Ars: 190 milioni di euro ‘a pioggia’ per i ‘territori’ (leggere clientelismo) e solo 43 milioni di euro per l’agricoltura. Senza un loro soggetto politico gli agricoltori siciliani scompariranno

di Giulio Ambrosetti

Non si può tacere davanti a tale assurdità

Premesso che non il mio BLOG (che è quelle che state leggendo) seguo molto distrattamente le cronache semiserie dell’Assemblea regionale siciliana. A parte qualche ‘pennellata’ ironica (qui un articolo), diciamo che i dibattiti che vanno in scena a Sala d’Ercole non mi appassionano. Non sono tra quelli che dicono: “Quando mi occupavo dell’Ars era diverso, c’erano veri parlamentari” e bla bla bla. No, non trovo grandi differenze tra il passato e il presente. Al contrario, sono io che sono cambiato e per la politica provo meno trasporto. Anche perché nell’Italia ‘infilata’ dentro una fallimentare Unione Europea che cade a pezzi, beh, di politica ce n’è veramente poca. Tuttavia c’è un limite oltre il quale non posso non mettere nero su bianco qualche considerazione amara alla luce di quanto leggo e ascolto qua e là.

Una disparità odiosa che si è materializzata a Sala d’Ercole proprio mentre era in corso la protesta degli agricoltori dell’Isola

Seguo sempre, questo sì, l’agricoltura: cosa che faccio da oltre 40 anni. E non posso non vedere la crisi di un settore che, dove più dove meno, ormai travolge quasi tutto il settore agricolo italiano. Per questo sono rimasto basito dalla contemporaneità di due eventi. Da una parte la protesta degli agricoltori siciliani, massacrati da prezzi dei prodotti bassi e da costi di produzione alle stelle. E dall’altra parte l’Assemblea regionale siciliana che, mentre era in corso la protesta degli agricoltori dell’Isola, ha approvato la solita legge omnibus che stanzia circa 43 milioni di euro in sostegno degli agricoltori e 190 milioni di euro di interventi ‘a pioggia’ nel territorio. In quest’ultimo caso, per un vecchio cronista politico, la dizione corretta è mance clientelari.

Ennesima dimostrazione che, senza un proprio soggetto politico, gli agricoltori siciliani sono destinati a scomparire

Attenzione: non sono stupito dalla spartizione consociativa dei fondi pubblici: da quando nel lontano 1985 ho iniziato a frequentare il ‘Palazzo’ è stato sempre così. Sono stupito dall’entità decisamente esagerata della somma – 190 milioni di euro circa – messi a disposizione dei ‘territori’ e dall’esiguità dei fondi messi a disposizione del settore agricolo: appena 43 milioni di euro. Conti alla mano, i fondi ‘a pioggia’ sono oltre quattro volte e mezzo superiori ai fondi stanziati per le aziende agricole. Questa è un’assurdità che la dice lunga sul sostanziale disinteresse della politica siciliana verso l’agricoltura. Questa è l’ennesima prova che gli agricoltori siciliani, se vogliono provare a sopravvivere, debbono dare vita a un proprio movimento politico radicato nel territorio. Non un partito politico nazionale, che non avrebbe senso, perché gli interessi dell’agricoltura del Centro Nord Italia non ha nulla a che spartire con gli interessi dell’agricoltura del Sud e della Sicilia. Ma un soggetto politico siciliano federato con altri soggetti politici delle Regioni del Sud Italia.

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