La Germania nonostante la cisi non vuole allentare il ‘Patto di stabilità’ perché si accinge a sbaraccare Unione europea ed euro? Con quello che sta succedendo la domanda ci sta tutta

di Giulio Ambrosetti

Chi è convinto che siamo alla fine dell’Ue è Ciro Lomonte. Che illustra anche perché

La Germania sta per dichiarare la fine dell’Unione europea dell’euro? Ne sembra convinto Ciro Lomonte, esponente di Siciliani Liberi, che in un post su Facebook illustra come e perché si sta arrivando a un epilogo che, in verità, non può essere definito sorprendente. Leggiamo insieme il post di Lomonte: “Ormai tutte le forze politiche sono costrette dai fatti a dar ragione alle analisi di Siciliani Liberi, unica forza politica in Sicilia e in Italia ad aver anticipato, e poi puntualmente verificato, come i soldi del Pnrr non esistessero. E come l’intero bilancio della Ue 2021-27, pari a 800 miliardi di euro, fosse stato speso nei primi due anni interamente in sussidi per evitare la disoccupazione di massa (cassa integrazione e solidarietà), per cui non un solo centesimo sarebbe mai arrivato nelle casse regionali e comunali della Programmazione 2021-27”.

Il Comune di Palermo senza soldi. Ma i politici fanno finta di non capire il perché. Un modo per ingannare i cittadini, magari per convincerli ad andare ancora a votare

Noi, grosso modo, la pensiamo come l’esponente di Siciliani Liberi che parla senza mezzi termini dello Stato italiano ridotto senza soldi e di un’Unione europea la cui economia, piano piano, affonda. Lomonte parte dal particolare per arrivare al generale. Riprende una dichiarazione del cosigliere comunale di Palermo del Movimento 5 Stelle, Concetta Amella: “Lo stallo dei lavori al Parco Libero Grassi non è un caso isolato. Anche i cantieri per il rilancio della Costa Sud restano fermi, come quelli relativi al porticciolo della Bandita o al parco a mare dello Sperone, confermando l’immagine di una città bloccata, priva di una strategia chiara, di una visione e di tempi certi”, (https://www.facebook.com/share/p/18SompYoqm/?mibextid=wwXIfr). Precisa Lomonte: “Non è l’amministrazione comunale di Palermo ad essere ‘bloccata’, consigliere Amella. È il Comune che non ha in cassa un euro per pagare i lavori in questione. E non li ha perché i fondi del Pnrr prima e quelli comunitari 2021-27 poi non sono mai arrivati. Né mai arriveranno. Le rovinose politiche Ue ampiamente sostenute dalla vostra forza politica si sono rivelate tali. E adesso il Comune di Palermo – esattamente come quelli delle altre due città siciliane (Catania e Messina) e di tutti gli altri – è in condizioni di insolvenza. Le imprese lo sanno e, appunto, abbandonano i cantieri”. I politici non lo sanno che in Europa si profila un fallimento generale? No, lo sanno benissimo: fingono per continuare a ingannare i cittadini e, magari, per convincerli ad andare ancora a votare per farsi un’altro ‘giro’ nelle istituzioni per arraffare benefici e prebende e sstemare figli, parenti, amanti e via continuano. Perché la politica oggi è solo questo.

Niscemi abbandonata

L’esponente di Siciliani Liberi si sofferma sul Comune di Niscemi, provincia di Caltanissetta, dove si è verificata la frana: “A Niscemi – prosegue Lomonte – praticamente nessun ristoro è stato pagato dalla Regione Siciliana a imprese e professionisti”. Lomonte cita un passo di un articolo del quotidiano online, LiveSicilia del 19 Marzo: “Su 59 domande presentate, 18 sono state liquidate mentre 39 quelle che restano ancora in fase di istruttoria. Erano stati annunciati tempi brevi ma ancora non abbiamo ricevuto nulla’, dicono alcuni titolari di attività”. (https://livesicilia.it/risarcimenti-in-ritardo-a-niscemi…). Il post di Lomonte riprende anche il servizio di una TV locale che intervista il Sindaco di Letojanni, Alessando Costa, nella quale si parla dei ristori del ciclone Harry che non arrivano (https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.facebook.com/Sicilia24TV/videos/tardano-ad-arrivare-i-ristori-per-i-danni-derivanti-del-ciclone-harry-a-letojann/2153052152134839/&ved=2ahUKEwii88vWgcOTAxW3wAIHHY85B9gQwqsBegQIExAB&usg=AOvVaw1_FOA7pVg7zqsv0kg4CYhV).

