di Andrea Piazza

Con l’Unione Europea il nostro Paese è finito dentro una gabbia (in lingua siciliana argia)
Sarebbe suggestivo richiamare una celebre battuta di Peter Sellers nel ruolo dell’ispettore Clauseau nel film La Pantera Rosa allorquando in ascensore replicò a chi gli diede del cochon “porco” dopo l’emissione (a chilometro zero) di una scorreggia. Replicò con una sola parola “fanc…” (https://youtu.be/WjC_lv7A8Us?is=GF6GwYrbxM7NA2am). Se dovessimo descrivere con un disegno, la nostra condizione attuale come popolo, dopo il trentennio lungo iniziato con Maastricht 1992, rappresenterei la nazione Italia dentro una gabbia, in siciliano denominata argia. Le sbarre sarebbero assimilabili ad un guinzaglio lungo che consente, in apparente libertà di movimento, di respirare (a Venezia prima della prigione l’ultimo ponte era denominato dei sospiri…). La percezione indotta dal mainstream è una sorta di paradiso in terra, un El Dorado in versione povera “placcato in oro”, laddove il narrato si trasforma in sostanza al pari di un mobile moderno in stile classico. La direzione del carcere è centralizzata, ha una propria sede in quel di Bruxelles, lontano dal mare magnum il nostro irrinunciabile e vitale Mediterraneo.
E’ finita anche la “Compagna delle Indie”: e finirà anche ‘Europa finto-unita
Ha una denominazione propria, suggestiva, che trasmette un messaggio subliminale Unione E(€)uropea. È il risultato finale di una concettualità invasiva assolutamente evoluta, e rispondente ad un’intelligenza superiore. L’attribuzione come soggetto pubblico è stata a dir poco una genialata, perché gli ha dato carattere “sovranazionale”. Nei secoli passati abbiamo assistito al disfacimento di aggregazioni in forma privatistica che all’apparenza sarebbero dovute rimanere invincibili. Rammentiamoci, a titolo indicativo, la “Compagnia delle Indie”, diversamente filantropica che è stata un esempio vincente di colonialismo-sfruttamento in chiave extracontinentale.
Il colonialismo di prossimità. Ormai è matematicamente accertato che il progetto €uropeo con la E della valuta “NON FUNZIONA” a tutela della collettività
La modernità ci ha portato in dote il nuovo sovranazionalismo centralizzato, un nuovo concept di colonialismo di prossimità. I risultati sono evidenti a tutti, non solo agli italiani, ai greci ma a breve anche ai novelli che per una risicata percentuale hanno sposato la valuta dell’€uro. Il riferimento è alla popolazione della Bulgara che nei prossimi giorni inizierà ad assaggiare il bastone. A distanza di pochi mesi, a brevissimo, arriverà la prima ammonizione: un’infrazione “per deficit eccessivo”. È chiaro a tutti che il progetto €uropeo con la E della valuta “NON FUNZIONA” a tutela della collettività. Al contrario, è una mannaia dal cielo esclusivamente per il ceto oligarchico che, attraverso la tecnocrazia della componente non eletta (presumibilmente diversamente Associata), assolve la funzione di burattinaio.
Gli italiani non hanno la maturità per decidere
Il sistema globalista alias colonialista/sovranazionalista è in crisi profonda, in coma, perché la sua strutturazione è di per sé innaturale, egemonica e contrapposta al modello storico connesso alla storia dell’uomo, il classico e vituperato nazionalismo che ci ha portato per mano nel ventunesimo secolo. Sarei uno stupido a pensare che potremmo uscire tout court con la Italexit, non perché non credo nella soluzione ma, perché gli italiani, a differenza di altri popoli, dopo che sono stati allevati e svezzati con il latte comunitario NON avrebbero la maturità e l’autonomia per decidere. È evidente a tutti che, il progetto comunitario è fallito miseramente, trasformandosi in un brutto anatroccolo senza lieto fine. Viviamo e respiriamo l’aria sempre più stringente come un cappio al collo di un nuovo colonialismo di prossimità. È impossibile riparare una quartara rotta che, prima o poi non funzionando ed implementando la divergenza delle classi sociali (la fascia media schiacciata verso il proletariato) è programmata al cedimento irreversibile di SISTEMA.
