Veramente sta passando la tesi che le violente manifestazioni di protesta di giovani e giovanissimi di Milano e dintorni siano spontanee senza un’organizzazione dietro?

di Giulio Ambrosetti

Certi fatti non sembrano estemporanei: anzi! Può essere importante il fatto che, in questo momento storico, l’Unione europea si ritrova contro l’America di Trump, la Russia di Putin e anche la Cina di Xi Jinping?

E’ credibile che circa mille e 500 ragazzini, più circa 500 giovani, una bella mattina, appena svegli, si riuniscano e decidano in quattro e quatr’otto: “Sapete che c’è? Oggi andiamo a devastare Milano!”. Tra l’altro, ragazzi di 16 anni, di 15 anni, di 14 anni, di 13 anni, di 12 anni e persino qualcuno di 11 anni. E’ evidente che, dietro, c’è un’organizzazione. Tutto è importante in questa vicenda: il fatto che siano molto giovani, ragazzini cresciuti a pane & Tik Tok-Telegram-Istagram; il fatto che arrivino in buona parte dalle periferie della Capitale lombarda; il fatto che siano in parte italiani, in parte italiani figli di migranti e via continuando. Tutto vero, tutto da analizzare politicamente, sociologicamente, psicologicamente e …mente …mente …mente… Però c’è un dato inconfutabile: una manifestazione di violenza così non nasce dal nulla, non è qualcosa di estemporaneo. Insomma, si fa molta fatica a non pensare a qualche ‘manovratore’. A cominciare dalle calzemaglia: è un caso che quasi tutti i ragazzi protagonisti dei disordini indossavano la calzamaglia?

Troppe le anomalie nell’Unione europea per non pensare a una ‘regia’

Agli osservatori attenti non sfugge che le devastazioni andate in scena a Milano (ma anche a Torino e a Bologna) sono state precedute, di qualche giorno, dal blocco dei voli nel nostro Paese (qui un articolo). Le anomalie che si registrano in tutta l’Europa ormai non si contano più. Come si fa a non pensare alle quattro industrie europee che producevano armi per l’Ucraina saltate in aria nei mesi scorsi (qui un articolo dello scorso 26 Agosto). Peraltro, l’1 Ottobre, i media hanno riportato una dichiarazione della portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, che ha affermato, senza giri di parole, che le fabbriche che producono armi per l’Ucraina sono considerate, dalla Russia, obiettivi militari da colpire (qui un articolo dell’1 Ottobre scorso). E i terribili incendi della scorsa Estate in Francia e in Spagna sono stati frutto dei capricci del clima o c’è lo zampino di ‘qualcuno’? E, sempre con riferimento alla Spagna, quanto avvenuto a Ceuta (dove i disordini proseguono) è frutto del caso? (qui un articolo). L’elenco è lungo e ci fermiamo qui per questioni di spazio.

La ‘guerra ibrida’ non può essere tirata in ballo a convenienza

Non sto citando la Russia per caso. Perché è la Russia, oggi, che ha interesse a seminare il caos nell’Unione europea. Poiché, di fatto, i 27 Paesi UE hanno fornito e continuano a fornire armi e soldi all’Ucraina, Paese in guerra contro la Russia, i russi hanno buoni motivi per rispondere pan per focaccia ai Paesi UE. Sicuramente ci sarà chi dirà che ci vogliono le prove, che manca il collegamento diretto tra i fatti di Milano (ma anche di Torino e di Bologna) e la Russia e bla bla bla. Tutto vero, per carità. Così com’è altrettanto vero che le due parole “guerra ibrida” si utilizzano a convenienza. Mai pronunciarle quando Paesi UE come l’Italia e come la Francia vengono messi a ferro e fuoco dalle rivolte popolari. Parlare di guerra ibrida, in questo caso, significherebbe darla vinta alla Russia, nel senso che il Paese di Vladimir Putin, con riferimento a quanto sta avvenendo in questi giorni, è in grado di scatenare un putiferio in Francia e un putiferio in Italia. Assolutamente no: sono rivolte interne in Francia e in Italia, perché i russi non sono assolutamente in grado di penetrare le ‘cortine di ferro’ di Francia e Italia…

Siamo ‘a mare’…

Così, nel nostro Paese, pur di non ragionare sui fatti oggettivi, i partiti politici preferiscono polemizzare: il Governo di centrodestra che accusa l’opposizione di centrosinistra. E viceversa. Di soggetti esterni che potrebbero stare dietro le manifestazioni di violenza non se ne deve nemmeno parlare: mai apparire deboli in balia di chissà chi, meno che mai pensare alla Russia che fa il bello e il cattivo tempo nella ‘Grande’ Unione europea. Poi, però, i fatti ci riportano alla realtà, perché quando c’è da difendere l’Ucraina e da attaccare la Russia, ebbene, centrodestra e centrosinistra sono sulla stessa linea: Volodymyr Zelenskyj è il ‘buono’ e Putin è il ‘cattivo’ (con le finte eccezioni di grillini e Lega). E tutti facciamo finta di non sapere che, da quando è scoppiata la guerra tra Mosca e Kiev, l’Unione europea è il bancomat dell’Ucraina… Tutti facciamo finta di non sapere che l’Unione europea sta sui cabbasisi alla Russia di Putin, all’America di Donald Trump e, da qualche giorno, anche alla Cina di Xi Jinping. Già, abbiamo fatto incazzare di brutto anche il Dragone. Lo sapete che l’UE in questi giorni ha appioppato i dazi doganali alle auto elettriche cinesi per favorire le auto tedesche, francesi e, in parte, spagnole? Ovviamente la Cina risponderà. Le tre più grandi potenze economiche del mondo, in questo momento, sono contro l’Unione europea. Ma facciamo finta di niente. Ma sì, continuiamo così. Che volete che siano USA, Russia e Cina? Cose da nulla. Niente ci possono fare. Ci vediamo Sabato 17 Ottobre in Francia con i Gilet Gialli e, nello stesso giorno, in otto città italiane con le manifestazioni annunciate in otto città italiane annunciate dal Movimento 17 Ottobre. Ma sì, avanti con l’esercito, blocchiamo Tik Tok, Istagram, Telegram e altre trovate ‘geniali’ simili. Si offende qualcuno se dico che siamo ‘a mare’?

Foto tratta da Il Fatto Quotidiano

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