Una legge di stabilità regionale 2026 con capitoli vuoti

Dai Comuni alla Regione. “La Regione Siciliana – si legge sempre nel post dell’esponente di Siciliani Liberi – non ha i soldi. Esauriti in poche ore i 4,6 milioni di euro disponibili nella società finanziaria regionale incaricata di pagarli, tutto si è fermato. I balneari e i ristoratori protestano. Ma esattamente come previde Siciliani Liberi consapevoli che non un centesimo è mai arrivato in oltre 2 anni agli alluvionati della Romagna, in Sicilia si sarebbe ripetuto lo stesso copione: incluse le piattaforme che non funzionano”. Lomonte si sofferma sulla legge di stabilità regionale 2026 approvata dall’Assemblea regionale siciliana nel Dicembre dello scorso anno con i voti delle opposizioni di centrosinistra: “Non un centesimo, degli oltre 20 milioni di euro, è stato mai erogato ad Aica per consentirle di saldare il debito con Sicilacque: l’ultimo pagamento di Aica a Sicilacque è di Ottobre e si tratta di un acconto”, raccontavano a fine Febbraio i cronisti regionali della Rai. E ancora: “Debito di 25 milioni, più 4 milioni dì interessi e mora, rispetto ai 23 del 31 Dicembre” (https://www.rainews.it/…/siciliacque-lultimo-pagamento…).

La recita a soggetto sull’Aica di Agrigento

Per la cronaca, Aica, sigla che sta per Azienda idrica comuni agrigentini, gestisce il servizio idrico ad Agrigento e in altri 36 Comuni di questa provincia. Aica è indebitata per circa 25 milioni di euro con Sicilacque spa, società che gestisce il cosiddetto ‘Sovrambito’ della Sicilia. Sicilacque è controllata dal gruppo nazionale Italgas. Stando a quello che racconta Lomonte, i 20 milioni di euro e rotti stanziati con la legge di stabilità regionale 2026 non sono mai arrivati nelle casse di Aica che, di conseguenza, non può pagare Sicilacque. Se è vero quanto scrive Lomonte, e noi non ne dubitiamo, sarebbe interessante capire come fa Aica ad erogare l’acqua a 37 Comuni! Lavorano per la gloria? La domanda è: se c’è una legge che ha stanziato i fondi come mai i soldi non arrivano? Forse il capitolo della legge che riguarda Aica è senza soldi? Non sarebbe una novità, perché lo Stato italiano, ‘taglieggiato’ dall’Unione europea con le balorde e truffaldine politiche economiche di rigore, ormai da anni scarica il proprio default sulle Regioni e sui Comuni. Chi scrive, per circa venticinque anni, ha fatto di mestiere il cronista politico seguendo anche i lavori dell’Assemblea regionale siciliana. Ebbene, già alcuni anni fa, nella legge finanziaria regionale, oggi ribattezzata (ironicamente?) legge di stabilità, erano di moda i cosiddetti “accantonamenti negativi”, ovvero capitoli che venivano coperti con soldi che non c’erano. Una farsa tollerata dalle ‘autorità’. A quanto pare gli accantonamenti negativi ci sono ancora. E meno male che nella pubblica amministrazione esiste l’autorità contabile, sennò…

I soldi non ci sono ma non si deve dire: bisgna continuare a mentire, mentire, mentire…

Tornando a Lomonte, sono interessanti le considerazioni sui fondi comunitari e nazionali che non ci sono, al pari dei citati “accantonamenti negativi” della legge di stabilità regionale: “Il motivo per cui i soldi del Pnrr, del Fondo di sviluppo e coesione (Fsc), o delle leggi regionali sui ‘ristori’ non vengono trasferiti dallo Stato (sia esso Ministeri o la Regione Siciliana) al Comune di Palermo per pagare i lavori – scrive sempre l’esponente di Siciliani Liberi – e alle migliaia di famiglie e imprese colpite dal ciclone Harry, dalla frana di Niscemi, o nelle casse di Aica è lo stesso: i soldi non ci sono. E dunque, non vengono trasferiti. I deputati regionali e nazionali delle forze politiche di maggioranza sanno bene che la paralisi distrugge il residuo consenso che li sosteneva. Ma anche le deputazioni dell’ex PCI oggi all’opposizione, a Roma e in Sicilia, sanno bene che in cassa non c’è più nulla, e che l’euro e la Ue sono arrivate alla fine della loro vicenda”.

