuttosto critica verso Putin: perché il presidente non comincia a strapazzare un po’ i microbi europei?

Tra guerra in Ucraina e attacchi a Trump l’informazione globalista ha ormai passato il segno. Intanto Israele è tornato a bombardare il Libano

Tornando all’accordo USA-Iran, i media occidentali globalisti, che si sono distinti e continuano a distinguersi per la disinformazione sulla guerra tra Russia e Ucraina, negando persino il colpo di Stato ‘pilotato’ nel 2014 dall’America del Dem Barack Obama in Ucraina e la presenza nei nazisti tra le file ucraine (se ne sono accorti perfino i polacchi che non sono certo alleati dei russi!), stanno cercando in tutti i modi di mettere in cattiva luce Trump. Nella foga di darle in testa al presidente americano che sta smantellando il sistema globalista, scrivono che l’Iran guadagnerà un sacco di soldi con l’eliminazione delle sanzioni americane, con lo ‘scongelamento’ degli asset ucraini presenti in Occidente, con la vendita di petrolio e via continuando. Dimenticando che oggi gli iraniani firmeranno – se lo firmeranno – un accordo ben sapendo che Israele continuerà a tenere sotto pressione militare Hamas in Gaza e Hezbollah. Certo, gli americani stanno cercando di convincere il capo del Governo israeliano, Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu, a non bombardare più il Libano. Ma in queste ore Israele è tornato a bombardare il Libano. Insomma c’è il dubbio che quella tra americani e israeliani sia una recita e che Israele proseguirà ad esercitare pressioni militari in Libano per evitare che Hezbollah si riorganizzi e a Gaza per Hamas si riorganizzi. Con l’occhlio, sempre israeliano, rivolto anche alla Cisgiordania e alla Siria. Non solo. Gli iraniani sono convinti che instaureranno i pedaggi da appioppare alle navi che passeranno dallo Stretto di Hormuz: cosa che viene smentita dagli americani.

I pedaggi mancati faranno saltare tutto?

A nostro modesto avviso noi pensiamo che questo accordo, che i biliosi globalisti occidentali, ‘europeisti’ in testa, descrivono come la sconfitta di Trump, sia stato pensato invece per dividere i governanti dell’Iran: e infatti, oggi, come già accennato, l’ayatollah Khamanei, massima autorità religiosa (e politica?) dell’Iran, ha preso le distanze dal Governo di questo Paese. Prima di incassare l’eliminazione delle sanzioni americane, lo ‘scongelamento’ degli asset ucraini presenti in Occidente e prima di cominciare a vendere il petrolio gli iraniani dovranno firmare e soprattutto applicare l’accordo. Noi nutriamo qualche dubbio sulla firma dell’accordo, soprattutto dopo il ‘siluri’ dell’ayatollah Khamenei; e nutriamo, soprattutto, molti dubbi sull’eventuale applicazione di tale accordo. Questo perché siamo convinti che gli iraniani – e i cinesi che stanno dietro agli iraniani – non accetteranno mai di non fare pagare i pedaggi alle navi in transito dallo Stretto di Hormuz.

Attenzione perché l’America di Trump potrà tornare a bombardare l’Iran per altri due mesi senza passare dal Parlamento statunitense

Quando al ‘perdente’ Donald Trump, ricordiamo che, di fatto, anche senza la firma finale dell’accordo (nel caso in cui non venisse firmato dagli iraniani), c’è stata un’interruzione della guerra nel Golfo da parte americana. Ciò significa che Trump non avrà bisogno dell’autorizzazione del Parlamento americano per tornare a bombardare l’Iran. Per la precisione, avrà a disposizione altri 60 giorni di guerra senza l’autorizzazione del Congresso statunitense. Questi sono i fatti. Dopo di che i mezzi d’informazione globalisti, che nella ‘presunta’ Europa unita abbondano, potranno continuare a ‘informare’ i cittadini alla loro maniera. A meno che dalla Russia non arrivi qualche ‘sorpresina’…

Foto tratta da Il Fatto Quotidiano

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