La notizia di oggi è che l’Iran chiede con urgenza lo sblocco dei fondi ‘congelati’ in Occidente e vuole la pace. Cinesi e russi stanno chiudendo i cordoni della borsa a Teheran? Corretta la strategia di Trump

di Giulio Ambrosetti

Il blocco delle navi in uscita e in entrata nel Golfo disposta dagli americani ha mandato in tilt l’economia del regime degli ayatollah, caricando su Cina e Russia il mantenimento dei 92 milioni di abitanti dell’ex Persia. Ma Pechino e Mosca non sono bancomat infiniti…

C’è una notizia che dovrebbe fare riflettere chi fa informazione sulla guerra nel Golfo. L’Iran sta chiedendo con urgenza lo sblocco dei propri fondi ‘congelati’ in Occidente. E chiede anche la fine del conflitto. E’ la conferma che la strategia dell’amministrazione americana di Donad Trump è corretta. Bloccando non lo Stretto di Hormuz ma tutto il Golfo si ferma buona parte dell’economia irainana. L’Iran non vende più petrolio. E ha anche enormi difficoltà a esportare zafferano e pistacchi, due produzioni centrali per l’economia di questo Paese. Attenzione: il fatto che gli iraniani chiedano con urgenza lo sblocco dei propri fondi ‘congelati’ in Occidente non significa, automaticamente, che la Russia e soprattutto la Cina abbiano chiuso i cordoni della borsa. Ma sicuramente significa che cinesi e russi non possono continuare all’infinito a caricarsi i costi di mantenimento della popolazione iraniana, ovvero 92 milioni di persone.

In queste ore gli iraniani non hanno nemmeno risposto al bombardamento americano di missili e navi

In queste ore gli americani hanno bombardato alcuni siti dove gli iraniani custodivano missili e navi. Il regime di Teheran ha minacciato di rispondere al fuoco. Ma non l’ha fatto. E’ evidente che gli iraniani, in questa fase, sono più interessati a trovare risorse finanziarie che a rispondere con le armi agli americani. Tra l’altro, tra le richieste di pace degli iraniani, c’è anche lo sblocco delle sanzioni. Ricordiamo che le sanzioni americane verso l’Iran esistono, tra alti e bassi, da quando il regime teocratico ha preso il potere nel lontano 1979. Con le esportazioni petrolifere e con le esportazioni di altri prodotti gli iraniani hanno tirato avanti senza problemi. Ma da quando l’amministrazione Trump ha chiuso il Golfo, impedendo il passaggio di navi in entrata e in uscita, in Iran sono cominciati i problemi. Che oggi stanno esplodendo. La realtà ci dice che senza gli aiuti di Cina e Russia l’Iran sarebbe già in bancarotta. Chi fino a ieri ha blaterato di un’America impantanata nel Golfo Persico e di un Iran vittorioso dovrà ricredersi. Sono gli americani che, in questo momento, stanno piegando l’Iran. Con gli iraniani che chiedono la fine del conflitto, lo ‘scongelamento’ dei fondi presenti in Occidente e lo stop alle sanzioni americane.

Pressioni cinesi e russe su Teheran?

Ribadiamo: è presto per affermare che cinesi e russi stanno chiudendo i cordoni della borsa all’Iran. Anche perché la Cina ha interessi economici importanti nel Golfo. Ma è oggettivamente credibile la tesi che cinesi e russi stiano pressando sul Governo iraniano: a) per porre fine in tempi stretti alla guerra; b) per rimettere in moto l’economia irainana, perché Cina e Russia non possono sostenere in eterno un Paese di 92 milioni di abitanti. Cosa c’è da attendersi? Due possibili scenari.

I due scenari. Il silenzio di tante ‘autorità’ sui giovani iraniani che ancora oggi vengono uccisi

Primo scenario. L’America di Trump vuole porre fine al programma nucleare iraniano. A questo punto, gli USA hanno già vinto e la guerra non ha più motivo di continuare. A patto, ovviamente, che gli iraniani chiudano il capitolo nucleare. Secondo scenario: gli americani non sono solo interessati a smantellare il programma nucleare iraniano: vogliono anche un cambio di regime. E qui sorge il vero problema, perché i cinesi non vogliono perdere la loro presenza nel Golfo. I cinesi non pongono questioni morali. A differenza dell’amministrazione Trump, che si è schierata in difesa dei giovani iraniani che si sono ribellati al regime degli ayatollah (il regime, in pochi mesi, ha ucciso oltre 40 mila giovani iraniani e le condanne a morte si susseguono ancora oggi), ai cinesi dei ragazzi iraniani che vengono uccisi perché lottano per la libertà, non gliene può fregare di meno. Non sono i soli. Nella guerra tra USA e Israele da una parte e Iran dall’altra parte, gli altri Paesi occidentali difenfono i palestinesi, difendono i libanesi ma non dicono una sola parola sui giovani iraniani che vengono ancora oggi uccisi. In queste ore Papa Leone IV ha ricordato che a Gaza ancora oggi si vive male e si muore. Ma non abbiamo sentito una sua parola sul popolo iraniano.

Foto tratta da Wikipedia

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