La televisione ci avverte che nelle prossime ore in Italia tornerà il caldo. In effetti a Palermo e in tante zone della Sicilia, da quasi 80 giorni, stiamo morendo di freddo…

di Giulio Ambrosetti

Quando si dice informazione via etere puntuale dalle Alpi a Capo Passero

“Nelle prossime ore in Italia tornerà il caldo”, ‘abbaia’ la televisione. E’ evidente che dell’Italia che si appresta a scaraventarsi davanti a condizionatori e ventilatori non fa parte Palermo e, forse, in generale, non fa parte la Sicilia. Nel capoluogo dell’Isola, non ricordiamo più se Giovedì o Venerdì prossimi, tra alti (tanti) e bassi (pochi) saranno 80 giorni di caldo senza tregua. Non abbiamo dubbi sul fatto che la “perturbazione atlantica” (o antirussa-putiniana?) abbia rinfrescato il Nord e il Centro Italia con normalissime piogge che i media hanno trasformato in “uragani” e normalissimi venti che gli stessi media hanno trasformato in “tempeste di vento violentissime”. Sicuramente qualche pioggia intensa, ma non più di tanto, c’è stata: ma se ci sono stati allagamenti, è perché il territorio, in tante aree del Centro Nord Italia, è gestito con i piedi. Idem per gli alberi caduti per il vento: sono alberi che sono stati abbandonati per essere tagliati con la ‘benedizione’ del Pnrr (qui un articolo). Il vento è arrivato prima delle seghe meccaniche. Tutto qui.

La verità è che non ci considerano italiani: la cosa, da siciliani, non può che farci piacere

Ma il tema non è questo. Il tema è una televisione che racconta la realtà osservando solo il Centro Nord Italia. Dire ai palermitani e, in generale, ai tanti siciliani che da quasi 80 giorni sono martoriati da un caldo umido che non dà respiro che “nelle prossime ore in Italia tornerà il caldo” fa sorridere amaramente. Perché a Palermo e in tante zone della nostra Isola, grosso modo dal 10 Giugno scorso in poi, il caldo afoso non ha dato tregua. Dalle nostre parti abbiamo ‘viaggiato’ e continuiamo a ‘viaggiare’ tra 32-38 gradi centigradi. Annunciare che “sta per tornare il caldo in Italia”, ribadiamo, significa che non ci considerano italiani. Non è che la cosa, da siciliano, mi offenda più di tanto, per carità. A diciotto anni, pensando ad Antonio Canepa, Concetto Gallo e ad Attilio Castrogiovanni pensavo che la Sicilia dovesse puntare sul Separatismo dall’Italia. Oggi la penso di nuovo così. La televisione non fa che rafforzare la mia convinzione.

Palermo tra caldo senza tregua e difterite “malattia dalla quale ci si salva solo con i vaccini”… La ‘Grande Medicina’…

Detto questo, tornando alla vita reale, se non ci fosse l’umidità, volendo, il caldo potrebbe anche essere sopportabile. Se a Palermo, dal 2012 ad oggi, non avessero tagliato migliaia e migliaia di alberi, ora nel nome degli appalti ferroviari che non finiscono mai (l’ex assessore regionale Angelo La Russa in un post su Facebook lamenta ritardi nelle opere stradali dell’Agrigentino: si vede che non viene a Palermo da tanto tempo…), ora chissà per quali altre diavolerie contabili-appaltizie, la città sarebbe più vivibile. Ma parlare di tutela degli alberi a Palermo è come cercare di far capire ai media di oggi, ultravaccinisti, che la difterite è una malattia curabilissima: anche se la diagnosi ritarda di qualche giorno (non quattro-cinque giorni, possibilmente) il paziente si intuba e se non sorgono complicazioni, con le dovute cure, non dovrebbe andare male. Certo, se la diagnosi è celere è ancora meglio. Ma Palermo ha deciso che alberi e difterite… Così ci teniamo il caldo e la ‘puntuale’ informazione sui ‘vaccini’ elisir di lunga vita senza pietra filosofale per non scomodare gli alchimisti. ù

Foto Wikipedia

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