La Germania chiuderà la fallimentare esperienza Ue

Siamo arrivati al punto nodale del post di Lomonte: “Che si tratti di politici o intellettuali che fanno riferimento alla maggioranza o all’opposizione – scrive l’esponente di Siciliani Liberi – il risultato è lo stesso: nessuno ha alcuna idea di cosa fare e di come farlo quando – ormai a brevissimo- la Germania padrona della Ue ma senza più energia a basso costo e con tutti i mercati di sbocco in profonda crisi, dichiarerà conclusi euro ed Ue. L’intera classe dirigente nazionale e siciliana sarà a quel punto un ricordo del passato. Siciliani Liberi lavora da un decennio per contribuire a formare in Sicilia quella nuova, leale e capace, che dovrà guidare la ricostruzione”.

Cina e Iran si rassegnino: gli americani non consentiranno mai la ‘dedollarizzazione’ del commercio di petrolio e gas nel Golfo

Che l’Unione europea sia alla frutta ne siamo convinti anche noi. Che siamo arrivati alla fine della pessima avventura europeista, beh, non lo sappiamo con certezza. Anche se c’è un dato che da forza alla tesi di Lomonte. L’economia europea è in profonda crisi. L’Europa non ha né petrolio, né gas, a parte qualche zona del Nord. Con la doppia chiusura dello Stretto di Hormuz, bloccato da iraniani e americani (questi ultimi non possono far passare le navi petroliere e gasiere che pagano il pedaggio all’Iran, soprattutto se il pagamento, come sembra sia già avvenuto, viene effettuato in valuta cinese per scavalcare il dollaro americano nell’area del Golfo), la situazione non potrà che peggiorare. Le cronache ufficiali raccontano che il prezzo del petrolio ha superato di poco i 100 dollari al barile. In realtà, il prezzo viene ‘calmierato’ dai governi dei Paesi occidentali che non lo possono dire. Se chiuderà pure lo Stretto di Bab el-Mandeb, il tratto di mare che congiunge il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano, si arriverà alla tempesta perfetta, perché le navi commerciali europee, cinesi e indiane non potranno più attraversare il Canale di Suez ma dovranno circumnavigare l’Africa.

Oggi la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb conviene all’America di Trump

Per la cronaca, la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb sarebbe un disastro soprattutto per la Cina: non a caso i guerrieri Houthy delle Yemen, alleati dell’Iran e della stessa Cina, si sono guardati bene dal chiuderlo. Ma adesso la chiusura delo Stretto di Bab el-Mandeb potrebbe funzionare bene per gli americani, che assesterebbero un colpo alla Cina e all’Unione europea che per commercializzare i propri beni dovrebbero circumnavigare l’Africa con un aumento stratosferico dei costi di trasporto (e delle assicurazioni contro gli atti di pirateria che nel mare africano non mediterraneo sono molto diffusi). La Cina, lo ribadiamo, è alleata dell’Iran, mentre l’Unione europea sta ostacolando in tutti gli Stati Uniti d’America e, di fatto, fa il gioco di Cina e Iran. E’ chiaro che, in questo scenario, come scrive Lomonte, la Germania e i suoi alleati (Olanda e Danimarca in testa ma non soltanto), che hanno usato l’imbroglio monetario dell’euro per drenare risorse ad altri Paesi Ue, potrebbero sbaraccare la moneta unica europea. Questo, con molta probabilità, spiega perché la Germania si rifiuta di allentare il Patto di stabilità Ue nonostante la pesante crisi. Per quale motivo i tedeschi dovrebbero consentire agli altri Paesi Ue di indebitarsi – perché alla fine di questo si tratterebbe – sapendo che non potrebbero più nemmeno pagare gli interessi sullo stesso debito? Meglio sbaraccare tutto subito. Tanto la Germania quello che doveva fare con l’euro l’ha già fatto, grazie ai corrotti e ai minchioni che gliel’hanno consentito…

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