Un suggerimento a Cateno De Luca: si proponga come leader di un soggetto politico moderato sovranista, ripartendo dai territori della nostra Isola oggi vessati dall’Unione Europea dell’euro

di Andrea Piazza

Il leader di Sud chiama Nord ha fatto bene ad allearsi con il centrodestra

L’intelligenza anche “politica” di Cateno De Luca ha battuto un altro colpo. Nel breve volgere di tempo è riuscito a dare una rinnovata prospettiva al soggetto politico “Sud chiama Nord”. Da ieri è in corso la convention di tre giorni di Sud chiama Nord l’Italia dei Territori che si concluderà con l’intervento domani, Giovedì 29 Ottobre, anche della premier Giorgia Meloni. In qualità di elettore di area “centrodestra” sono contento dell’ingresso in via definitiva nella coalizione del figlio di Fiumefreddo (ME). In un precedente articolo che ho pubblicato sempre su questo BLOG (che potete leggere qui) ho rilanciato le qualità di (S)Cateno che, nel torpore della classe politica tutta, in seguito all’evento catastrofico derivante dal ciclone Harry, con autorevolezza e capacità presidenziale è riuscito a tracciare la linea della riscossa per ripartire a tutela del territorio flagellato. La simpatia per il personaggio politico (che non conosco in via diretta) risale nel tempo ed in ripetute occasioni è stato rappresentato all’amico Totò Cuffaro. Rammento che, unitamente a Luigi Stancanelli, ci eravamo prodigati affinché Cuffaro prendesse contatti con De Luca, Sindaco uscente della Città dello Stretto. Mi ha fatto piacere quando Cuffaro e De Luca si sono televisivamente riconciliati in una trasmissione di approfondimento politico su BlogSicilia.

Verso la candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana

In un mondo politico appiattito, senza smalto, dove tutto è prevedibile e scontato (al pari di un tiro ‘telefonato’ in una partita di calcio ), Cateno De Luca si propone fuori dagli schemi in qualità di fantasista. A mio avviso, ha tutte le carte in regola per proporsi alla Presidenza della Regione Siciliana essendo un navigato rappresentante promosso sul campo. Nel suo carnet (non da ballo) ci sono anche ben 8 processi penali (volontà ossessiva…) da dove è uscito sempre da assolto con formula piena. Un’esperienza di vita che NON si augura mai a nessuno e che, implicitamente, ha contribuito a temprare la persona. Proprio l’altro giorno, nella mattinata di Domenica scorsa, conversavo su De Luca con un amico (ex cliente quando esercitavo la professione di avvocato), l’ imprenditore Totuccio Testaverde, da anni costretto a vivere sotto scorta da quando si è opposto alle richieste estorsive dei clan mafiosi.

La Sicilia ha bisogno di una politica sovranista

Dialogando con l’amico Salvatore, mi sono permesso di essere portatore di un suggerimento verso il vulcanico Sindaco di Taormina. È un mio pallino che ho tentato di instillare anche nel partito dove dimoravo, la Democrazia Cristiana guidata da Toto Cuffaro. La politica spesso è incolore, non ha personalità e dovrebbe di contro tendere a marcare la propria proposta rispetto ai medesimi soggetti di area. In verità, presumo, alla luce di molteplici dichiarazioni rilasciate dallo stesso Cateno De Luca, che il mio consiglio già faccia parte del suo bagaglio culturale. Il suggerimento sarebbe di proporsi esplicitamente come soggetto politico SOVRANISTA MODERATO, ripartendo dai territori non assoggettandosi alla costellazione sovranazionalista che connota tutta l’inespressiva area politica moderata.

L’Unione Europea ha distruttpo anche lo storico ‘laboratorio politico’ siciliano

C’è un’intera comunità, che è divenuta “apolide”, che lavora come forza produttiva tutti i giorni, non ricevendo adeguata rappresentanza e penaluzzata puntualmente da una legislazione comunitaria. I nostri agricoltori, allevatori, pescatori, trasportatori vivono nel disagio sociale permanente. Questo perché la politica è eterodiretta, favorendo le grandi corporazioni in danno dei piccoli che, in realtà, rispecchiano la struttura economica portante italiana. L’input arriva da Bruxelles, che sconosce e non ha interesse a valorizzare la nostra diversità, frutto della stratificazione culturale in qualità di popolo del Mediterraneo. Da Maastricht 1992, anche nel panorama politico della nostra Isola, il coraggio è rimasto merce rara, mentre in passato la Sicilia era un ‘laboratorio politico’ sofisticato e sintonizzato verso i popoli amici rivieraschi. È arrivato il momento per dare corpo ad una nuova riscossa che parte da Sud in direzione Nord, passando dal centro per rigenerare e dare orgoglio senza pregiudizio al nostro popolo, votato all’astensione perché in crisi di rappresentanza.

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