L’Unione europea preme per la ‘riforma’ del Catasto per appioppare ai cittadini del nostro Paese una nuova imposta su case e terreni
Per nostra fortuna, per legge di natura ciò che NON funziona non è destinato a durare. La nostra decadenza precoce è una certezza, in un mondo che riparte dalla logica naturale del modello classico, ovvero dalla nazione. Il sovranazionalismo è un colonialismo ammantato da una punta di ius gentium (ai tempi dei romani il riconoscimento dei diritti dello straniero). L’ultima comica è stata l’autorizzazione con più raccomandazioni della Commissione Europea che, come l’uomo Delmonte (per la raccolta delle ananas), ci ha autorizzato a fare debito con i SOLDI NOSTRI. Come una matrigna, degna del proprio ruolo, ci ha anche fatto più raccomandazioni ad iniziare dalla madre di tutte le battaglie europee “mettere mano anche sulle rendite catastali degli italiani”, incidentalmente incrementando il seme della svendita immobiliare italica sul solco del nostro recente passato.
Prendiamo atto che oggi non siamo più padroni in casa nostra
Ricordiamoci che il là lo diede il trattato di Maastricht 1992, madre della SVENDITA & DISMISSIONE dell’Industria Pubblica Italiana. Tra la crociera sul Britannia (UK + UE) e la portaerei Roosevelt (USA) sceglierei senza esitazione il modello americano di matrice repubblicana. Rendiamoci conto, il prima possibile, che in questo particolare momento storico non siamo minimamente padroni a casa nostra, pur essendo nella disponibilità materiale delle chiavi per entrare dalla porta di ingresso. Le critiche del Presidente USA Donald Trump in merito alla U(€)E sono assolutamente fondate, rappresentiamo una nobiltà decaduta che continua a darsi delle arie in uno scenario mondiale dove non conta nulla, ovvero una beata m… per dirla diversamente alla Cetto Laqualunque.
Perché è necessario che l’Italia abbandoni il modello sovranazionale dell’Unione europea per abbracciare il modello sovranista
Come sempre, anche i nostri giornali non sono da meno. In questi giorni hanno titolato la deliberazione autorizzativa come una “concessione” (al pari del modello bonus 110 %). Nessuno ci regala niente, tanto meno la UE perché si tratta dei nostri soldi e del nostro debito pubblico, diventato gigantesco (da Mario Monti in poi con una crescita ipertrofica) e prima o poi, grazie alle cure del medico di Maastricht, destinato allo schianto. In uno schema sovranazionale il crash ci porterebbe come in Grecia la Troika in qualità di Stato membro sovranazionalizzato, alias occupato. In uno schema sovranista la musica cambierebbe, perché il padrone di casa resterebbe sempre il proprietario, con la possibilità di confidare nei rapporti di buon vicinato d’oltre oceano o medio orientali… sicuramente NON comunitari.
Riprendiamoci la nostra identità di popolo e la dignità per restare a schiena dritta e testa alta in casa nostra
Quando verrà meno per implosione (impossibilità naturale di funzionare) il programma vessatorio sovranazionalista, ebbene, ciò non accadrà grazie a noi italiani, ma per la determinazione di altri popoli non sottoposti ad un trentennale programma votato a provare amore per il proprio carnefice. In analisi, la sindrome di cui soffrono i nostri rappresentanti al guinzaglio è scientificamente denominata “sindrome di Stoccolma”. Magari un domani la letteratura scientifica rielaborerà la patologia comune a coloro che sono anche “ricercatori della pace giusta in Ucraina” contrapponendola alla “pace realistica” in una nuova malattia.
Ovviamente, colpirebbe soltanto coloro che versano in un particolare stato di sudditanza, ovvero di dipendenza psicologica: i così detti EUROINOMANI, i quali soffrirebbero della “sindrome di Bruxelles”. Speriamo sempre, ed incrociamo le dite, affinché il tempo alla fin fine sia galantuomo e ci restituisca la nostra identità di popolo e la dignità di restare a schiena dritta e testa alta in casa nostra.
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