Nonostante il voto contrario del Parlamento europeo la Commissione europea vuole comunque dare il via libera al Mercosur. E in questo gesto svela il suo vero volto antidemocratico

di Angelo Giorgianni

Vogliono aggirare la Democrazia neutralizzando la rappresentanza parlamentare, svuotando il significato del voto

Ci sono momenti nella vita delle istituzioni in cui l’immagine che esse hanno costruito per decenni si incrina, e lascia intravedere ciò che realmente sono. La vicenda del Mercosur è uno di quei momenti: un lampo che illumina il complesso edificio dell’Unione Europea e ne rivela la struttura nascosta, spazzando via i veli della retorica comunitaria. Il Parlamento europeo (foto sopra tratta da Wikipedia) – l’unico organo eletto dai cittadini – ha votato contro. Un voto democratico, legittimo, motivato. Eppure la risposta del sistema europeo è stata fulminea e glaciale: procedere comunque, aggirando l’aula, neutralizzando la rappresentanza, svuotando il significato stesso del voto. È così che si riconosce un potere che non è più democratico: quando la democrazia vota, ma il potere decide contro; quando la forma è rispettata, ma la sostanza viene eliminata.

1. La decisione è già presa: il voto è un intralcio, non un mandato

    Nel lessico di Bruxelles c’è un’espressione che torna ciclicamente: «trovare una soluzione tecnica». Nel caso del Mercosur, questa “soluzione” è già stata individuata: applicazione provvisoria, competenza esclusiva, trattato non misto. Tradotto: se la volontà democratica è contraria, si ricorre a un artificio giuridico. Non si discute. Non si rinvia. Non si rinegozia. Si aggira. Questo non è un incidente, ma un metodo consolidato. Lo stesso metodo che ha imposto il Fiscal Compact, applicato il CETA, reso vincolanti direttive mai approvate dagli elettori. È la logica della tecnocrazia: se la politica ostacola, la tecnica sostituisce la politica.

    2. La Germania detta la linea; l’Europa la esegue

      Il cuore di questa vicenda non è una discussione sul commercio internazionale. È la constatazione che l’Unione, di fronte agli interessi tedeschi, non oppone più alcun limite. Il litio argentino è strategico per l’industria automobilistica tedesca. Questo basta, nella costruzione materiale dell’UE, a trasformare un interesse nazionale in un obiettivo europeo. È la vera gerarchia interna dell’Unione:
      – quando la Germania ha un’esigenza, l’UE la assume come priorità;
      – quando altri Stati difendono i propri interessi, vengono accusati di populismo, nazionalismo, protezionismo.

      Questa asimmetria non è un difetto. È il principio strutturale dell’Unione come realmente funziona.

      3. La Francia protesta: ma non per difendere la democrazia europea

        Parigi parla di “forzatura intollerabile”. Ma nessuno, nemmeno in Francia, pensa che la battaglia sia per salvare il Parlamento europeo. La battaglia è per salvare l’agricoltura francese, minacciata dall’accordo. E per contenere la supremazia tedesca, che attraverso il litio e la transizione elettrica acquisirebbe un vantaggio geopolitico decisivo. Non si tratta di un confronto sul futuro dell’Europa, ma di un conflitto di potere interno all’Europa stessa. È un altro segnale della verità che tutti conoscono e pochi proclamano: l’Europa non è una comunità politica, ma un’arena di Stati che competono tra loro usando Bruxelles come strumento.

        4. La Commissione è il vero organo sovrano: non eletta, non responsabile, non riformabile

          La Commissione europea non è eletta. Non risponde ai cittadini. Eppure governa come un esecutivo.
          Governa senza mandato democratico, senza responsabilità politica, senza possibilità di essere rimossa se non attraverso procedure teoriche e mai esercitate. Quando il Parlamento si oppone, la Commissione non arretra: cambia la procedura. La piega. La riformula. Ne inventa un’altra. È un potere che opera come un governo assoluto, nella forma mite della burocrazia e nella sostanza concreta del controllo.

          5. Il Consiglio europeo: il sovrano invisibile che decide sopra e contro i cittadini

            Il Consiglio europeo non è un Parlamento. Non è eletto. Non è pubblico. Eppure è la sede dove si prendono le decisioni decisive dell’Unione. È un organo opaco, dove i governi trattano senza trasparenza, senza contrappesi, senza dover spiegare nulla ai cittadini. Nel caso del Mercosur, il Consiglio ha già fatto capire la sua posizione: si farà comunque. È il modello post-democratico allo stato puro:
            – potere concentrato in poche mani,
            – nessuna responsabilità verso gli elettori,
            – decisioni vincolanti per milioni di persone che non sanno nemmeno chi le ha prese.

            6. L’Italia è irrilevante: e l’UE si comporta di conseguenza

              L’Italia non difende se stessa. Ha votato il Mercosur senza negoziare nulla, senza chiedere nulla, senza proteggere le sue filiere strategiche. E oggi, nel braccio di ferro tra Francia e Germania, non è nemmeno un interlocutore. Un’Unione già squilibrata tratta l’Italia come si tratta chi non pesa nulla: lo si informa, non lo si consulta.

              7. Conclusione definitiva: l’Europa non è più in crisi. È un progetto politico terminato.

                La conclusione non può essere ammorbidita né addolcita. Non c’è una “crisi europea” da risolvere. C’è un’Europa politica che non esiste più. Esiste l’Europa come apparato regolatorio; come spazio economico;
                come luogo di vincoli. Ma non esiste più come democrazia. La vicenda del Mercosur lo mostra con la limpidezza di un gesto estremo: si vuole dare il via libera a un trattato contro il voto degli eletti. È il tradimento finale del progetto europeo. Il tradimento compiuto non dai cittadini, ma dalle élite che governano senza dover rendere conto. Il tradimento di chi parla di valori e intanto li violenta. Di chi invoca la democrazia e intanto la scavalca. Di chi governa l’Unione come se i popoli non esistessero più.

                Le domande finali

                E allora le domande, quella vere, quella che restano dopo aver tolto ogni infingimento, sono queste:

                Che senso ha votare per un Parlamento che non può decidere nulla?
                Che senso ha chiamare “democrazia” un sistema che accetta il voto solo quando coincide con i suoi interessi?
                Che senso ha parlare di Europa politica quando l’Europa reale è diventata il contrario della politica? Finché nessuno risponderà, continueremo a vivere in una costruzione vuota che conserva le forme della democrazia ma ne ha dissolto la sostanza. E chiameremo “Unione” ciò che ormai è soltanto il governo impersonale di una élite senza popolo.

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