
Una storia ancora tutta da scrivere
Il 3 Settembre del 1982, a Palermo, trucidarono il Generale dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta, Domenico Russo. Qualcuno, con riferimento a Dalla Chiesa, ha scritto che si è trattato di un “delitto imperfetto”. Per Piersanti Mattarella, il presidente della Regione siciliana ucciso il 6 Gennaio del 1980, sempre a Palermo, si può parlare di delitto perfetto, se visto dalla parte di chi l’ha assassinato e, soprattutto, di chi ha voluto eliminarlo. Perché, ancora oggi, al di là delle tante ricostruzioni e delle inchieste, di questo delitto politico non si conosce tutta la verità. Nella politica siciliana di quegli anni Piersanti Mattarella è stato scomodo. Si batteva per la riforma della burocrazia, per la riforma dell’attività parlamentare dell’Assemblea regionale siciliana e, soprattutto, per il rilancio dell’Autonomia siciliana in anni in cui questo argomento era tabù. A quarantacinque anni dal suo assassinio riemerge qualche elemento un po’ strano. Delitto di mafia? Mah… (qui una riflessione).
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