La Sicilia non può risorgere con chi l’ha tradita

di Angelo Giorgianni

Il paradosso: chi ha svenduto l’Autonomia siciliana oggi la vorrebbe rilanciare…

In prossimità delle elezioni regionali assistiamo all’ennesima operazione politica costruita a tavolino. I partiti tradizionali, dopo decenni di governo e di corresponsabilità nel declino della Sicilia, cercano oggi di avvicinarsi ai movimenti autonomisti, sicilianisti e indipendentisti nel tentativo di recuperare credibilità e consenso. Parlano di autonomia, di identità, di difesa dello Statuto e di orgoglio siciliano. Lo fanno gli stessi partiti che per decenni hanno consentito, favorito o accettato lo svuotamento sistematico dell’Autonomia siciliana. La realtà è che la Sicilia non è vittima di una fatalità storica. La Sicilia è stata governata. E chi l’ha governata porta precise responsabilità politiche.

La promessa tradita

Sono stati i partiti tradizionali a trasformare lo Statuto speciale più avanzato d’Europa in una promessa tradita. Sono stati i partiti tradizionali ad accettare che competenze, poteri e risorse venissero progressivamente sottratti alla Sicilia. Sono stati i partiti tradizionali a tollerare che miliardi di euro prodotti dal lavoro e dalle risorse dei siciliani prendessero altre strade. Sono stati i partiti tradizionali a ridurre l’Autonomia a una celebrazione retorica da utilizzare nelle campagne elettorali e da dimenticare il giorno successivo alle elezioni. Per decenni hanno chiesto voti promettendo sviluppo e hanno lasciato disoccupazione; hanno promesso infrastrutture e hanno lasciato isolamento; hanno promesso industrializzazione e hanno lasciato desertificazione produttiva; hanno promesso occupazione e hanno lasciato emigrazione; hanno promesso dignità e hanno lasciato dipendenza. Mentre la Sicilia arretrava, i loro apparati consolidavano potere, clientele e consenso. Mentre migliaia di giovani lasciavano l’Isola, loro occupavano assessorati, enti, società partecipate e centri di sottogoverno. Mentre intere comunità si impoverivano, la politica professionale continuava a sopravvivere a sé stessa cambiando simboli, sigle e alleanze ma mantenendo intatti metodi e privilegi.

Chi ha svuotato lo Statuto non può diventare il difensore dell’Autonomia

Oggi gli stessi partiti che hanno contribuito al fallimento della Sicilia pretendono di presentarsi come interlocutori del mondo autonomista. È una contraddizione che non può essere ignorata. Chi ha svuotato lo Statuto non può diventare il difensore dell’Autonomia. Chi ha amministrato la subordinazione della Sicilia non può guidarne il riscatto. Chi ha contribuito al problema non può essere presentato come la soluzione.

Tantissimi cittadini siciliano non vanno più a votare

La prova più evidente della sfiducia dei siciliani nei confronti dei partiti tradizionali è rappresentata da un dato che cresce elezione dopo elezione: l’astensione. Milioni di cittadini non votano più. Non perché siano disinteressati alla politica, ma perché non credono più a una classe dirigente che da decenni promette cambiamento e produce continuità. L’astensione è diventata il primo partito dell’Isola. È il voto silenzioso di chi si sente tradito, di chi non si riconosce più nelle vecchie appartenenze, di chi non vede differenze sostanziali tra schieramenti che si alternano al governo senza modificare il destino della Sicilia. Dentro quell’astensione non c’è soltanto rabbia. C’è un enorme patrimonio di speranza delusa che aspetta di essere rappresentato.

Riconquistare la fiducia dei siciliani che non credono più nella politica

Ed è proprio qui che si misura la grande potenzialità di un progetto che unisca movimenti sicilianisti, autonomisti e indipendentisti, realtà civiche, amministratori locali, associazioni e forze sindacali. Un progetto autenticamente siciliano non deve limitarsi a contendere voti ai partiti tradizionali. Deve soprattutto riconquistare coloro che hanno smesso di credere nella politica. Deve riportare alle urne migliaia di giovani, lavoratori, professionisti, imprenditori e cittadini che oggi non votano perché non si sentono rappresentati. Se riuscisse a intercettare anche solo una parte significativa di quell’enorme area di astensione, il quadro politico siciliano cambierebbe radicalmente. Perché il vero bacino elettorale del cambiamento non si trova negli elettori fedeli ai partiti tradizionali, ma tra coloro che da anni hanno voltato le spalle a un sistema percepito come autoreferenziale, distante e incapace di rispondere ai bisogni reali della popolazione.

La ricerca della vera alternativa

Per questo ogni alleanza tra movimenti sicilianisti e partiti tradizionali rischia di essere controproducente. Perché allontanerebbe proprio quella parte di popolo siciliano che chiede una rottura netta con il passato. Chi non vota più non aspetta l’ennesima coalizione. Aspetta una vera alternativa. La vera novità non sarebbe un accordo con i partiti che hanno governato il declino. La vera novità sarebbe l’unione di tutte le forze che non hanno responsabilità nella devastazione politica, economica e sociale della Sicilia: movimenti autonomisti, sicilianisti e indipendentisti, movimenti civici, associazioni territoriali, amministratori locali, agricoltori, pescatori, artigiani, imprenditori, professionisti e forze sindacali realmente impegnate nella difesa del lavoro e dei diritti sociali.

Una comunità siciliana che va a votare per decidere liberamente del proprio destino

L’incontro tra queste realtà potrebbe dare vita alla più importante esperienza politica siciliana degli ultimi decenni. Perché la vera contrapposizione non è più tra destra e sinistra. La vera contrapposizione è tra chi considera la Sicilia una terra da governare per conto di altri e chi la considera una comunità che ha il diritto di decidere del proprio destino. I movimenti civici porterebbero il radicamento nei territori e la conoscenza concreta dei problemi delle comunità. Le forze sindacali porterebbero la rappresentanza del lavoro, troppo spesso sacrificato agli interessi della grande finanza e delle logiche centraliste. I movimenti sicilianisti porterebbero la visione strategica, l’identità e la difesa dei diritti storici del popolo siciliano.

Attuazione integrale dello Statuto

Il primo obiettivo di questo progetto dovrebbe essere l’attuazione integrale dello Statuto siciliano. Non come favore concesso da Roma. Non come oggetto di trattativa politica. Ma come diritto costituzionale negato per troppo tempo. L’attuazione dello Statuto rappresenta il primo passo verso la piena sovranità della Sicilia. Perché nessun popolo può aspirare a governare il proprio destino se non esercita prima fino in fondo i diritti che già possiede. Recuperare le prerogative finanziarie previste dallo Statuto, difendere le risorse energetiche dell’Isola, rivendicare il controllo delle infrastrutture strategiche e affermare il principio che le ricchezze prodotte in Sicilia devono servire anzitutto allo sviluppo della Sicilia significa avviare un autentico percorso di emancipazione politica, economica e istituzionale.

Chi ha tradito la Sicilia non può pretendere di rappresentarne il futuro

La Sicilia dispone di energia, risorse naturali, agricoltura, turismo, cultura, posizione strategica e capacità umane straordinarie. Quello che è mancato non sono le risorse. Sono mancati governanti capaci di difenderle. Sono mancati rappresentanti capaci di anteporre gli interessi della Sicilia agli interessi delle segreterie nazionali. Sono mancati uomini e donne disposti a dire no quando era necessario dire no. Per questo la rinascita della Sicilia non può passare attraverso nuove alleanze con coloro che hanno contribuito alla sua marginalizzazione. Non può essere guidata da chi per decenni ha chiesto fiducia e ha restituito dipendenza. Non può essere affidata a chi oggi promette ciò che ieri ha impedito. La Sicilia potrà rialzarsi soltanto quando troverà il coraggio di liberarsi politicamente dai partiti che l’hanno resa subalterna e di costruire una rappresentanza autonoma, popolare e profondamente siciliana. Chi ha svuotato lo Statuto non può esserne il custode. Chi ha amministrato il declino non può guidare la rinascita. Chi ha tradito la Sicilia non può pretendere di rappresentarne il futuro.

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